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La scuola araba di Milano |
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Scritto da Orlando Sacchelli
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07/11/2006 |
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Dopo infinite polemiche sono riprese le lezioni alla scuola araba di via Ventura a Milano. All'istituto privato italo-egiziano sono iscritti 130 bambini delle elementari e medie. La chiusura era stata imposta per la diversa destinazione d'uso dell'immobile (che pure in passato aveva ospitato dei corsi di formazione finanziati dalla Regione) e per altre questioni burocratiche. Ma il problema vero, quello dell'integrazione, resta aperto. Qualcuno sostiene che una vera integrazione sarebbe possibile solo se i bambini andassero nelle scuole italiane. C'è chi ha parlato addirittura di "invasione islamica", strumentalizzando l'accaduto. Altri hanno ribadito che, se da un lato la difesa delle identità è un valore importante, sono da evitare iniziative volte all'autoghettizzazione. Ora, quella di via Ventura non è la prima e non sarà l'ultima scuola privata straniera che viene aperta in Italia. Ciò che conta è che si segua un preciso protocollo concordato con le istituzioni italiane, volto ad assicurare ai ragazzi un insegnamento adeguato, che tenga conto di valori e tradizioni dell'Islam ma al contempo non nasconda agli alunni la nostra cultura oltre che la nostra lingua. Imporre la chiusura della scuola araba sarebbe sbagliato perché si verrebbe a negare la libertà di una comunità e, soprattutto, creerebbe una palese discriminazione, dato che esistono altre scuole private, sul nostro territorio, che portano avanti percorsi didattici non proprio identici ai nostri. Tollerare mettendo dei precisi paletti. Questa è l'unica soluzione possibile se si vogliono evitare inutili tensioni e si ha davvero a cuore la libertà. Lo stesso dicasi per il velo che indossano le studentesse. Un conto è se si tratta di una precisa scelta, altra cosa è se viene loro imposto. Anche solo far capire questa differenza sarebbe un enorme passo avanti.
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