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Guzzetta, referendum sconfitto. Nella lettera aperta agli elettori lei scrive in sostanza: “il referendum è morto, ma siamo 9 milioni e mezzo”, riferendosi ai sì ottenuti dal terzo quesito.
Il referendum è morto perché se viene monopolizzato dai partiti non è credibile, altrimenti si innesca una censura naturale da parte delle tv. Questo referendum, poi, è sempre stato orfano. Malgrado tutto un manipolo di cittadini, quali noi siamo, è riuscito a mobilitare dieci milioni di persone: più dei voti che Lega, Udc, Italia dei valori, Rifondazione e Sinistra e libertà hanno ottenuto alle ultime elezioni europee. Ma laddove si è tenuto il ballottaggio, dove cioè la gente ha sentito il bisogno di votare, l'appello all'astensione non ha avuto nessun successo: solo un 10-15 per cento dei votanti lo ha accolto.
Ma allora, stante il fallimento del referendum come strumento, proporrete un nuovo partito?
Non credo che la soluzione sia inventare nuovi movimenti, perché questo sposta il problema. L'Italia dei valori è un esempio del partito nuovo che ricade nella stessa dinamica dei partiti vecchi, con problemi di democrazia interna e una supervalutazione del potere di ricatto verso gli alleati.
Allora che fare?
Mettere i piedi nel piatto. Il nostro è un movimento trasversale, che può attivare una riforma da dentro dei partiti. C'è una fase di dibattito dentro i partiti, si tratta di scoprire le carte. Bisogna prendere consapevolezza del fatto di essere una forza culturale.
È stato bocciato il bipartitismo? E la stagione del maggioritario è finita?
Nessuna bocciatura. Nell'astensionismo di questo referendum c'è di tutto: c'è il rifiuto dello strumento, perché i cittadini sanno che il Parlamento poi fa carta straccia dell'esito. Poi c'è il rifiuto della politica tout court. Ben il 40% dei cittadini non ha votato alle Europee. A non prendere la scheda, fra chi si è recato a votare, sono stati appena il 10%.
Maroni annuncia che vorrebbe modificare l'articolo 75 della Costituzione, innalzando la soglia di firme necessarie per indire il referendum. Che ne pensa?
Maroni ha perso la sua sfida, nove italiani su dieci non hanno raccolto il suo appello. Ma questo referendum non è morto di morte naturale. La politica ha deciso che dovesse fallire, e il mondo dell'informazione si è comportato di conseguenza. Certo ora occorrerebbe innalzare la quota di 500mila firme, allungando però i tempi della raccolta.
Molti elettori sono stati indifferenti. Molti hanno preferito astenersi per il timore che un solo partito potesse governare con il 35%. La cultura del proporzionale ha segnato una vittoria?
L'astensione non è qualificabile, nessuno può dire con certezza perché mai in tanti non hanno voluto votare. In Italia, alle politiche, più del 70% vota per i primi due partiti, alle Europee più del 60%. Come si fa a dire che gli italiani sono contrari al bipartitismo. Se confrontiamo questo dato con paesi bipartitici come l'Inghilterra, vediamo che non bastano i primi 3 partiti per raggiungere queste cifre. Se qualcuno ha avuto paura della dittatura sappia che abbiamo fatto morire uno strumento di salvaguardia dallo strapotere della maggioranza.
Lei ha criticato aspramente l'appello all'astensione come metodo nella battaglia elettorale.
Chiedere l'astensione come contrarietà al quesito crea un problema di segretezza del voto: per capire chi e quali elettori mi hanno ascoltato basta, in ciascuna sezione, conteggiare il numero dei votanti. Non dimentichiamo che in certe regioni c'è un controllo del voto molto stringente.
Lei ha denunciato alcune irregolarità nei seggi. Maroni aveva detto: "Darò istruzioni precise ai presidenti di seggio perché non facciano i furbi e farò mettere cartelli chiari. È un diritto non ritirare la scheda e per i leghisti non solo è un diritto ma un dovere". Lei ha parlato di intimidazioni, Maroni ha risposto per le rime. Com'è finita fra voi?
In nessun paese al mondo il ministro dell'Interno si permette uscite di quel tipo. Io ribadisco ciò che ho detto. Maroni ha minacciato querele, se ci sono conseguenze giudiziarie vedremo il da farsi.
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Che l'Italia tenda al bipartitismo è tutto da dimostrare. La gente vota bianco o nero (per oltre il 70%, dice lui) per una questione di pro o anti berlusconismo e non perché sia veramente rappresentata dai programmi politici.
Questo referendum è fallito grazie alle pressioni della Lega ma anche e sopratutto perché non cambiava nella sostanza i punti caldi del "porcellum", ovvero l'impossibilità del voto diretto dei candidati.