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Proiettili contro la libertà di stampa |
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Scritto da Orlando Sacchelli
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12/10/2006 |
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L'hanno uccisa per il suo coraggio e il suo amore per la ricerca della verità. Anna Politkovskaia, 48 anni, giornalista, era nota per le sue posizioni critiche nei confronti del Cremlino, soprattutto in relazione alla guerra in Cecenia. Cinque colpi di pistola hanno posto fine alla sua vita e al suo lavoro. "Un crimine grave contro il Paese, un crimine contro tutti noi", ha detto l'ultimo presidente sovietico Mikhail Gorbaciov, commentando l'assassinio. La Politkovskaia negli anni aveva più volte denunciato gli abusi e le violazioni dei diritti umani commessi dalle truppe russe in Cecenia. Ultimamente stava lavorando a un reportage sulle torture nella repubblica separatista caucasica che doveva essere pubblicato sulla "Novaya Gazeta", il giornale per cui lavorava.
Il brutale assassinio della Politkovskaia fa ripensare a ciò che avvenne sei anni fa a un giornalista italiano, Antonio Russo, morto la notte tra il 15-16 ottobre del 2000 in Georgia, dove si trovava in qualità di inviato di Radio Radicale per documentare la guerra in Cecenia. Sul suo corpo, ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 km da Tbilisi, erano visibili segni di tortura con tecniche che potrebbero essere riconducibili a reparti specializzati. Il materiale che aveva con sé, videocassette, articoli, non fu ritrovato. Mai sono stati trovati i responsabili della morte di Antonio Russo, così come la maggior parte dei 42 casi di giornalisti uccisi in Russia dal 1992, purtroppo non è mai stata risolta.
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