giovedì, 04 dicembre 2008

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Era giusto ammazzare Saddam Hussein? PDF Stampa E-mail
Scritto da Orlando Sacchelli   
04/01/2007

ImageL'hanno fatto scivolare nel vuoto con una corda appesa al collo. Saddam Hussein è morto così, impiccato, dopo che il Tribunale speciale iracheno l'aveva condannato alla pena capitale - sentenza confermata in appello - per un massacro ordinato nel 1982 a danno degli sciiti. Dal Ministero della Giustizia avevano detto che l'esecuzione non sarebbe avvenuta prima del 26 gennaio, a un mese esatto dalla conferma della sentenza. Invece la morte dell'ex dittatore è arrivata in quattro e quattr'otto, con una fretta a dir poco imbarazzante di liberarsi di un criminale ancora troppo ingombrante per il suo paese. L'Occidente è rimasto a guardare, una parte di esso compiacendosi del lavoro del boia, un'altra parte manifestando sdegno, ma senza fare troppo clamore per protestare. Bush ha detto che "giustizia è stata fatta" e che a Saddam è stato assicurato un processo giusto. Ma che giustizia è mai quella che vede comminare, come sentenza, la pena capitale? Qual è la differenza, in questo caso, fra la civiltà e la barbarie?

A Saddam Hussein, al dittatore Saddam, il "boia di Baghdad" come qualcuno lo chiamava, è stata fatta fare la stessa fine che lui era solito riservare ai propri nemici. La sua vita, invece, doveva e poteva essere salvata. L'ex raìs avrebbe potuto scontare la sua pena in carcere, rinchiuso in una cella e guardato a vista. A prevalere, invece, è stato il giustizialismo forcaiolo, quello che uccide e toglie la vita in nome della legge.

La pena di morte si mostra, ancora una volta, nella sua assurda atrocità. Negli Stati Uniti, così come in Iraq, qualcuno ha provato gioia nell'apprendere la notizia della morte di Saddam. L'Europa ha sollevato una timida protesta, ma la sua voce è stata sin troppo flebile. Un'occasione perduta per riaffermare quei valori che per primo furono introdotti da Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, nel 1786. Il primo sovrano al mondo ad abolire la pena capitale. Una pietra miliare per l'affermazione della civiltà, che ancora tanta strada, purtroppo, deve fare.


Commenti
La cultura della morte
Scritto da Mcsac il 2008-01-12 04:05:43

Dura la condanna di Avvenire alla nuova decisione dell'Iraq sull'esecuzione della pena capitale a danno dei due gerarchi del regime di Saddam. "Il popolo iracheno, o almeno la parte di cui è espressione il potere giudiziale - scrive il quotidiano dei vescovi italiani, in un editoriale in prima pagina intitolato "Scoperchiata la cultura di morte" - sembra non poter fare a meno della morte per ricominciare a vivere dopo la tragedia della dittatura e della guerra.  
 
"La vita umana - osserva ancora il quotidiano della Cei - diviene strumentale rispetto alla 
giustizia, all'ordine pubblico o alla ricostruzione della nazione".
Cesare Beccaria
Scritto da Giovanni il 2007-01-06 11:34:44

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall\'assassinio, ordinino un pubblico assassinio". (Cesare Beccaria, 1764)
Lagrime per Saddam
Scritto da Gaston Beuk il 2007-01-13 13:51:45

Non piangerò per Saddam Hussein, preferisco riservare il mio dolore e la pietà alle vittime innocenti fatter uccidere in Iraq non solo dalui, ma dai signori della morte nemici dell'umanità e della democrazia che combattono contro il governo democraticamente eletto. 
Non scopro oggi la crudeltà e la barbnarie della pena di morte, non oggi perché è stato atrocemente giustiziato un assassino. La rifiuto in assoluto, ma chiedo che non ci si ricordi soltanto adesso di denunciarla. Perché qualcuno potrebbe approfittarne per farci credere che la pena di morte sia barbara soltanto quando la decreta un governo vicino a Bush. E' barbara sempre, perché nega la prima libertà naturale: quella di vivere. Perché assegna allo Stato, qualsiasi Stato, un potere di vita e di morte che non gli compete. perché nega il principio cristiano , e religioso in genere, che vieta di uccidere. 
Ciò stabilito, la dimensione di cultura giuridica dell'Iraq rende comprensibile (anche se non giustificabile) la pena di morte.  
E dal punto di vista politico, segna per così dire il punto di non ritorno dell'Iraq: d'ora in poi sappiamo che non potrà mai più ritornare ad essere quello che era. Interesse di tutti, e non solo di Bush, è vincere nei cuori e nella cultura, prima ancora che miitarmente, questa grande battaglia. Lo dobbiamo agli iracheni che sono morti, vittime delle bombe e delle aggressioni, per andare a votare alle ultime elezioni. 
Gaston Beuk :eek
Scritto da Strepy il 2007-01-15 13:37:16

Questo è un altro passetto per portare avanti la politica del cosiddetto "Progetto per un Nuovo Secolo Americano" (PNAC). 
 
Niente di cui sconvolgersi. Nei prossimi anni vedremo altri episodi volti a determinare il terrore e la destabilizzazione geopolitica. Il terrorismo è solo uno strumento, le armi di distruzione di massa mai trovate del resto non è stato dimostrato che erano solo un deterrente? 
 
Giustiziare Saddam Hussein è stato solo un mezzo per far crescere la rabbia in Medioriente e innescare la macchian dell'odio che procura tanti guadagni e potere agli esportatori di democrazia (guerra) americani. 
 
E per americani non intendo il popolo americano, si badi bene, ma solo coloro che hanno le mani in pasta nel mercato delle armi e del petrolio, gli stessi che hanno fondato il PNAC (tra cui non scordiamocelo Bush e Cheney). 
 
La democrazia è un'altra cosa...

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