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Il socialismo liberale PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Florindi   
17/05/2006

ImageConiugare libertà individuale e giustizia sociale. È stato sempre il cruccio del liberalsocialismo e del socialismo liberale. Dottrine eretiche, scomode, guardate con diffidenza sia dai liberali tout court che dai socialisti marxisti.


Due scuole di pensiero che, almeno in Italia, cominciano ad essere consapevolmente teorizzate fra gli anni Venti e gli anni Trenta del secolo scorso. Il fondatore del socialismo liberale è considerato Carlo Rosselli, quello del liberalsocialismo Guido Calogero. Uomini completamente diversi per formazione e indole. Il primo economista irruento e risoluto, il secondo filosofo meditativo e giurista. Ad avvicinare le loro teorie politiche sarà soprattutto l'esperienza della dittatura fascista, che farà comprendere ad entrambi sia il valore assoluto e irrinunciabile della libertà e della dignità della persona, sia il bisogno di una società più giusta dove tutti abbiano non solo gli stessi diritti-doveri ma anche le stesse opportunità di realizzare al massimo le proprie potenzialità.

Il fine di entrambe le dottrine è il medesimo: contemperare la libertà del liberalismo e la giustizia del socialismo, nella convinzione che siano inscindibili l'una dall'altra. Insomma senza libertà non si potrà mai raggiungere una vera giustizia, così come senza giustizia non si potrà mai avere una reale libertà. Quello che divide socialismo liberale e liberalsocialismo, almeno nelle teorizzazioni dei due fondatori, è il mezzo, la strada per arrivare allo scopo. La stessa natura dei due termini evidenzia una profonda differenza: socialismo liberale è composto da un sostantivo "socialismo" che ha un ruolo preminente e un aggettivo "liberale" che si accompagna semplicemente ad esso; liberalsocialismo, invece, è un'unione di due sostantivi in cui l'uno non ha preminenza sull'altro. Il primo è considerato un'eresia del socialismo, il secondo un'eresia del liberalismo.

Secondo Rosselli dopo la fine della Grande guerra il liberalismo ha ormai esaurito la spinta propulsiva che lo aveva accompagnato per tutto il Settecento e l'Ottocento, permettendo la conquista di diverse libertà politiche e civili. E' arrivata l'ora del socialismo, che rappresenta la forza nuova, vitale, in grado di proseguire verso la conquista e l'estensione di ulteriori libertà. Ma per avere la forza di continuare tale percorso il socialismo deve permearsi, deve subire un'iniezione di metodo liberale. Come? Recuperando la dimensione etica del socialismo utopico della prima metà dell'Ottocento e abbandonando il socialismo scientifico derivato dalla dottrina marxista. Solo convertendosi alle libertà liberali, senza rinnegare il suo afflato verso la giustizia, il socialismo avrà la forza di portare avanti fino alle estreme conseguenze i due ideali inseparabili della giustizia e della libertà. Insomma socialismo come fine, liberalismo come metodo.

Per Guido Calogero, invece, così come sono inscindibili la giustizia e la libertà, sono inseparabili liberalismo e socialismo. Rappresentano due facce della stessa medaglia. La libertà senza la giustizia si riduce a un valore egoistico, che non tiene conto delle esigenze altrui. Si vuole, in questo caso, la libertà per se stessi senza alcun limite, senza temperarla per assicurare un'eguale libertà a tutti gli altri esseri umani. In questo errore di prospettiva rischia di cadere la libertà del liberalismo se non volge gli occhi alla giustizia del socialismo. Anche cercare di instaurare la giustizia senza la libertà si traduce in un esercizio vuoto e inutile. Sarebbe una giustizia imposta dall'alto, non voluta dai cittadini e, quindi, subita. E non si potrebbe parlare neppure di giustizia perché i pochi che la impongono a spese dei molti partirebbero da una notevole posizione di privilegio rispetto agli altri.

Dunque se il fine è il medesimo, la compenetrazione della giustizia e della libertà, il mezzo per arrivarci è diverso. Per il socialismo liberale la strada è il socialismo mitigato da un'iniezione di liberalismo, mentre per il liberalsocialismo è la fusione delle due dottrine e dei loro ideali.



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