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Da Norcia ogni 11 Settembre:
PACE E LIBERTA' E' noto che soltanto nella pace si possano affermare pienamente i valori più importanti dell'umanità: la dignità e pienezza della vita, la ricchezza delle scelte, il riconoscimento dei meriti, il successo nelle professioni e nelle imprese, il godimento dei frutti del proprio lavoro, la solidarietà verso gli individui e i popoli meno fortunati.
Ma c'è un dettaglio che viene costantemente nascosto dalla propaganda del falso pacifismo: non è possibile perseguire la pace, e nemmeno la giustizia, tanto meno la sicurezza e la solidarietà, al di fuori della libertà. I principi di libertà sanciti dal diritto naturale sono al primo posto dei nostri valori, su di essi fondiamo la nostra azione, ed essi devono essere comunque fatti prevalere.
Quando vengono minacciati da poteri ingiusti, dittature, violenze razziali, di classe, ideologiche o religiose, gli uomini liberi hanno il dovere morale di proteggere gli aggrediti e difendere se stessi. La resistenza individuale e collettiva, il diritto di autodifesa e quello di autodeterminazione dei popoli sono espressioni della dignità umana. Al contrario, il terrorismo in ogni sua forma, e in particolare quello del fanatismo islamista che oggi è al centro della scena globale, non riconosce la sacralità di ogni singola persona perciò è capace di ridurla a mezzo e quindi di colpire la sua stessa comunità; è una forma di genocidio ed è la negazione della nostra civiltà, anzi: vuole esattamente la distruzione delle civiltà diverse dalla propria. Per questo i Comitati per le Libertà aderiscono con forza a che manifestazione annuale di Norcia cresca nel tempo, e diventi un appuntamento importante, ogni anno, per tutti coloro che credono alla pace nella libertà. QUALE PACE Per affermare libertà e giustizia, sicurezza e solidarietà, bisogna favorire e sostenere progetti culturali e politici di pace. Questi, prima ancora che dai politici, dai tecnici e dai diplomatici; prima ancora che dalle istituzioni nazionali e internazionali, devono essere concepiti, voluti e sostenuti dai cittadini, perché le iniziative di pace e sviluppo possono avere successo soltanto se nascono da menti libere: rimane dunque indispensabile garantire nei paesi e aree ove si interviene un minimo di agibilità, che renda possibili confronto aperto e impegno comune. Allo stesso tempo, i progetti culturali e politici di pace devono concretizzarsi con passi precisi e verificabili. Invece il pacifismo indistinto e ideologico nasconde spesso fini e interessi non dichiarati, pericolosi per la stessa causa che intenderebbe affermare. Noi denunciamo il pacifismo ideologico come un inganno e un pericolo per le libertà di tutti. I PROGETTI La pace deve essere perseguita non indistintamente e con ragionamenti astratti, ma nelle condizioni storiche e politiche, geografiche e spirituali date e riconosciute. Possono essere messe al servizio di questi progetti non soltanto l'immaginazione e la competenza politica, ma anche la memoria storica, la forza simbolica dei gesti pubblici e lo slancio delle iniziative umanitarie. I Comitati per le Libertà intendono contribuire a valorizzare in particolare la manifestazione annuale di Norcia, commemorazione delle vittime del fanatismo etnico, ideologico o religioso, quale sede privilegiata di individuazione e anche elaborazione dei progetti culturali e politici di pace. TERMINARE TERROREM Il terrorismo, in ogni sua forma, è un crimine contro l'umanità e un inizio di genocidio. Occorre eliminarlo dallo scenario del Medio Oriente: bisogna liberare dalla sua minaccia la vita dei cittadini israeliani e palestinesi. Chiediamo pertanto che cessino tutte le forme, anche indirette, di sostegno economico a chi commette atti di terrorismo come forma di lotta politica, incoraggiando sanguinose rappresaglie. A questo scopo, si devono mettere in atto precise misure di controllo, a partire dalla istituzione di una commissione di vigilanza sui fondi europei, affinché i finanziamenti siano elargiti soltanto a chi garantisce: - trasparenza nella gestione dei fondi amministrati - messa fuori legge di ogni organizzazione che miri (per statuto) alla distruzione dello Stato di Israele o non ne riconosca la legittimità; - rispetto dei diritti di libertà; in particolare libertà di stampa, di credo religioso, di appartenenza politica, di orientamento culturale e sessuale; sospensione di tutte le pene capitali; - divieto di ogni forma di propaganda o sostegno al terrorismo attraverso i canali ufficiali: radio, televisione e testi scolastici della scuola pubblica. Chi non rientra in questi parametri non deve avere sostegno dall'Italia e dall'Europa. RICONOSCERE ISRAELE L'Europa celebra ogni 27 gennaio la giornata della memoria della Shoah, ma, condizionata dai suoi interessi economici e dalla necessità di mantenere buoni rapporti col mondo arabo -il suo massimo fornitore di petrolio- preferisce non alterare gli equilibri del Medio Oriente e affidare ai suoi governanti il compito di rabbonire i governi dell'area, avanzando riserve sulla "spropositata" risposta israeliana all'aggressione degli Hezbollah. Per queste ragioni la sua task force -che farà parte della forza internazionale autorizzata dall'ennesimo, ambiguo, documento dell'ONU, la risoluzione 1701-difficilmente conseguirà l'unico risultato davvero decisivo, quello di disarmare le milizie Hezbollah, che con ogni probabilità conserveranno intatti i loro arsenali, non minacciati certo dall'esercito libanese. In una situazione così piena di incognite e di pericoli per tutti -israeliani e palestinesi, europei ed arabi- chiediamo all'Unione europea di ammettere Israele tra gli Stati dell'Unione, per sancire anche formalmente quell'appartenenza morale e culturale alla nostra comunità di destino, sulla quale non hanno alcun dubbio gli attentatori di Madrid dell'11 marzo e di Londra del 7 luglio. Il futuro della democrazia in Europa dipende da quello di Israele e del Medio Oriente. Portare Israele in Europa non è solo un dovere per chiudere definitivamente il conto delle persecuzioni culminate nella Shoah, ma per favorire un progetto di pace, di democrazia e di modernità in Medio Oriente, senza il quale non vi sarà futuro per Israele ma pure il nostro diverrebbe molto a rischio. L'Europa di Schumann, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni ne sarebbe stata capace. Animati da questa consapevolezza, chiediamo all'attuale presidenza dell'Unione Europea di riprendere il grande progetto politico e ideale dei padri fondatori, i quali ben sapevano che Atene, Gerusalemme e Roma sono state la culla di quelle grandi civiltà del passato che sono all'origine della nostra identità. Gli interessi mercantili non possono farci dimenticare che la democrazia europea ha bisogno di Gerusalemme, come Gerusalemme ha bisogno dell'Europa.
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