1989: il grande inganno PDF Stampa E-mail
Scritto da Vladimir Bukovskij   
05/06/2006

Image Dopo aver osservato durante circa vent'anni gli sforzi per stabilizzare la democrazia e l'economia di mercato negli ex paesi comunisti dell'est Europa, è impossibile negare che essi abbiano fallito. La transizione si è dimostrata assai più difficile di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.


L'economia è infiltrata in misura crescente dalla criminalità, la disoccupazione e l'inflazione raggiungono punte da primato e la corruzione si è fatta endemica. Forse, il segno più impressionante del fallimento è che, dopo parecchi anni di governi democratici, i comunisti sono ritornati al potere in pressoché tutti questi paesi. L'Europa orientale di oggi ricorda più i paesi del terzo Mondo che le democrazie stabili e le economie di mercato.

All'opposto, un altro ex paese totalitario - la Germania nazista - ha ottenuto un miracolo economico e una democrazia stabile nell'arco del decennio successivo alla guerra. Un ritorno al potere dei vecchi nazisti sarebbe impensabile laggiù. Eppure oggi gli stessi tedeschi ancora non riescono a liberarsi dello spettro socialista nell'ex Germania Orientale, nonostante la sua posizione di partenza estremamente vantaggiosa a paragone di altri paesi post-comunisti.

Qual è la ragione di una così grande differenza tra i due casi? Dopo tutto, il compito è molto simile.
Naturalmente, esistono alcune importanti differenze fra il nazionalsocialismo e il comunismo. Il secondo ha governato per almeno mezzo secolo e ha completamente distrutto l'economia, e sistematicamente assassinato la parte migliore della società per decenni. Ha penetrato e pervertito il tessuto più interno della società.

Per di più, al momento della sua caduta, Hitler si era battuto pressoché contro il mondo intero ed era stato sconfitto militarmente; mentre Gorbaciov, al tempo della sua personale caduta, ha goduto ancora di simpatie pressoché unanimi nel mondo.

Quando l'Impero Sovietico era caduto, i nuovi governi democratici dell'Est Europa si erano trovati ad affrontare un fatto assai strano. C'erano enormi librerie dedicate alla transizione dal capitalismo al socialismo; ma non un solo libro che trattasse il percorso opposto, impossibile trovarlo né a Oriente né a Occidente.

Le difficoltà economiche dell'Est Europa sono tanto ovvie quanto prevedibili conseguenze della catastrofe socialista. In effetti, le "conquiste del socialismo" sono di utilità pressoché nulla in una normale vita non-socialista. Non c'è modo di adattare i pachidermici e dispendiosi "giganti dell'industria" all'economia di mercato. Di fatto, i paesi post-comunisti devono costruire le loro economie praticamente da zero. Tutto ciò che hanno ereditato dal socialismo - a parte gli impressionanti ma inutili monumenti dell'epoca - sono stati i debiti.

Insomma, il compito di smantellare il socialismo è già abbastanza improbo di per sé. E, per colmo di sfortuna, è ricaduto sulle spalle di una élite politica estremamente corrotta e incompetente. Forse, se i problemi politici non vengono risolti, tutti gli altri non possono nemmeno essere onestamente affrontati.

E per comprendere le radici profonde della corruzione e dell'incompetenza odierne, dobbiamo rivolgerci alla genesi della situazione politica attuale - le "rivoluzioni di velluto" del 1989. Per fortuna, disponiamo di abbondante materiale cui riferirci. Migliaia di documenti segreti del Politburo che riguardano questi eventi sono stati asportati dagli archivi russi in seguito al crollo dell'Unione Sovietica. Tutt'altro paio di maniche è invece il fatto che, nel mondo attuale, pochi vogliano conoscere le spiacevoli verità che riguardano questi fatti.

Infatti per l'opinione pubblica generale la "rivoluzione" del 1989 rimane ancora un rebus che, per qualche ragione, nessuno vuole risolvere. Proprio di fronte a noi un grande, quasi incredibile avvenimento si è verificato: il potente blocco sovietico dell'Europa Orientale è crollato praticamente senza spargimento di sangue, e anche senza una particolare resistenza. Eppure, né i governi né le organizzazioni internazionali sono particolarmente ansiosi di scoprire come e perché ciò sia accaduto. Noi, semplici mortali, dovremmo limitarci a godere in silenzio dei risultati, senza porci domande troppo difficili.

Da un lato, dovremmo credere che questi eventi si siano verificati all'improvviso, spontaneamente, praticamente generati da una catena fortuita di coincidenze. Dall'altro, nessuno sembra dubitare che questi cambiamenti siano iniziati per decisione di Mosca e anche in seguito ad una certa pressione del Cremlino. Come si ricorderà, Gorbaciov ottenne addirittura un Premio Nobel per la pace in seguito a questa operazione. Egli, ci è stato detto, ha imposto la sua politica di "glasnost e perestroika" ai "regimi reazionari" dell'Eu¬ro¬pa orientale. Ma se è così, che cosa è stata la "rivoluzione di velluto"? Uno spettacolo? Una trama del Cremlino?
Proprio così: i documenti d'archivio confermano questa versione.

E se è così, non può sorprendere che la nuova "élite" politica nell'Est Europa sia così corrotta. È stata portata al potere non da movimenti popolari, ma da una manipolazione del potere comunista corruttore. Il suo compito originale non era quello di smantellare il socialismo, bensì di salvarlo. In più, essa non ha mai abiurato alla sua dubbia origine, e nemmeno ha detto la verità a questo riguardo. Ha continuato a presentare questa "rivoluzione" come una pagina gloriosa della sua storia. Davvero sarebbe difficile per loro accettare un colpo così duro alla loro unica fonte di legittimazione.

Ma, con un tale scheletro nell'armadio, come ci si potrebbe aspettare che sappiano muoversi vigorosamente incontro al futuro?



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