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Meglio non parlare di spallate, non avrebbe senso. Chi governa deve avere il privilegio dell'impopolarità, ossia la possibilità di restare in sella anche quando il popolo protesta e scende in piazza. L'importante è che riesca a governare. Il centrosinistra, a onor del vero, fin da subito è apparso troppo diviso al proprio interno. Chissà che questa prova di forza dell'opposizione non restituisca, alla maggioranza, quel minimo di compattezza che è necessaria per governare. Staremo a vedere nei prossimi mesi.
Appare però non meno interessante un altro interrogativo: quale sarà il destino della Cdl dopo che, il suo popolo, ha sfilato unito in piazza il due dicembre scorso? Sembra difficile non ipotizzare uno sbocco naturale verso il partito unico del centrodestra. L'opposizione, infatti, appare molto più unita al proprio interno che non la maggioranza. E, particolare non secondario, nella Cdl predominano le forze moderate, a differenza del centrosinistra, il cui baricentro è sbilanciato verso la parte più massimalista della coalizione. Più difficile, quindi, ipotizzare uno sbocco indolore del centrosinistra verso il partito democratico. A livello di leadership, Berlusconi continua a essere l'unico in grado di tenere unito tutto il centrodestra. Dalla sua ha i numeri e la capacità di sintetizzare - dando loro una rappresentanza - le diverse anime del centrodestra.
Non si può escludere che Berlusconi abbia già individuato in Fini - o in qualcun altro - il suo probabile successore. Di certo è parso quanto mai sterile il tentativo di spallata di Casini e dell'Udc. Andare a manifestare a Palermo contro la Finanziaria, con la scusa che la Cdl è morta e non esiste più, è un'idea strampalata e controproducente. Casini ha tutto il diritto di portare avanti la sua linea politica e di chiedere che si rivedano le "regole d'ingaggio" nella coalizione. Ma nel bene o nel male il Cavaliere ha un quarto dei voti degli italiani - voti moderati - e le sorti del centrodestra sono, giocoforza, anche nelle sua mani. Oggi più che mai.
Significativa una frase pronunciata da Berlusconi in piazza San Giovanni, a Roma: "In una democrazia è il popolo che sceglie i leader, non sono i leader che scelgono il popolo". Che sia un primo importante segnale per l'introduzione del sistema delle primarie, dove a decidere i candidati sono i cittadini e non le segreterie di partito? Sarebbe un passo in avanti decisivo per la politica italiana, il secondo, dopo l'avvio del sistema bipolare che ha reso possibile l'alternanza, vero caposaldo della democrazia.
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