lunedì, 06 ottobre 2008

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Chi nega la Shoah PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Pisanty   
05/01/2007

ImageImbeccati dai negazionisti occidentali, alcuni opinionisti arabi si convertono alla tesi dell'inesistenza della Shoah. Talvolta con esiti piuttosto contraddittori: in un articolo apparso sul quotidiano siriano Teshreen il 21.1.2000, ad esempio, il giornalista dapprima condanna Israele equiparandolo alla Germania nazista (altro motivo ricorrente della propaganda anti-israeliana) e poi, nel giro di poche righe, passa a negare il principale crimine nazista, ovvero la Shoah. Uno dei primi negazionisti a cercare alleanze con gli ambienti dell'estremismo anti-israeliano è Zündel, il quale verso la fine degli anni Settanta invia a diversi leader medio-orientali un pamphlet di quattro pagine intitolato The West, War and Islam. Nel pamphlet Zündel chiede aiuti ai paesi islamici per finanziare la lotta contro le "campagne di disinformazione sioniste", in particolare per ciò che riguarda il "cosiddetto Olocausto". Non è noto se l'appello di Zündel ottenga qualche risultato concreto, tuttavia è in questi anni che si registrano le prime prese di posizione riduzioniste in vari paesi del Medio Oriente. Nel corso degli anni Novanta, e sempre di più dopo l'esplosione della seconda intifada, le tesi negazioniste proliferano nella stampa araba, innestandosi grossolanamente sul mito della cospirazione ebraica (da tempo motivo ricorrente della propaganda anti-sionista).

A catalizzare l'espansione del negazionismo in Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Iran, Siria, Libano e Giordania, gioca un ruolo di rilievo il clamore mediatico suscitato dal "caso Garaudy". Nel novembre del 1995 il francese Roger Garaudy - ex-comunista convertito al Cattolicesimo e poi all'Islam - pubblica per i tipi della Vieille Taupe un libello dal titolo Les mythes fondateurs de la politique israélienne. Si tratta di un testo velatamente negazionista, nel senso che le tesi di Faurisson vengono presentate in modo indiretto e allusivo, tramite espedienti retorici come la virgolettatura polemica delle espressioni "camere a gas", "genocidio", "olocausto" e "soluzione finale" per indurre il lettore ad assumere un atteggiamento sospettoso nei confronti della realtà dello sterminio. Ma l'idea di fondo resta che gli ebrei non furono sistematicamente uccisi nei lager, i quali sarebbero stati campi di lavoro forzato e non di sterminio, e che pertanto non ci fu mai una volontà di genocidio da parte dei nazisti. Secondo Garaudy, lo stato di Israele - con la connivenza delle potenze occidentali e sovietiche, interessate a distogliere l'attenzione dai propri crimini di guerra - sfrutterebbe il "mito dell'Olocausto" per legittimare la propria politica espansionistica agli occhi dell'opinione mondiale.

Nel gennaio del 1996 la rivista Le canard enchaîné solleva la polemica e, in base alla legge Gayssot che proibisce la negazione dei crimini contro l'umanità, Garaudy viene processato (sarà condannato a pagare una multa di 120.000 franchi). Nel frattempo viene diramato l'annuncio che l'anziano abbé Pierre (votato come il personaggio pubblico più amato dai francesi) sostiene Garaudy sulla fiducia, pur non avendo letto il suo libro. Le dichiarazioni dell'abbé Pierre destano notevole scalpore, provocando prese di posizione enfatiche sul diritto alla libertà di espressione che i negazionisti non mancheranno di sfruttare a sostegno delle proprie tesi. Pubblicato dall'editore El Ghad el Arabi del Cairo, il pamphlet di Garaudy viene recensito entusiasticamente da diverse testate arabe, e lo stesso Garaudy viene accolto trionfalmente a Damasco, ad Amman, a Beirut e a Teheran. Sull'onda di questo successo mediatico, altri negazionisti (tra cui l'austriaco Wolfgang Fröhlich, lo svizzero Jurgen Graf, e gli americani Mark Weber e Bradley Smith) prendono contatti con i paesi del Medio Oriente, dove - svincolati dalla necessità di conferire un'apparenza neutrale ai propri discorsi - sono liberi di adottare toni e posizioni apertamente antisemite.

È così che il negazionismo viene messo al servizio della propaganda antisionista più grossolana e virulenta. In combutta con le frange estremistiche e, in alcuni casi, con gli stessi vertici governativi di paesi che rifiutano di riconoscere il diritto di esistenza allo stato di Israele (come nel caso dell'Iran di Ahmadinejad), i negazionisti organizzano incontri pubblici in cui proclamano che "le ricerche dimostrano che il gas che si dice fosse usato per ucciderli in realtà era usato per pulire gli indumenti dei prigionieri", che l'esistenza della Shoah è "un'affermazione senza fondamento" e che, facendo leva sul tema dell'Olocausto, "i Sionisti vogliono realizzare un nuovo ordine mondiale".


Commenti
Scritto da Mario il 2007-01-24 20:15:01
:cry :) :grin ;) 8) :p :roll :eek :upset :zzz :sigh :? :( :x
Scritto da Puttana Troia il 2007-01-24 20:16:29
:) :grin ;) 8) :p :roll :eek :upset :zzz :sigh :? :cry :( :x
Scritto da stefy&Sele** il 2007-01-27 09:01:08
:cry :eek :eek :sigh :sigh :upset :upset

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