| Hillary contro tutti |
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| Scritto da Luca A. Bocci | |
| 07/03/2008 | |
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La cosiddetta "rinascita"di Hillary sorprende solo chi aveva gettato al vento ogni spirito critico e si era affrettato a sperticarsi in lodi esagerate al nuovo messia della sinistra mondiale, quel Barack Hussein Obama assurto precocissimamente agli altari della gloria mediatica dei media mainstream di mezzo mondo. La coriacea signora Clinton ha provato in tutti i modi a ripetere di non essere ancora finita, forte di quei contatti con sindacati e organizzazioni di base costruiti con cura fin dagli anni della C asa Bianca, ma nessuno sembrava disponibile a concederle nemmeno il beneficio del dubbio. I media avevano deciso che la storia "vera" era lo scontro McCain-Obama, nel quale vedevano gli echi dell´ultimo grande trionfo della "fantasia al potere", il favoleggiato scontro tra John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon. Il resto non conta, anche e specialmente se rischia di rovinare la grande festa che i vecchi sessantottini sognano ad occhi aperti. Not so fast, aveva detto Hillary in più di un´occasione, ma tutti hanno continuato a tessere in maniera spesso ridicola le lodi del candidato più vacuo, costruito ed inconsistente che sia mai arrivato a sfiorare la nomination. Ora i sostenitori della Senatrice di New York provano a gongolare, sicuri che anche la caccia ai superdelegati lanciata dal team Obama nelle ultime settimane sarà ostacolata dai successi in Ohio e Texas, ma la stampa non ne vuole sapere di cambiare registro. I sondaggisti masticano amaro, mettendo in conto l´ennesima sconfitta sul campo, ma continuano a macinare numeri e profitti milionari. Tutto, insomma, sembra andare avanti come al solito. Niente potrebbe essere più sbagliato o imprevidente, ma la macchina della propaganda pro-Obama si è talmente spinta avanti da non poter più cambiare rotta. E´ tutto un parlare di "speranza", "visione" e un´altra serie di parole d´ordine prive di significato, fatte apposta per nascondere le idee di ultrasinistra del "messia nero" e la sua assoluta impreparazione sui problemi concreti. Hillary, partita come nominata in pectore, si ritrova a giocare il ruolo della sfidante, a rincorrere il front-runner e, per la prima volta in vita sua, a lottare contro un universo mediatico ostile. Essere amico dei Clinton non è più "di moda" nei circoli radical-chic delle due coste e provare a sostenere le ragioni della concetezza e della competenza diventa un arido esercizio di stile, del tutto inutile di fronte al fervore insensato degli infatuati dai sermoni del convertito Obama. Il partito democratico, nel frattempo, si deforma, si stiracchia come un cavo sotto tensione e sono in molte le Cassandre che profetizzano serissime conseguenze per i prossimi anni se non si riusciranno a ricomporre le fratture in tempo breve. Ovviamente nessuno presta ascolto a questi uccelli del malaugurio e tutti continuano imperterriti in quella che assomiglia sempre di più ad una guerra civile. Se il senso della misura era andato perso qualche mese fa, ora si sfiora il ridicolo. L´apparizione di Hillary al Saturday Night Live, dove erano già passati sia McCain che Huckabee, viene salutata come "mossa della disperazione". Voci sempre meno isolate si alzavano, secondo alcuni dietro invito del DNC di Howard Dean, che ancora non ha perdonato ai Clinton l´appoggio a John Kerry, invitandola a ritirarsi "per il bene del partito". L´Obamamania dilaga nei palinsesti a tutte le ore, schiacciando le preoccupanti notizie sulle multiple crisi che cingono d´assedio la fortezza America. Una grande festa, preparata ad arte, che non accetta intrusioni o richiami alla realtà. Eppure Hillary continua ad andare avanti, testarda, inossidabile, imperturbabile di fronte alle cattiverie e alle piccole meschinità messe in campo dalla campagna rivale, che è bella, pura ed innocente solo ai parzialissimi occhi dei media mainstream. I vecchi collaboratori dei tempi della Casa Bianca hanno continuato a ripetere che dare per spacciati i Clinton è sempre una mossa perdente, ma tutti erano troppo impegnati ad incensare il loro nuovo idolo per dare ascolto alla voce dell´esperienza. C´è chi dice che anche lo stesso Obama abbia iniziato a montarsi la testa, notizia che non dovrebbe stupire nessuno, visto che l´ex sconosciuto Senatore dell´Illinois pensa già a chi potrebbe interpretarlo nell´inevitabile filmone hollywoodiano (l´amico Will Smith) e scherza sulla mancanza di un´attrice tanto bella da poter impersonare la sua meravigliosa mogliettina. Senatore Obama, torni coi piedi per terra. Senza considerare un mastino tignoso dello stampo di John McCain, c´è ancora in campo una certa ex first lady temprata al fuoco di innumerevoli scandali e rafforzata dai mille sacrifici che ha dovuto affrontare per mantenere in piedi un matrimonio fallimentare, solo per il sogno di tornare alla Casa Bianca da protagonista principale. Shakespeare diceva che "l´inferno non ha furia pari a quella di una donna ferita". Hillary Rodham Clinton vede all´orizzonte l´obiettivo di una vita e non saranno certo i fumosi sermoni di un belloccio bellimbusto di provincia o le malignità di una stampa screditata e talmente ridicola da essere presa in giro da tutti i comici d´America a farla vacillare. Insomma, la gara è ancora aperta e, nonostante tutto, Hillary tiene duro. Se questo le basterà per strappare la nomination resta tutto da dimostrare, ma una cosa è più che certa. I vecchi figli dei fiori dei media possono dimenticarsi il loro grande "happening" tutto "peace and love" e amore universale. Gli anni ´60, grazie al cielo, sono storia antica. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. |






