lunedì, 06 ottobre 2008

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Repubblicani alla ricerca di un leader PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca A. Bocci   
17/01/2008

Image PRIMARIE USA 
Le "primarie dimezzate" dello stato dei Grandi Laghi sono arrivate e, senza grandi fanfare, hanno lasciato il posto al prossimo partecipante a questa quadriennale giostra degli Stati a stelle e strisce. Ha vinto Mitt Romney per il GOP, l'unico partito ad aver tenuto una gara, dato che per i Democratici si presentava solo Hillary. La notizia potrebbe anche fermarsi qui; fare delle analisi a questo punto potrebbe risultare complicato, pericoloso (per la reputazione) e in fondo inutile, dato che tutto potrebbe essere smentito dal risultato nella Carolina del Sud e soprattutto in Florida. Eppure provare a tirare le somme non sarebbe un semplice esercizio di stile, in quanto il voto di Martedì ha fornito comunque spunti di riflessione interessanti.

Partito diviso? Non così presto
I commentatori, specialmente a sinistra, sembrano quasi compiaciuti nel notare come l'establishment repubblicano non sembri sapere che pesci prendere. In effetti, in questa tornata elettorale, la dirigenza del GOP non sembra disposta a sostenere a spada tratta nessuno dei candidati scesi in campo, cosa che di solito fa nei giorni che precedono il Super Tuesday. Eppure questo fatto potrebbe anche avere conseguenze positive sulla strada per la Casa Bianca. Tra i Democratici, Hillary e Barack Obama hanno ormai tolto i guantoni e passano da una polemica all'altra senza troppi problemi. Prima la polemica sull'essere donna, ora quella sulla razza, se poi ci mettiamo il buon Bill che scatena la rissa sulla questione da asilo nido "tu sei più establishment di mia moglie" il rischio saturazione diventa sempre più reale. Nel GOP l'unico che aveva puntato quasi esclusivamente su spot negativi (Mitt Romney) è riuscito a vincere solo quando si è tolto la maschera del mastino e si è trasformato in uno zuccheroso oratore tutto speranza, memorie e buoni sentimenti. L'unica cosa che sembra evidente è che il partito veramente diviso è quello Democratico, dove i rispettivi supporters dei due litiganti hanno da tempo perso la misura di ogni decenza, lanciando attacchi velenosissimi e molto personali. Il GOP, come spesso capita, non ha ancora capito chi possa davvero arrivare alla casa Bianca o chi potrebbe energizzare una base frammentata e scontenta per contenere i danni al Congresso. Il partito non sarà più monolitico come un tempo ma, una volta presa che l'RNC ha preso una decisione, il resto seguirà. Magari non vuol dire niente, ma Martedì sera la dirigenza del Michigan ha mandato un comunicato stampa dove si facevano le congratulazioni a John McCain per la vittoria nelle primarie. Errori del genere possono succedere, ma potrebbe anche essere un segnale. Vedremo.

La paura fa trentanove a trenta (per Romney)
Mitt Romney è riuscito ad avere la prima vittoria che conta (aveva già vinto nel Wyoming, ma nessuno se n'era quasi accorto) ma non è stata così semplice come tutti si aspettavano. L'ex governatore del Massachussets aveva tutto a suo favore: è nato nella contea di Oakland da una famiglia importante, suo padre è stato Governatore dal 1963 al 1969 e prima di darsi alla politica era stato un manager della General Motors, cosa che a Motown ha ancora il suo bel peso. Eppure è stato costretto ad investire pesantemente per cambiare la percezione della sua campagna, caratterizzata da toni molto aggressivi, e spostare il messaggio su un terreno più palatabile per l'elettorato locale. La chiave per la vittoria è stata il richiamo alla tradizione, al localismo ma soprattutto la promessa di impegnarsi in prima persona per fermare il declino dell'industria pesante.



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