| "La guerra d'inverno" |
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| Scritto da Stefano Magni | |
| 05/07/2007 | |
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Qualcuno ricorda un film sulla II Guerra Mondiale ambientato nel periodo anteriore al 1941? Ci sono, ma si contano sulla punta delle dita. Gli Americani non hanno troppo interesse a produrne, perché non erano ancora in guerra. Gli altri stendono un velo pietoso. Non solo perché fino al 1941 la Germania nazista fece fare una pessima figura a tutti gli altri eserciti. Ma anche perché l’Unione Sovietica, sino all’estate di quell’anno, era alleata con la Germania di Hitler ed era dalla parte degli aggressori. E parlare male dell’alleato Josif "Uncle Joe" Stalin è ancora politicamente scorretto. A ricordarci questo aspetto della II Guerra Mondiale volutamente sconosciuto, sono soprattutto i Finlandesi, che, tra il novembre del 1939 e il marzo del 1940, hanno subito in pieno l’aggressione sovietica, assieme ai Polacchi e ai Baltici, ma, contrariamente a questi, sono riusciti a salvare la loro indipendenza. La cinematografia finlandese ha prodotto una serie di bei film sull’argomento. Ma uno in particolare narra con sobrietà e realismo l’eroica resistenza del piccolo esercito nordico contro la marea corazzata sovietica. Questo film "perduto" (perché c’è da scommettere che non arriverà mai in Italia) è "Talvisota" ("La guerra di inverno") del 1989. In confronto "Salvate il soldato Ryan" è una passeggiata in giardino: le oltre tre ore del film finlandese, due delle quali dedicate alle scene di battaglia, possono lasciare scioccati anche gli spettatori dotati degli stomaci più forti. E soprattutto fanno toccare con mano che cosa volesse dire trovarsi in un pezzo di Europa abbandonato da un Occidente indifferente alla violenza del gigante sovietico. Non si tratta di un grande affresco corale, né è una storia di "grandi uomini", ma una vicenda di pochi uomini comuni, di una piccola unità di civili in armi, costretti a dover resistere disperatamente da soli, con pochissimi mezzi, senza rincalzi e soprattutto senza la speranza di un "arrivano i nostri" finale. Da vedere: per non dimenticare un pezzo di storia che è anche nostra. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. |





