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Francesco Margiotta Broglio, sul 'Corriere della Sera', ha mostrato un entusiasmo incontenibile per il progetto di legge (n. 3236) volto a "promuovere la laicità", presentato, in Francia, da Jean Glavany assieme ad altri deputati socialisti. Il progetto prevede l'istituzione di "un 'Osservatorio nazionale sulla laicità' composto di esperti (docenti, storici, filosofi, sociologi) che dovrebbero arricchire il dibattito d'opinione con ricerche scientifiche e dare pareri al governo e al Parlamento sui problemi emergenti".
Una 'Carta della laicità' "sulla quale dovrebbero prestare giuramento in Comune tutti i giovani giunti alla maggiore età e tutti coloro che ottengano la nazionalità francese e la creazione di un 'servizio civile' di sei mesi, obbligatorio per uomini e donne, che dovrà favorire la 'mescolanza' sociale, il confronto delle differenze e l'apprendistato della cittadinanza".
E non basta ancora giacché i proponenti hanno pensato, pure, a un 'Centro per la memoria dell'immigrazione' inteso a valorizzare "la ricchezza della diversità" e a un''Alta Autorità contro la discriminazione' che "dovrà applicare, nella sua azione, il principio di laicità". La legge del 2004, che vietava "nelle scuole 'segni' e abbigliamenti religiosi" viene estesa a tutti i luoghi pubblici ma, a garanzia del pluralismo, l'accesso televisivo è accordato, oltre che alle maggiori religioni, anche alle "convinzioni filosofiche, umaniste, atee e agnostiche" .
Leggendo l'articolo di Broglio, è difficile non pensare ad Alexis de Tocqueville e alle sue tristi profezie sul ruolo regolamentatore dello Stato e sulla sua tendenza a venir incontro a tutti i bisogni dei cittadini in vista di una comunità buona e virtuosa. Ormai, rilevava, non c'è problema sociale per il quale non si pensi all'istituzione di una Commissione ad hoc, col risultato di estendere a macchia d'olio le competenze dell'Amministrazione. A forza di custodire la pace sociale e di liberarci dalle questioni spinose, che sempre insorgono nelle faccende umane, concludeva con cupa ironia, lo Stato finirà per toglierci il disturbo del vivere.
Non vorrei essere frainteso: le leggi che tanto piacciono a Margiotta Broglio, si ispirano a un principio nobilissimo, la convivenza di fedi e di dottrine diverse, nel rispetto della laicità della sfera pubblica. A preoccupare, invece, è, per così dire, la "statalizzazione della virtù civica";, quel tenace esprit giacobino che non si fida del commercio quotidiano dei privati e della composizione pragmatica dei loro diversi stili di vita ma, per essere sicuro del risultato, pretende di assegnare a "docenti, storici, filosofi, sociologi", funzioni pubbliche di consiglieri, controllori, giudici. E' come se il "socialismo reale", disastrosamente fallito in economia, riacquistasse, grazie alla società multietnica, nuove opportunità per placare l'inesausta passione del monitoraggio sociale.
Se si vuole davvero rispettare la diversità, dagli immigrati che chiedono pane e lavoro non si possono esigere né la rinuncia ai simboli religiosi (il velo), né la conoscenza della Costituzione (ignota all'80% degli italiani), né ridicoli giuramenti di lealtà repubblicana. Basta soltanto avvertirli che, entrando nel nostro paese, hanno l'obbligo di sottostare alle nostre leggi in materia di diritto civile e che, pertanto, da noi, la sharia non entrerà mai in vigore così come non avrà alcun riconoscimento l'autorità paterna e maritale iscritta in tradizioni che l'Europa ha sepolto da qualche secolo.
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