| La maledizione del predestinato |
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| Scritto da Luca A. Bocci | |
| 07/01/2008 | |
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Il governatore del Massachussets Mitt Romney ha speso molto e le ha tentate di bianche e di nere pur di staccarsi dal gruppo e vestire i panni caldi e comodi del front-runner ma i poco più di centomila partecipanti ai caucus repubblicani gli hanno preferito il "cristianesimo spiritoso" del Rev. Huckabee, ex governatore dell'Arkansas e concittadino di William Jefferson Clinton (pensa te) che si ritrova sulla bocca di tutti i distratti osservatori europei dopo essere stato a lungo l'ennesimo repubblicano un poco matto da accomunare al colorito ultraliberista Ron Paul o al repubblicano nero Alan Keyes. Rudy Giuliani ha invece snobbato del tutto il piccolo stato del Midwest, conscio che nel cuore dell'America profonda la reputazione guadagnata a New York non avrebbe certo giocato a suo favore. Dal punto di vista numerico i delegati scelti dall'Iowa contano praticamente zero, ma in queste elezioni superprofessionali, costosissime e seguite in maniera ossessiva dalla stampa di mezzo mondo quello che conta è il "momentum", quell'indefinibile sensazione di star prevalendo sui propri avversari ed il suo potente effetto sull'esercito di volontari e finanziatori delle varie campagne. obama ed Huckabee hanno vinto in maniera chiara il primo round, ma le conseguenze della vittoria non potrebbero essere più diverse. A giudicare dai primi sondaggi, l'effetto Iowa sta gonfiando le vele della campagna del Senatore dell'Illinois che, già graditissimo a gran parte dei media mainstream, ora rischia di morire di sovraesposizione. Il Reverendo battista, al contrario, viene sempre snobbato, dimenticando che se il mondo evangelico decidesse davvero di schierarsi con uno "dei nostri" (anche se battista) il problema più grave di Huckabee (pochi soldi nel forziere di guerra) sarebbe presto risolto. Non ci vorrebbe nemmeno molto, basterebbe che qualcuno dei candidati meno graditi alla costellazione evangelica si togliesse di torno (McCain e Giuliani sono in cima alla lunga lista nera) e le tante chiese che hanno fornito a Bush le truppe necessarie a vincere due tra le elezioni più difficili della storia americana potrebbero rompere gli indugi ed impegnarsi in prima persona. Eppure l'attenzione dei media continua a focalizzarsi sui due ex front-runner, testimonianza palese del desiderio smodato di ridurre un sistema molto complesso e, in pratica, unico al mondo ad uno scontro frontale tra bene e male. Se sia tutta colpa del dilagare dell'infotainment, della passione irrefrenabile dei giornalisti per la semplificazione o dello sciopero degli autori televisivi ma l'America ed il mondo hanno una gran voglia di arrivare in fretta ad uno scontro diretto. Magari soffriamo di pessimismo cronico ma la nostra impressione è che ci vorrà ancora qualche tempo prima di sapere chi saranno i veri protagonisti di queste primarie e del grandioso anno di politica a stelle e strisce che ci aspetta. Ma poi, in fondo, perché lamentarsi? La politica è bella così; vera, vivace, brutale ed imprevedibile. Niente a che spartire con lo squallido spettacolo offerto al mondo dalle truppe cammellate Ds e Margheritine lo scorso Ottobre. Per loro e nostra fortuna, l'America continua ad essere un mondo nuovo, lontano ben più di tremila miglia dall'Europa continentale e le sue ritualità stanche da ancièn regìme. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. |






