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Non si riesce proprio a capire perché non l'abbiano fatto subito. La vittoria alle ultime elezioni politiche è stata assegnata per un pugno di voti e, giocoforza, i dubbi sono stati molti. La Cdl aveva chiesto di ricontare subito tutte le schede bianche e nulle, ma questa prova del nove non è stata fatta, come invece sarebbe stato giusto e necessario, per fugare ogni dubbio.
A distanza di mesi - meglio tardi che mai - la giunta per le elezioni del Senato ha deciso il ricontrollo totale delle schede nulle, bianche e contenenti voti nulli o contestati, a partire da sette regioni: Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Puglia, Sicilia e Toscana.
Ci sarà anche un controllo a campione delle schede valide, custodite nei diversi tribunali. Se dai risultati dovessero emergere "scostamenti significativi" rispetto ai dati di proclamazione, si dovrà procedere a un controllo completo di tutte le schede. Il riesame iniziale verrà fatto su 700 mila schede: trecentomila bianche, 400 mila nulle e circa 500 contestate e non assegnate.
Dobbiamo riconoscere a Enrico Deaglio - e al suo dvd "Uccidete la democrazia!" - il merito di aver riportato l'attenzione dei media su un caso molto dubbio. Il direttore di Diario si è mosso per accusare di brogli elettorali Pisanu e Berlusconi, con una tesi in base alla quale il trucco sarebbe stato allestito attraverso un software in grado di spostare le schede bianche a favore della Cdl.
Peccato, però, che la proclamazione ufficiale del vincitore avvenga coi dati scritti sui verbali delle Corti di Appello di ciascuna regione. Quindi il software e i dati del Viminale non sarebbero stati sufficienti a spostare l'ago della bilancia. Comunque sia, grazie a Deaglio e al suo polverone mediatico finalmente potremo avere quella chiarezza che aspettavamo da mesi.
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