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Taradash: "Che fine ha fatto il Berlusconi riformatore? Primarie per legge subito"
Scritto da Alessandro Trevisani   
Mercoledì 31 Dicembre 2008 12:42

ImageTaradash, parliamo di uninominale. Veltroni ha detto che è il sistema da preferire. Non è un peccato che questa bandiera resti in mano al Pd?
Magari fosse così! Ma non penso proprio che il Pd voglia fare una campagna di bandiera sull'uninominale, che in realtà è vedovo e orfano, esattamente come la democrazia politica. Abbiamo partiti che non hanno regole democratiche e precludono l'accesso a chi non si iscrive in una lista di cieca obbedienza e fedeltà.

Il vice-presidente del Csm Mancino si è espresso a favore della democrazia diretta, bocciando le liste bloccate.
Le liste bloccate da sé non sono un male, dipende da come avviene la selezione dei candidati. Ci vogliono le primarie per legge. E chi sgarra va sanzionato. Poi bisogna tornare al collegio uninominale, ma per avere tutto questo insieme occorrerebbe un terremoto. Che in ogni caso arriverà se non si fa qualcosa: perché se non avremo almeno le primarie l'alternativa sarà una deriva antipolitica, e il ritorno al giustizialismo.

Berlusconi nel 1995 celebrava la “religione del maggioritario”. Nel 2005 il centrodestra ci ha ridato il proporzionale.
Nel '95 Berlusconi era all'opposizione. Ora governa. E nessuno è più contrario alla concorrenza di un capitalista che controlla il mercato. Certo da noi ci vorrebbero regole stabili che non permettessero a chi ha il potere di fare le barricate sul sistema elettorale. Perciò bisogna tornare al Berlusconi riformatore, che voleva un sistema aperto e ossigenato.

Le ultime elezioni ci hanno comunque consegnato una forte semplificazione del panorama politico.
Sì ma abbiamo un problema più grande della frammentazione: i partiti sono diventati imprese sociali con pochissimi azionisti e nessuna possibilità di “offerta pubblica di acquisto”. Sono sempre più proiezioni dei leader: un tempo era il leader che usciva dal partito; oggi in italia è il partito che esce dal leader.

Preferenze. Le invoca l'Udc, ma pure Brunetta dice che si sentiva più libero quando pensava alle sue 90 mila. È il caso di tornarci sopra?
No, perché il problema è la formazione della lista: se la fa il leader non è una cosa democratica e la preferenza resta un palliativo.

Berlusconi rilancia col presidenzialismo.
È un ottimo sistema, che nella versione americana garantisce i poteri di presidente e opposizione: c'è più partecipazione da parte degli elettori, il sistema è aperto e vulnerabile. Non dimentichiamoci che McCain e Obama erano due candidati inizialmente respinti dall'establishment.

A giugno il referendum.
Il voto cade una settimana dopo le europee, dubito che gli elettori avranno voglia di tornare ai seggi. Al referendum non credo più, come metodo è stato azzerato dal boicottaggio dei partiti più grandi. Certo, magari arriveranno condizioni eccezionali che allargano l'interesse e la partecipazione alla politica.

E quali potrebbero essere?
Siamo sulla cattiva strada della prima repubblica, se Berlusconi dovesse chiudere anzitempo il suo governo, allora crollerà il castello di carte come nel 92-93, quando un sistema immutabile si scoprì fragile e deperibile. Da quella stagione nacquero le novità del maggioritario e dell'uninominale.

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