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Rosselli-Psi: conflittualità amorevole PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Florindi   
22/09/2006

ImageIl figlio che cerca di emanciparsi dal padre. Che crede nella sua buona fede ma non può dimenticare gli errori da questi compiuti. Forse è la migliore metafora per sintetizzare il rapporto di amicizia-inimicizia, collaborazione-conflittualità fra "Giustizia e libertà" di Carlo Rosselli e il Psi, rappresentanti del socialismo italiano in esilio negli anni '30.


Quando Rosselli arriva a Parigi alla fine del 1929, Nenni è da poco riuscito a riunire i due partiti socialisti separatisi dopo il Congresso di Roma del 1922. Il plauso del fiorentino alla ritrovata unità è tiepido, egli è infatti convinto che la paralisi politico-ideologica in cui versa il socialismo italiano ufficiale permanga inalterata. Così decide di fondare "Giustizia e libertà", un'associazione nuova, vitale, in cui coesistono le più diverse anime: dal suo socialismo liberale, passando per il federalismo repubblicano di Lussu, si arriva al liberalismo tradizionale di Tarchiani.

I rapporti con il Partito socialista sono da subito difficili. Tuttavia, in un primo momento, prevale la consapevolezza del bisogno d'unità nella lotta contro il regime fascista. Da un lato il Psi vede la nuova organizzazione come l'unica forza socialista, seppur eretica visto il suo tentativo di conciliare socialismo e liberalismo, che sia riuscita a darsi una struttura clandestina in Italia. Mentre dall'altro lato "Giustizia e libertà" si rende conto di non poter condurre un'efficace lotta contro il fascismo senza l'appoggio dei vecchi partiti. Così Rosselli opta per l'intesa con la Concentrazione antifascista, a cui aderiscono Psi, Pri, Cgl (Confederazione generale del lavoro) e Lidu (Lega italiana diritti umani), nel novembre del 1931 e Nenni appoggia l'ingresso di Gl.

L'accordo prevede alla Concentrazione l'incarico di organizzare tutta l'attività antifascista in esilio, mentre a Gl la programmazione dell'attività clandestina in Italia. Ma le tensioni non cessano. I giellisti ritengono che i vecchi partiti sono ormai organismi morti perché l'avvento del fascismo ha messo in luce i loro errori. L'affermazione della reazione, l'impotenza dei partiti davanti ad essa, è dovuta all'intrinseco settarismo e alla dogmaticità presenti nelle associazioni politiche. Tutto ciò ha causato l'immobilismo, l'incapacità di organizzare un'azione decisa contro il regime. I membri del Psi, dal canto loro, guardano preoccupati Gl, timorosi che possa sottrargli adepti e tessere al momento del ripristino della legalità in Italia.

Questo clima di sospetto latente, di crisi annunciate e mai realizzate, dura fino al maggio del 1934: data dello scioglimento della Concentrazione antifascista. La crisi viene aperta ufficialmente da un articolo di Lussu in cui viene criticata l'impostazione che ha dato il Psi alla sua politica prima dell'avvento del fascismo, ma in realtà essa ha radici molto più profonde. Da un lato vi è il tentativo di Rosselli di fare della Concentrazione un organismo veramente unitario, vivo, capace di risolute decisioni e azioni e non qualcosa di morto, di puramente simbolico com'è stato finora. Dall'altro lato, invece, il Psi è scettico sulle reali possibilità d'incisione della Concentrazione. Nel partito si va affermando la volontà di sciogliere tale organizzazione per potersi alleare con i comunisti, possibilità aperta dalla nuova politica dei fronti popolari decisa dal Comintern. Lo strappo decisivo, tuttavia, lo dà Gl. Sull'organizzazione di Rosselli si abbatte una vera e propria bufera. Protestano in molti.

Giuseppe Emanuele Modigliani scrive che "Dissentire è un diritto, discutere è un diritto e tutti e due sono un dovere; ma l'assalto al compagno d'armi e a quello che egli ha di più caro, quando si è nella stessa trincea e si è accettata la stessa disciplina: questo è inammissibile". E Angelo Tasca sottolinea: "La crisi che oggi si attraversa costituisce per il fascismo il maggiore successo ottenuto in questo campo dal 1926 in qua". I rapporti di collaborazione fra Gl e il Psi s'interrompono. Il meno pessimista riguardo all'evento è Rosselli, che profeticamente scrive: "La battaglia è ancora lunga e le occasioni per ritrovarsi anche in sede politica non mancheranno". Sarà la guerra di liberazione a far trovare di nuovo fianco a fianco i giellisti, confluiti nel Partito d'Azione dopo l'assassinio di Rosselli nel 1937, e le brigate Matteotti organizzate dal Psi.



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