mercoledì, 20 agosto 2008

Liberalia Newsletter








Bibliotheca Albatros

Il silenzio e la gloria

Licenza Creative Commons
Questo sito utilizza una
Licenza Creative Commons
Europa senza corpo PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Giuliano   
07/02/2007

ImagePierre Manent, direttore dell'École des hautes études en sciences sociales a Parigi, pare guardare all'Europa come a un albero che a poco a poco si incrina su stesso, con un tronco a cui viene negata la linfa. Filosofo e storico della politica, Manent è riconosciuto come uno degli esponenti di spicco del liberalismo europeo
Professor Manent, che cosa la preoccupa del processo di unificazione del Vecchio continente?
"La costruzione europea ha preso una piega sempre più ideologica. Siamo impegnati in un'utopia: costruire una "democrazia pura", distaccata da ogni popolo. La conseguenza è l'evidente espansione indefinita dell'Europa, la sua incapacità di darsi delle frontiere".
L'Unione europea non le sembra democratica?
"L'Ue protegge i diritti individuali, allarga la libertà dell'individuo, ma restringe quella del cittadino, poiché restringe il "governo di se stessi" che è l'altro aspetto della democrazia. Essa svuota della sua legittimità la nazione, la cornice della vita democratica".
L'estensione "indefinita" dell'Europa può venir fuori da una spinta all'unificazione percepita come risposta obbligata alla globalizzazione?
"Sì, è un'idea tipicamente europea. Né i cinesi, né gli indiani, né l'insieme musulmano progettano l'unificazione dell'umanità alla nostra maniera: essi intendono solo porre fine al dominio occidentale".
Una vecchia idea liberal e a lei cara dice: «L'uniformità è sorella del dispotismo»...
"L'idea di un mondo unificato, dove gli uomini fanno tutti la stessa cosa e si somigliano, è per me un incubo. La divisione in gruppi e nazioni è sì un fattore di discordie e guerre, ma è anche la condizione della diversità e della libertà".
Lei sostiene che il mito dell'unificazione abbia contagiato gli Stati Uniti d'America oltre che l'Europa...
"Gli Usa hanno abbracciato una certa versione dell'utopia democratica e mondialista. Ma con una differenza importante: conservano un sentimento molto vivo della propria identità. Vogliono preservare il predominio mondiale e non pensano di fondersi in un'umanità governata da istituzioni internazionali. Commettono, a volte, enormi sciocchezze, ma rispetto a noi rimangono una nazione nel vero senso del termine".
Immagina per l'Europa una federazione di stati come gli Usa?
"Non credo che serva una particolare architettura giuridica. Occorre piuttosto far crescere tra noi il sentimento di un destino politico comune. È importante far emergere una "prospettiva europea" sul mondo, elaborata dalle nazioni: per esempio sulla questione israelo-palestinese. Questa farebbe contare l'Europa molto di più del mucchio di regole e direttive comuni".
Vorrebbe un unico ministro degli esteri dell'Ue?
"Abbiamo già l'eccellente Solana. Nonostante l'attività che mostra, la sua utilità è pari a zero. Egli non rappresenta una politica europea comune, ma il più piccolo denominatore comune tra le politiche delle diverse nazioni".
Che cosa manca quindi all'Europa?
"Non ha consistenza politica. Si dice che le manchi un'anima, ma più grave è che essa non abbia un corpo. Non sa, né vuole sapere dove sono le sue frontiere".
Lei ha sempre sostenuto che sia in corso un conflitto tra islam e Occidente cristiano...
"Il mondo islamico non ha elaborato una forma politica intermedia che permetta di governarsi come una parte indipendente dal grande "Tutto" musulmano. Non ha elaborato l'equi valente della nazione europea. Il problema dell'Islam non è la democrazia come tale, ma l'inesistenza della condizione di base della democrazia: la nazione".
Sulla scia di Tocqueville lei dice che «è difficile essere amico della democrazia, ma necessario». Perché?
"Il proposito democratico è giusto e nobile: riunire quanti più individui in una comunità secondo diritti uguali. Ma come tutti i sistemi politici, la democrazia ha la sua china: Tocqueville pensava che a volte fosse presa da un desiderio eccessivo di benessere materiale. Amare la democrazia è tentare di correggere i suoi difetti piuttosto che incoraggiare i suoi vizi".
Nel rapporto con l'islam forse dovremmo riconoscere di più la nostra identità...
"Gli europei non smettono mai di disconoscere il loro passato, fino alla negazione di se stessi, fino al suicidio demografico e morale. Essi vi trovano un piacere perverso, come se la negazione di se stessi comportasse una sorta di superiorità morale".


Avvenire (07/02/2007)





Scrivi un commento
Leggi il REGOLAMENTO
Nome:
E-mail:
Homepage:
Titolo:
BBCode:Web AddressEmail AddressLoad Image from WebBold TextItalic TextUnderlined TextQuoteCodeOpen ListList ItemClose List
Commento:



Sistema di protezione MathGuard.

ATTENZIONE!: risolvi la seguente addizione e assicurati di aver inserito il risultato correto, prima di inviare il commento:


6JY         S7P      
  E    8      H   7DA
43E   MLH   613      
N      O    L     S23
FMT         XS2      


Powered by AkoComment!