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Panebianco: l'Italia non è una democrazia liberale. Solo il referendum può cambiare questo sistema
Scritto da Alessandro Trevisani   
Mercoledì 29 Aprile 2009 20:30

ImagePanebianco, i nostri interpellati sono un po' tutti d'accordo: il porcellum ci lascia meno liberi, poco liberali e per nulla partecipi. Primarie, uninominale, presidenzialismo, collegi piccoli: qual è il.. bene maggiore?
Siamo realisti: il presidenzialismo è una sparata. Quella dei collegi piccoli sarebbe una bella carta da giocare. In effetti non è il ritorno delle preferenze il vero spauracchio: il problema è la distanza che separa l'eletto e il suo collegio in circoscrizioni così ampie come quelle attuali.

Qual è il suo modello di riforma elettorale?
Nel mondo dei sogni vorrei un sistema maggioritario, con collegio uninominale a turno secco.

Ma?
Ma nel mondo reale la sola speranza è il referendum. Se passa possiamo sperare che sia aggiustata la legge attuale, salvando però il bipolarismo.

L'uninominale.
È fuori dal mondo. Era un meccanismo intollerabile per la classe politica: i partiti vogliono pieno controllo sulle candidature, e non molleranno mai. Non per nulla quello strumento si impose a partire da un referendum vittorioso.

Maggioritario e primarie. Che salto di qualità potrebbe fare il sistema Italia con queste riforme? Quali sarebbero le ricadute sociali?
Intanto le primarie aperte come negli Usa le avremo con molta difficoltà. Quelle nazionali nel Pd si sono rivelate ridicole, quelle locali quasi, con qualche piccola eccezione hanno vinto i candidati indicati dal partito.

Quindi non ce la faremo a cambiare mentalità?
Cambiare mentalità è impossibile. Da quando è finito l'uninominale il morto, ahimè, ha afferrato il vivo. Ovvero ha prevalso la volontà della classe politica.

Cosa resta da fare?
Salvare il bipolarismo. Evitare che esistano partitelli che si impongono come ago della bilancia.

In occasione della nascita del Pdl lei ha scritto di una “partita a tre” fra Fini, Bossi e Berlusconi. E già Fini ha avvertito: “il Pdl deve decidere come comportarsi al referendum”. Ma che farà poi il Pdl?
Sicuramente ci saranno delle divisioni, ognuno fra Bossi e Fini cercherà di distinguersi. Berlusconi invece farà il pesce in barile fino all'ultimo momento.

Lei scrive in un suo vecchio libro che lo stato non esiste per farci vivere una vita buona o giusta, ma per farci fare la nostra vita: suonare il pianoforte, fare l'amore eccetera.
Confermo.

Sul Corriere ha detto che “Scomparsa la rivoluzione liberista, resta, e diventa costitutiva dell'identità del nuovo partito, la riforma dello Stato”.
Più che dirlo, lo constato.

Ma che stato è quello che ci sanziona se contrattiamo l'amore in strada, ci dice quando e se dobbiamo morire, ci nega l'election day come qualcosa che potrebbe “indebitamente” aiutare il quorum?
Un momento, non confondiamo i diritti di libertà con l'election day. Queste tecnicalità interessano una fascia ristretta dell'elettorato.

E le nostre libertà?
I diritti di libertà sono sempre a rischio. In Italia non abbiamo mai avuto, in realtà, una democrazia liberale. Dire il contrario è un esercizio di wishful thinking.

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