| Addio a Rostropovich |
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| 28/04/2007 | |
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L’impegno in favore dei diritti umani di Rostropovich iniziò pubblicamente nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il grande violoncellista si dimostrò un infaticabile difensore della libertà di espressione artistica. Un impegno che culminò l’11 novembre 1989, quando Rostropovich improvvisò un concerto con il suo violoncello, suonando Bach sotto il Muro di Berlino che veniva abbattuto per festeggiare la fine del regime sovietico e della guerra fredda. "La mia vita è cambiata del tutto già il giorno dopo la caduta del muro di Berlino", disse Rostropovic. Ma, oltre alla musica, Rostropovich è famoso nel mondo per quei giorni di novembre del 1989, a Berlino. "Il muro ha diviso la mia vita in due e ha lacerato il mio cuore - ha affermato - io ho sempre suonato nella parte orientale di Berlino, quella sovietica. Ma nel 1974 sono stato cacciato dalla mia e da allora ho potuto suonare solo nella parte ovest, senza più poter tornare di là". Al crollo del muro, però, "la mia vita si è riunita". Rostropovic, in quelle ore, si trovava a Parigi, e vide per la prima volta dalla televisione la gente che ballava sopra il muro. Con l’aiuto di un amico, che aveva un aereo privato, la mattina dopo andò a Berlino e si mise a camminare lungo il muro per cercare un "buon posto" dove suonare. "Non volevo suonare per la gente - ha raccontato - ma per ringraziare Dio di quanto era successo". E suonò alcune suite di Johann Sebastian Bach, tutte "in tonalità maggiore, perché ero felice". Mentre però dava voce al proprio violoncello, si ricordò di quanti, nel tentativo di passare da una parte all’altra del muro, avevano perso la vita. Suonò allora anche alcune musiche "in tonalità minore, in memoria di quanti erano stati ammazzati". E, una volta concluso il concerto improvvisato, "chiusi gli occhi e piansi". Powered by AkoComment! |





Quella coraggiosa lettera spedita al giornale non fu mai pubblicata ma fece di Rostropovich un uomo segnato. Fu cacciato dal prestigioso teatro Bolscioi, gli fu vietato di fare tournee all’estero e di dirigere orchestre. Nel 1974 fuggì dall’Unione Sovietica con la moglie e le due figlie e si stabilì negli Stati Uniti. Da lì iniziò una campagna a favore della libertà per un altro dissidente sovietico, Andrei Sakharov. Nel 1978 Rostropovich e la moglie furono privati della cittadinanza sovietica per "sistematici atti che danneggiano il prestigio dell’Urss". Lo raccontò così: "Lo abbiamo appreso dalla televisione nel nostro appartamentino di Parigi. Il giorno seguente bussarono alla nostra porta. Dalla lunghezza delle maniche delle loro giacche capii che era gente dell’ambasciata sovietica. Mi rifiutai di consegnargli il passaporto. Gli dissi che lo avrei messo all’asta, qualora mi fossi trovato nella condizioni di non potere provvedere al sostentamento delle mie figlie".
