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31/05/2006

Il National Post, quotidiano canadese che per primo ne aveva parlato, ha fatto marcia indietro dicendo che si trattava di una bufala. A quanto pare non sarebbe vero che l'Iran ha varato una legge che impone l'uso di fasce colorate per distinguere l'appartenenza religiosa delle persone. Sarebbe stata approvata soltanto una direttiva per incentivare l'uso di abiti tradizionali iraniani.


Questa la notizia che era circolata in un primo momento e che, ovviamente, aveva destato un enorme scalpore:
Il nuovo codice iraniano di abbigliamento prevederà una fascia rossa per distinguere i cristiani, una gialla per gli ebrei e una blu per gli zoroastriani. Lo ha rivelato il quotidiano canadese "National Post" in un ampio articolo dedicato alla nuova legge sui vestiti da indossare in pubblico, denominata Legge nazionale dell'abbigliamento islamico, che è stata appena votata dal Parlamento di Teheran.

Teheran (AsiaNews) - Nel New York Post del 20 maggio – quotidiano che non gode la reputazione di serietà del New York Times o del Washington Post – è stata pubblicata una notizia molto preoccupante a proposito del progetto di legge iraniana sui vestiti. Tale Amir Taheri vi afferma che la legge in discussione prevederà un vestito o un emblema distintivo per le minoranze ebrea, cristiana e zoroastriana, allo scopo, dice Taheri, “di permettere ai musulmani di identificare i non-musulmani e di evitare di dargli la mano per errore ». Quest'affermazione di una persona che i portavoce ebrei d'Iran non considerano molto seria, si basa su fatti storici: c'era davvero un codice di abbigliamento speciale per le minoranze nel medioevo, sia arabo-islamico, sia europeo-cristiano.

Però, la logica dell'odierna Repubblica islamica iraniana non è di creare prima di tutto ghetti e regole speciali per i dhimmi, cittadini non musulmani di classe B. Sarebbe piuttosto il contrario: tutti devono seguire regole islamiche – velo anche per le donne in visita, pure Ministri stranieri – e contribuire a dare l'illusione di una "normalità" e "universalità" della civiltà musulmana come definita dai mullah.

Pretendere da cristiani o ebrei di portare visibilmente un segno distintivo includerebbe il rischio paradossale di una identica rivendicazione da parte di altre minoranze, come i sunniti curdi o arabi, che così manifesterebbero la loro identità. In una società giovane come quella dell'Iran, se viene imposto a tutti una divisa alla "Mao", l'esistenza di segni distintivi darebbe magari idee ai movimenti dissidenti, come gli studenti che protestano contro l'arresto di Jahanbegloo o come gli autisti di Teheran e altri sindacalisti sottoposti a una severa repressione. Chiaramente, invece, l'interesse del sistema iraniano è di imporre una "normalità islamica" senza eccezioni, con una scelta di vari vestiti decenti e neutrali per l'uomo e per la donna.

Ma se l'idea avanzata da Taheri diventasse concreta, il rischio maggiore e immediato, per il regime iraniano, sarebbe naturalmente di provocare la legittima ira del resto del mondo, in particolare là dove i ricordi del nazismo sono rimasti vivi. Le dichiarazioni di Taheri al New York Post corrispondo inoltre bene ai timori nati col negazionismo dell'Olocausto da Ahmadinejad. Imporre segni o vestiti speciali per gli ebrei e altri gruppi sarebbe un elemento di più per paragonare Ahmadinejad a Hitler, i bassij alla Hitler Jugend e l'esercito parallele dei Guardiani della Rivoluzione alla Gestapo. Questo parallelismo è già usato, tra l'altro, nei discorsi dei neo-conservatori statunitensi e dei dirigenti israeliani. E’ una visione che serve senza dubbio a giustificare un'attitudine rigida se non un intervento militare contro l'Iran. 

Purtroppo, l'aspetto razzista e provocatorio di una legge discriminatoria non sarebbe un argomento contrario, ma per alcuni parlamentari iraniani un elemento a favore. Il regime iraniano, nelle fantasie ove vuole vivere e far vivere il popolo se non il resto del mondo, non esita a giocare col fuoco. Alcuni sperano pure nell'escalation delle tensioni e dei rischi militari. La Repubblica islamica sarebbe forse pronta ad affrontare il mondo con un'indecenza di più, ma nella strategia di mantenere il controllo sociale e le strutture del potere, avrà probabilmente il timore di imporre una misura di troppo. Le Guidance Patrols saranno forse, per anni, l'unica misura concreta nella direzione del sognato "vestito islamico nazionale".

L'articolo è stato scritto in seguito alla denuncia di Alì Baharozian, esule iraniano residente a Toronto. Il codice di colori, scrive il giornalista Amir Taheri, permetterà ai musulmani di riconoscere facilmente gli aderenti alle altre religioni evitando che possano stringere la mano per sbaglio, diventando così "najis" (impuri). L'insegna colorata, chiamata "zonnar", sarà una striscia di stoffa cucita sul davanti degli abiti. La legge dovrà ora essere ratificata dal leader religioso Khamenei nei prossimi giorni, ma nessuno dubita che verrà firmata.



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