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Il ricorso al rumore della piazza è sempre stato il suo forte. Il primo cittadino di Bologna, Sergio Cofferati, ci è sempre andato giù duro. Ne sanno qualcosa anche i suoi alleati di oggi, che guardavano con preoccupazione il Cinese ai tempi dei girotondi, nel 2002, quando gran parte del popolo di sinistra lo acclamava come leader della coalizione. Quando le voci dei sindaci si sono levate contro la Finanziaria 2007, la sua è stata una delle più critiche. L'ex segretario della Cgil ha chiaramente fatto intendere che non intendeva fare "lo sceriffo di Nottingham" e spremere i cittadini delle Due Torri, solo perché il governo aveva tagliato di 4,3 miliardi le risorse agli enti locali (2,1 alle regioni e 2,2 a province e comuni). Per il consigliere regionale di FI, Ubaldo Salomoni, l'ultima provocazione di Cofferati, la decisione di non approvare il bilancio comunale prima della fine dell'anno e andare all'esercizio provvisorio, "porta alla luce del sole il suo tentativo di dar vita ad una sorta di partito dei sindaci da scagliare contro Prodi". In realtà il cosiddetto partito dei sindaci, se all'inizio appariva compatto, con il passare del tempo ha perso qualche pezzo per strada. Quando il governo presentò la manovra Finanziaria tutti i primi cittadini fecero a gara nel rilasciare dichiarazioni al veleno. Rosa Russo Iervolino, sindaco postcomunista di Napoli, disse: "la finanziaria ci dimentica". Walter Veltroni, suo omologo romano: "emergono moltissime cose che non vanno bene". Leonardo Domenici, primo cittadino diessino di Firenze: "Una manovra insostenibile per i comuni". E giù a ruota Sergio Chiamparino, che da Torino sbraitava: "sono pronto a portare le chiavi del Comune a Roma". Sotto la Madunnina toccava a Letizia Moratti protestare: "mancano gli stanziamenti per Milano nel settore della sicurezza" e Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, espresse il suo dissenso dal palco di una manifestazione organizzata a Mestre da artigiani e commercianti. Il più duro di tutti, naturalmente, fu lui: Cofferati, che smontò la manovra denunciando "il pesante taglio dei trasferimenti erariali, il rinvio al 2008 della compartecipazione, l'assenza di una proposta sul federalismo fiscale e di misure perequative, la scarsità di risorse per gli investimenti, l'esiguità delle norme relative al catasto". L'esecutivo, preoccupato, corse ai ripari. Venne organizzato un tavolo con gli enti locali, recuperati 600 milioni per comuni, province e regioni, e altrettanti per Roma Capitale. Le proteste della maggior parte dei protagonisti rientrarono. Ma non quella di Cacciari e Cofferati. Il sindaco di Venezia ha continuato a dire che la Finanziaria tratta malissimo Venezia e si è scontrato con il governo sul Mose (il progetto che dovrebbe proteggere Venezia dall'acqua alta). Si era presentato a Roma, al Comitatone sul Mose, chiedendo di stralciare l'opera dalla cosiddetta Legge Obiettivo e di procedere con la Valutazione di Impatto Ambientale. Gli ha risposto a distanza il governatore della regione Veneto, Giancarlo Galan, ricordando che fu "il governo Amato ad approvare la delibera del Consiglio dei Ministri che decise di ritenere conclusa la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale". Alla fine il governo ha deciso di andare avanti con il progetto, facendo andare su tutte le furie Cacciari. Cofferati da parte sua ha denunciato la perdita per Bologna di 26 milioni di finanziamento rispetto a un anno fa e ha rincarato la dose: "Gli emendamenti approvati nel testo della Finanziaria uscito dalla Camera hanno coperto solo parzialmente l'impegno che si era assunto il governo con l'Anci". Un modo per dare l'ennesima stoccata al governo Prodi, e magari rilanciare la sua futura candidatura a leader del centrosinistra.
Fabio Florindi L'Avanti! (25/11/2006)
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