| Il Tibet chiede solo la libertà |
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| Scritto da Orlando Sacchelli | |||||||||
| 18/03/2008 | |||||||||
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Protestare in modo forte contro la prepotenza del regime, minacciando di non mandare i propri atleti alle gare olimpiche potrebbe sembrare una mossa efficace. La Cina, infatti, avendo interesse a non rovinare le Olimpiadi, sarebbe incentivata ad "allentare" i rapporti con il Tibet. Ma subito dopo tutto tornerebbe, manco a dirlo, come prima. Per questo sarebbe più utile sfruttare al massimo la grancassa mediatica rappresentata dai Giochi per denunciare, una volta di più, le gravi colpe della Cina. Pensate a quale clamore susciterebbero gli atleti vincitori delle medaglie se, una volta saliti sul podio, mostrassero un segno di solidarietà nei confronti del Tibet, magari una maglietta, un foulard o qualcosa di simile. Cosa potrebbe fare mai il regime, arrestarli tutti in mezzo al campo? Sarebbe uno smacco troppo forte. Non tutti gli atleti avranno il coraggio di sfidare il potere politico. Ma qualcuno più sensibile, debitamente istruito prima, potrebbe anche rendersi protagonista del clamoroso "gesto di sfida". E lì, in quel preciso momento, le Olimpiadi si trasformerebbero nei "Giochi per la Libertà". Gli atleti hanno il preciso dovere di non dimenticare la sofferenza e il dramma che stanno vivendo, da decenni, i tibetani. E con loro il mondo intero. Photostory sugli incidenti a Lhasa: http://it.youtube.com/watch?v=FzH77Cg2TyA Visita il sito Freetibet.org
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A volte le immagini dicono più di tante parole. Quella che vi mostriamo, tratta dal sito freetibet.org, mostra dei morti stesi per terra a seguito degli scontri avvenuti a Lhasa tra i manifestanti e i soldati cinesi. La situazione nel Tibet è drammatica. Il Dalai Lama dal suo esilio indiano ha parlato di "genocidio culturale", pur dicendosi contrario all'ipotesi di boicottaggio delle olimpiadi di Pechino che si terranno in agosto. Contro la voglia di libertà di un popolo la Cina ha risposto con le armi e la violenza. Tine An Men purtroppo non ha insegnato nulla: nel maggio 1989 gli studenti di Pechino scesero in piazza per chiedere democrazia e libertà. Per tutta risposta ebbero i carri armati. Oggi i soldati cinesi intervengono per sedare le proteste del Tibet contro l'oppressione cinese. 