giovedì, 04 dicembre 2008

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Una Repubblica fondata sulla libertà PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Lodigiani   
18/03/2007

ImageSi ritiene ormai più che maturo e necessario cambiare il 1° articolo della nostra costituzione che recita "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro" in quanto non sono solo venute meno ma soprattutto superate le condizioni che portarono i Costituenti a questa formulazione del principio a cui si ispira la carta costituzionale. Non "Repubblica dei lavoratoti" ma " fondata sul lavoro". Quindi un principio unicamente politico e ovviamente compromissorio fra i due schieramenti che si fronteggiavano dopo il 25 aprile del 1945, data che sancisce la fine della guerra e l'avvio alla ricostruzione e ristrutturazione del Paese, schieramenti opposti rispetto al nuovo assetto internazionale che vede i paesi vincitori misurarsi in una nuova guerra detta "fredda". I timori per un prolungamento delle sofferenze procurate dal periodo bellico alla popolazione inducono i partiti politici a trovare intese utili ad una veloce pacificazione e a limitare le possibili frizioni, ma purtroppo miopi rispetto al futuro.
-Un popolo ha sempre diritto di rivedere, riformare e cambiare la propria Costituzione. Una generazione non ha il diritto di sottomettere alle proprie leggi le generazioni future ed ogni ereditarietà delle funzioni è assurda e tirannica (art. 33 della costituzione francese 1793)-
Non solo la Carta nata dalla Rivoluzione Francese ammonisce in questo senso ma anche Thomas Jefferson, uno dei padri costituenti americani e in questa sede vogliamo sottolineare la collaborazione dell'italiano Filippo Mazzei :
-Alcuni uomini guardano alla Costituzione con ipocrita reverenza e la considerano come l'"Arca dell'Alleanza",troppo sacra perché la si possa toccare. Attribuiscono agli uomini dell'era precedente una saggezza più che umana e pensano che ciò che loro fecero non possa essere emendato ... Io non sono certo fautore di cambiamenti frequenti e non sperimentati delle leggi e delle costituzioni, ma so che le leggi e le istituzioni devono procedere a pari passo con il progresso dell'intelletto umano... Quando si fanno nuove scoperte, si svelano nuove verità e i costumi e le opinioni cambiano con il mutare delle circostanze, anche le istituzioni devono progredire e restare al passo coi tempi.-
È da ritenersi importante, oggi, anche riferimento a una delle più significative menti femminili del 900, Ayn Rand :
- Non sarà mai ripetuto abbastanza spesso che la costituzione è una limitazione del governo, non dei privati cittadini - che non prescrive la condotta dei privati cittadini, ma solo la condotta del governo - che non è una carta per i poteri del governo, ma una carta per la protezione dei cittadini contro il governo.

Sono passati esattamente sessanta anni e più di tre generazioni ed è tempo di liberare e correggere l'impostazione, data in un tempo di grave emergenza storica e nazionale, se vogliamo realmente una Repubblica atta a governare il nostro tempo e a predisporre quello futuro .
Il 1° articolo è stato approvato il 22 marzo 1947.

Non possiamo dimenticare che nel varare la linea guida di tutta la Costituzione, e come disse allora Fanfani "La definizione della nostra Repubblica avviene nel primo comma dell'articolo 1°", diverse sono state le perplessità espresse da molti dei 75 membri della Commissione presieduta dall'On. Meuccio Ruini,(guida ed ispiratore ) e conseguenti gli emendamenti presentati e posti a votazione.

-.L'on. Cortese "Io mi preoccupo soltanto che l'articolo 1° della nostra Costituzione possa assumere una colorazione classista attraverso la formula contenuta nel primo comma e sancisca il diritto esclusivo di una classe a dirigere la vita del Paese" e prosegue ricordando una frase del collega comunista Marchesi"Lo Stato non è costituito dalla maggioranza dei cittadini, ma da tutti i cittadini e non deve essere rappresentante dei più e tollerante dei meno".
-L'on Fabbri "Qualunque sia l'organizzazione di uno Stato, anche la più socialista, la più comunista che si possa immaginare ,gli appartenenti al complesso sociale saranno sempre contemporaneamente e dei lavoratori e delle persone che non lavorano; saranno delle persone che hanno già lavorato e che quindi hanno tutto il diritto di riposarsi, di andare in pensione senza con ciò decadere dai diritti politici; saranno dei fanciulli i quali hanno pieno diritto di cittadinanza fino dalla nascita; e se non sembrasse un espressione troppo cerebrale, direi ancor prima della nascita, perché anche i nascituri, quando sono nell'utero materno sono virtualmente già dei cittadini,a condizione di nascere"
L'on. Corleo "Il primo rilievo è questo: il lavoro,espresso così nudamente, non potrebbe avere significato concreto, pratico, come fondamento della Repubblica, perché il lavoro è la base necessaria..."
Gli on. La Malfa, Macelli, Sardiello, De Vita, Martino Gaetano, Codignola, Mol&egrave, Magrini, Naioli, Azzi, Chiostergi, Silone, Conti,e Bernabei propongono :
"L'Italia è una Repubblica democratica fondata sui diritti di libertà e sui diritti del lavoro"
L'on. La Malfa "-Fondata sul lavoro - è una frase di assai scarso contenuto. Da un punto di vista costituzionale vuol dire assai poco: introduce questo concetto del lavoro, ma l'introduce con una genericità che si presta a molti equivoci".
L'on. Molè sottolinea l'equivocità della formula - fondata sul lavoro - "Poiché pochi momenti fa abbiamo sentito affermare che ogni Stato, anche schiavista ,è fondato sul lavoro (i campi di lavoro di ogni sistema totalitario gulag o lager, lo testimoniano) Con la formula i diritti del lavoro si pongono, invece ,in primo piano i diritti del lavoro... Sui diritti di libertà perc& eacute; intendiamo che lo Stato sia una democrazia della libertà e del lavoro e congiunga la doppia istanza della giustizia sociale e della imprescrittibilità dei diritti di libertà umana"


La parola lavoro non può considerarsi un valore assoluto ne tanto meno unico, anche se un vecchio detto recita che "il lavoro nobilita l'uomo", e si può riaffermare che esclude buona parte dei cittadini (bambini, vecchi, disabili, minorati, nullafacenti), inoltre la parola lavoro (dal latino labor) è nel suo vero significato sinonimo di - fatica nei campi, duro lavoro, sforzo - nulla che possa presagire una società libera e giusta. Nel momento dell'approvazione dell'articolo 1° così concepito, molti furono gli interventi che sollevavano dubbi e preoccupazioni lungimiranti .

Con lo sguardo della storia i dubbi si sono rivelati serie ragioni purtroppo inascoltate .
Il (non) valore primario costitutivo scelto dalla maggioranza dei costituenti democristiani e comunisti ha limitato la crescita dell'Italia nei veri valori democratici di libertà, quella libertà rispettosa dello Stato che è frutto solo di una piena democrazia costituita da un rapporto paritario fra cittadini e stato.


Commenti
Scritto da Sarchiapone il 2007-03-19 19:29:05

"L'Italia è una repubblica fondata sulle banane..."
c'è sogno e sogno
Scritto da esule il 2007-09-27 22:14:15

Il sogno dei comunisti della resistenza era Stalin. 
Sono rimasti male, e non gli è ancora passata...

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