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Nuova legge sulle class action. Quali diritti?
Scritto da Alessio Molteni   
Lunedì 18 Gennaio 2010 16:07

Class Action- Dott. Avallone, facciamo una breve cronistoria della legge a partire dal 2008.
L’excursus è abbastanza semplice. La legge precedente, dopo essere stata votata da Camera e Senato, è stata continuamente prorogata più e più volte. Per noi poteva essere un primo inizio, nel sistema giuridico italiano, di una difesa collettiva dei consumatori ma agendo così non è stato possibile renderla applicabile.

- Perché quella regolamentazione è sempre stata rinviata?
Certamente per migliorarla.

- Sarcastico?
Insomma, non potevano dire che non la volevano e quindi confessare il vero motivo di tante proroghe. Anche le parole del ministro Scajola, trinceratosi dietro la mancanza di tempo per esaminare le ipotesi di modifica, hanno fatto sì che il tutto fosse rinviato in continuazione sino alla sua scadenza. Il problema grave è che quando si proroga l’entrata in vigore di una legge si dovrebbe davvero cominciare a lavorare per cambiarla, invece di arrivare agli ultimi 20 giorni con l’acqua alla gola. E’ ovvio che poi diventa una telenovela infernale.

- La nuova formulazione vi soddisfa in pieno o ci sono delle crepe?
Ci sono sicuramente dei problemi, penso alla retroattività e al risarcimento in caso di inammissibilità, la famosa azione temeraria. Inoltre, manca la possibilità di azione collettiva nei confronti della pubblica amministrazione. In questo caso il ministro Brunetta è stato smentito perché non è passata la norma che da tempo andava pretendendo, un maggiore trasparenza sarebbe stata una soluzione valida nei confronti dei cittadini.

- Partiamo dal primo punto, la retroattività.
Si commenta da solo, l’impossibilità di agire retroattivamente esclude tutte le vicende che in questi anni hanno massacrato le tasche di parecchi cittadini con gli scandali finanziari come quello di Telecom. Il comma 2 prevede la possibilità di ricorrere all’azione collettiva esclusivamente per gli illeciti compiuti dopo il 30 giugno 2008. Da domani in poi, quindi, dovremo aspettare qualche situazione grave per essere risarciti, questo non è giusto.

- Cosa mi dice sul risarcimento in caso di inammissibilità?
Credo sia un monito, una sorta di deterrente: attenzione che se sbagli dovrai pagare tutte le spese!. E’ una cosa molto grave perché finisce con lo scoraggiare i cittadini ad intraprendere una qualsiasi azione. Noi associazioni dei consumatori, con la nostra esperienza, abbiamo le spalle larghe avendo centinaia di avvocati che lavorano per noi. Di conseguenza, siamo in grado di valutare quando un’azione è temeraria o non lo è. Il semplice cittadino, invece, non ha le disponibilità che possono avere 10 associazioni che decidono di iniziare un’azione collettiva.

- Sembra quasi un percorso obbligato quello di affidarsi alle associazioni dei consumatori.
In questa legge si parla di comprimarietà, ciò significa che le azioni, in primis, devono essere portate avanti da noi e dopo anche da altri soggetti. Crediamo che le associazioni ed i vari comitati, con caratteristiche simili alle nostre, siano in grado di garantire un’azione fatta per bene.

- Questo però vi da l’esclusiva titolarità, è comunque un vantaggio.
Sul problema della titolarità ho sentito il parere di diverse grandi aziende e tutte credono che le associazioni diano una certa garanzia in merito perché riconosciute dallo Stato. Abbiamo sempre dimostrato la nostra serietà presentando ogni anno i bilanci e siamo dei soggetti pubblici riconosciuti, le aziende si sentono più tranquille se sanno di avere a che fare con noi e non con dei soggetti di ignota provenienza.

- Noi dei Comitati ci battiamo a favore di una più ampia libertà di scelta da parte dei cittadini. In base a ciò che Lei dice, da questa legge emergono parecchie restrizioni. La formula introdotta in Italia riprende davvero a pieno i principi fondamentali delle class action?
Dire che la nuova legge sia svuotata dei valori fondamentali non sarebbe corretto, è più indicato dire che li scimmiotta. Dicendo di non volere una legge come quella americana, alla fine si è giunti a non prenderne la parte migliore. Uno degli spunti più importanti come l’azione risarcitoria punitiva, in Italia è stato inesorabilmente tralasciato. Oltre a chiedere il risarcimento del danno, il cittadino avrebbe avuto il diritto di chiedere quello punitivo ma questa purtroppo è una delle cose più paventate dalle aziende. Non è un caso se negli Stati Uniti qualche grande company sia fallita proprio a causa di questa azione, non contemplata nella nostra formula.

- In Italia non si è mai fatto un gran parlare né di class action né più specificatamente di questa legge, i cittadini rimangono sempre poco informati sui loro diritti.
Se non ci fossero le associazioni dei consumatori, le class action non sarebbero mai state prese in esame. E’ dal 2000 che parliamo con i governi, le abbiamo tentate tutte, siamo indubbiamente quelli che hanno lavorato di più su questo terreno. Il fatto che se ne parli poco rappresenta una chiara lesione del diritto ad essere informati, questa mancanza di spazi è gravissima perchè l’informazione è uno dei cardini della democrazia economica. Le persone hanno il diritto di conoscere i fatti con completezza per essere così in grado di fare le proprie scelte e, nel caso, potersi difendere.


Per avere un più ampio dibattito sulla vicenda, sarebbe stato interessante sentire l’opinione del governo, precisamente nella persona del Senatore Antonio Paravia, relatore della legge in questione. Sfortunatamente, dopo mesi di inseguimenti telefonici e continui rinvii, ci è stato riferito che “Il Senatore non vuole rispondere”. Prendendo atto di questa situazione ci siamo chiesti quanto il diritto del Dott. Paravia sia più importante rispetto a quello di informare i cittadini. Purtroppo noi dei Comitati ci dobbiamo fermare qua, il lettore invece rimane libero di farsi la propria opinione.

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