Il Partito democratico lacera la sinistra PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Florindi   
06/11/2006

Partito democratico sì, partito democratico no. È la lacerazione più profonda che scuote i Democratici di sinistra. Le posizioni riscontrabili nella Quercia sullo scottante argomento sono essenzialmente tre: gli accaniti sostenitori, come l'area liberal del partito e il sindaco di Roma Walter Veltroni; i moderatamente favorevoli, ma con alcune riserve, come il segretario Piero Fassino e il presidente Massimo D'Alema; i nettamente contrari come la sinistra del partito e alcuni dalemiani.

I liberal di Enrico Morando e Umberto Ranieri sono favorevoli all'unione con la Margherita perché intravedono la possibilità di allargare la loro influenza all'area laica dei Dl. Veltroni, invece, crede che il partito democratico serva a creare un grande partito riformista in Italia, sul modello della Spd tedesca o del partito laburista inglese.

Il correntone di Fabio Mussi e Socialismo 2000 di Cesare Salvi, che rappresentano la sinistra dei Ds, sono contrari perché ritengono che il pd snaturerebbe la natura socialista di via Nazionale. A fronte di alcuni tentennamenti di Fassino, incalzato dai dielle sulla collocazione della nuova formazione al parlamento europeo, Mussi e Salvi hanno sempre fatto sapere che loro non avrebbero mai abbandonato il Pse. Anche alcuni dalemiani doc, come Peppino Caldarola e Gavino Angius, hanno mostrato seri dubbi sulla costruzione del pd. La preoccupazione è di costruire un contenitore vuoto, privo d'identità, nel quale gli elettori Ds non si riconoscano più.

La posizione più difficile è quella mediana di Fassino e D'Alema. In realtà nelle ultime settimane i due si sono distanziati rispetto al passato. Se il segretario, infatti, sembra essersi finalmente convinto, il presidente continua a manifestare qualche dubbio. In passato le loro frenate sul progetto erano giustificate da una motivazione tutta interna al partito: convincere la sinistra di Mussi e Salvi, perché correre troppo vuol dire perdere dei pezzi per strada. Il rischio maggiore, nel caso in cui il partito democratico veda la luce, è che una scissione della sinistra della Quercia costituisca un salasso di voti per la neonata formazione politica. Questo Fassino e D'Alema lo sanno e quindi cercano di rallentare il processo, nonostante le numerose pressioni esterne.
Il congresso dei Ds ci sarà in primavera, la sinistra ha già detto che presenterà una propria mozione e un candidato anti-Fassino, la guerra nel partito è aperta.



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