lunedì, 06 ottobre 2008

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Le ragioni della democrazia PDF Stampa E-mail
02/04/2007
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Magdi Allam - La sfida dei musulmani liberali
Diventa difficile affermarsi per i musulmani liberi, c'è un rischio costante di condanna a morte. L'Occidente colpevolmente è interessato solo a salvaguardare lo status quo e questo, purtroppo, finisce con il premiare solo i più violenti. Non dimentichiamo, ad esempio, che Hamas è andato al potere perché imposto da Stati Uniti e Gran Bretagna, nella convinzione di riuscire a trasformare i terroristi in una forza politica pragmatica. L'errore fondamentale, in casi come questo, è quello di immaginare gli altri a propria immagine e somiglianza. D'Alema oggi dice che si deve dare credito ad Hamas perché, implicitamente, riconosce il diritto all'esistenza di Israele. Ma come si fa a riconoscere questo diritto implicitamente? Il diritto di esistenza di Israele coincide con il riconoscimento del diritto di vita tout-court.
Israele, gli ebrei, i cristiani... col passare degli anni in Egitto l'odio si è diffuso sempre di più, spostando la mira e trovando nuovi bersagli, fino ad arrivare ai musulmani diversi, quelli liberali. Il punto di arrivo di questo odio fondamentalista sono i musulmani stessi, com'è avvenuto ad esempio in Algeria. Il processo letale di odio che crea l'ideologia del male inizia con l'odio verso Israele. È proprio nel riconoscimento del diritto di Israele alla vita che si evince se c'è, o meno, il diritto alla vita. Questo principio, ad esempio, contraddistingue i musulmani liberali.
Non sono pochi, invece, quelli che oggi continuano a negare il diritto di Israele all'esistenza. Questo avviene anche tra illustri accademici che magari, nella loro vita, hanno sperimentato sulla propria pelle cosa voglia dire l'oppressione e l'odio. Io vengo considerato un agitatore perché non desidero dialogare con l'altro. Il dialogo, però, ha un senso se è uno strumento che, partendo da valori condivisi, porta a un risultato auspicato dai dialoganti. Non si può però dialogare con chi rinnega il diritto di vita altrui, perché il dialogo, in questo caso, vuol dire legittimare gli estremisti islamici. Il diritto di Israele all'esistenza deve essere un fatto acquisito, non soggetto a mercanteggiamento.
I musulmani liberali non potranno mai affermarsi fino a che l'Occidente non smetterà di comportarsi come sta facendo ora, legittimando gli estremisti. L'integralismo, per certi versi, è peggiore in Occidente che nel mondo arabo. Basti pensare al matrimonio: nei paesi islamici è un fatto meramente privato, viene celebrato in casa, tutt'al più si offre un te al funzionario che consegna i documenti agli sposi e ratifica la loro unione. In Italia i matrimoni islamici si celebrano nelle moschee e a celebrarli sonagli imam, distribuendo carte che non valgono nulla e, di fatto, legittimando la poligamia, che in Italia è un reato. Chi si sposa nelle moschee non è tenuto a dover tenere conto di nessuno, e la situazione d'illegalità diffusa si protrae nell'indifferenza delle istituzioni. La logica che prevale, alla fine, è questa: "Speriamo che a me vada bene. Ma questa è una logica da politicanti, non di statisti".

Angelo Panebianco - La cultura delle libertà
La democrazia non è condizione sufficiente ma necessaria per avere la libertà. Nel mondo le democrazie consolidate spaventano di meno dei regimi totalitari. Prendiamo ad esempio Cina e India: la prima spaventa, la seconda no. Sono due paesi con una fortissima crescita economica molto popolosi, eppure uno desta preoccupazione, perché è uno stato forte e autoritario, l'altro no. Perché, nonostante i suoi problemi, è una democrazia. Di solito si tende ad avere più fiducia nelle democrazie. Pertanto si può dire che esistono delle ragioni egoistiche che spingono ad amare di più la democrazia. Oggi le democrazie consolidate sono molto aumentate, come numero, rispetto a 20 anni fa, e sono molte di più rispetto ai regimi apertamente autoritari. Il regime più diffuso nel mondo, però, è la cosiddetta forma ibrida. I regimi ibridi per la loro natura possono evolversi o regredire. Affinché la democrazia si consolidi occorrono alcune condizioni facilitanti: 1) L'esistenza di una classe media (non solo per istruzione o reddito ma anche per tipologia di lavoro). La classe media è spesso un gruppo sociale che ha interesse a darsi stabilità; 2) L'omogeneità culturale; 3) Il pluralismo economico. Nei paesi in cui si vive di rendita (ad esempio per il petrolio) c'è la possibilità che si eviti la tassazione. Ciò però va a discapito della democrazia, che fa riferimento anche al principio del "no taxation without representation", secondo il quale non vi può essere tassazione se non viene garantita la rappresentanza politica di chi paga le tasse.
Per favorire l'esportazione della democrazia occorrerebbe che l'Occidente si dotasse di strumenti diversi da quelli di cui dispone oggi, ad esempio un club delle democrazie. Questo perché le Nazioni Unite si sono ormai rivelate del tutto inefficienti e non in grado di promuovere la democrazia e la libertà nel mondo.

Giorgio Israel - Democrazia senza frontiere
Razionalità e conoscenza sono alla base della democrazia liberale. Oggi gli Stati nazionali sono assediati da un processo di frammentazione (etnizzazione) assai pericoloso nelle sue derive. L'Europa è culla della democrazia e delle identità nazionali. Il cosiddetto multiculturalismo è un'ideologia in quanto non è mai esistita una società monoculturale. Ogni società è multiculturale, pur avendo trovato una propria sintesi originale. I difensori del multiculturalismo non hanno un progetto politico proprio ma si sentono come un'elite chiamata a svolgere un ruolo guida, come quello svolto a suo tempo dalla Chiesa nel corso dei secoli. Il rischio più grave in cui corre il multiculturalismo è quello di fallire a vantaggio di progetti politici pericolosi, come ad esempio il fondamentalismo islamico. Sono i rischi tipici del com'unitarismo. Per fronteggiare questo pericolo l'unica strada è riscoprire i valori dell'umanesimo universalista fondato sui diritti della persona.

Monsignor Luigi Negri
Il totalitarismo prima di essere islamico è stato occidentale, un totalitarismo figlio dell'illuminismo portato alle sue estreme conseguenze. La democrazia custodisce e promuove il popolo, non sostituisce il popolo. Questa era la democrazia quando non si parlava di democrazia. Vibra in San Tommaso d'Aquino e in tante, non in tutte, pagine della grande filosofia greca e nel grande profetiamo ebraico. La democrazia è la cura della vita del popolo. Fino a oggi però è prevalso un concetto di democrazia diverso. C'è una democrazia soltanto procedurale che serve il totalitarismo di oggi. Un impero tecno-scientifico per cui l'uomo non è più oggetto della manipolazione ideologica politica ma di quella tecnica. Il problema della democrazia dipende dall'educazione, occorre che le varie culture abbiano la libertà di andare a fondo della loro identità, che siano capaci di dialogare in modo convinto. Il dialogo fiorisce su un costume che è sostenuto e realizzatom pienamente dalla libertà di educazione. Occorre un dialogo tra laici non laicisti e cristiani non clericali. Il laicismo è un irrigidimento della laicità.


Commenti
Il problema è la persona disinteg
Scritto da Carmela Cossa il 2007-04-13 15:58:30
Mi riferisco all'articolo di Magdi Allam, con il quale mi trovo quasi sempre in perfetta consonanza di pensiero e di idee, nonostante che lui sia musulmano ed io invece sia cristiana cattolica. 
Anch'io ogni giorno di più devo prendere atto della difficoltà di poter fare riferimento ad un "Occidente" in quanto tale e basta: infatti, se si esclude la collocazione geografica, a ben vedere, non esiste un Occidente unitario, concorde sui valori fondamentali. Come nell'islam ci sono correnti diverse e le più pericolose sono quelle fondamentaliste, così anche nell'Occidente ci sono ormai visioni del mondo così differenziate da risultare a volte del tutto contrapposte (basti vedere le reazioni nei confronti del Cardinale Bagnasco e del Santo Padre).  
Sempre di più tutti i problemi sono da ricondurre al nucleo duro della Verità, rispetto al quale non solo l'islam ma anche l'Occidente e qualsiasi altra cultura umana finisce inevitabilmente per dividersi: con l'Amore o contro l'Amore. 
La storia umana volge al suo termine, dove ci aspetta il Signore Gesù, che ha detto di sè "Io sono la Via, la Verità, la Vita". E fino a quel momento non potranno in nessun modo cessare le divisioni e i conflitti, qualunque sia il sistema politico dominante, monarchico, democratico o misto. 
Il dialogo è impossibile tra gli appartenenti alle due sponde, perché la persona umana che si allontana dall'Amore e dalla Verità finisce per danneggiare in primo luogo sé stessa e poi anche gli altri: e il danno che reca a sé stessa è innanzitutto nelle proprie facoltà mentali, logiche in primo luogo. Ecco perché è impossibile - senza l'intervento preveniente e risanatore della Grazia divina - dialogare in modo costruttivo con esponenti della cultura della morte.  
Dio, infatti, ci ha creati in vista della perfezione nella carità: chi non persegue questo obiettivo, non solo non può raggiungere la pienezza della propria autorealizzazione, ma si autodistrugge interiormente (prima che esteriormente, nelle sue varie dimensioni sociali) tanto più quanto più si allontana - attraverso l'errore e il male che ne consegue dall'Amore e dalla Verità.

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