Napster, genesi del peer-to-peer PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca A. Bocci   
17/07/2006

ImageL'esplosione del numero di famiglie connesse alla rete nei paesi industrializzati riuscì a portare la parola internet nel vocabolario, costruire le basi della vera rivoluzione informatica ma vide anche la prima crociata contro il peer-to-peer, lanciata dall'industria della musica contro il padre di tutti i sistemi di file sharing, il celeberrimo Napster.


Come era successo molte altre volte, il nemico pubblico numero uno dell'industria discografica nacque da studi avanzati portati avanti dai laboratori delle università della Silicon Valley, che cercavano modi per evitare la congestione della rete e sfruttare al meglio le infrastrutture presenti per favorire la distribuzione dei dati scientifici a tutte le università impegnate in progetti collaborativi.

I creatori di Napster, che stavano frequentando gli stessi laboratori, pensarono di utilizzare questi primi protocolli per progettare un sistema in grado di collegare tutti gli hard disk degli utenti in una enorme libreria comune e permettergli di condividere i files musicali estratti dalla propria discoteca e compressi usando gli stessi algoritmi che di lì a poco avrebbero permesso la digitalizzazione delle comunicazioni mondiali e l'arrivo dei supporti video digitali della seconda generazione. Ogni utente metteva volontariamente a disposizione del server centrale la lista dei files musicali presenti nel proprio computer; questi files, divisi in decine o centinaia di piccole parti, venivano scaricati da altri utenti prendendo uno o più frammenti da tutti coloro che avevano lo stesso file nel computer.

Questo sistema diventa sempre più efficiente con l'aumento dei computer collegati e, con il crescere del numero di files contenuti nella libreria centrale, si trasformò rapidamente in una immensa discoteca globale gratuita. Nessuno ha mai considerato l'effetto dirompente di questa novità: da un momento all'altro, chiunque avesse un computer e una connessione ad internet era in grado di ascoltare qualsiasi canzone mai registrata, registrarla sul proprio hard disk o masterizzarla su un CD vergine. Non era più necessario recarsi nelle grandi città o addirittura attraversare l'oceano per sentire le nuove opere degli artisti letti sulla rivista specializzata o sui primi siti di informazione musicale che iniziavano a moltiplicarsi in rete.

Questa prodigiosa esplosione di libertà, l'aumento vertiginoso della cultura musicale di milioni di utenti della rete e la nascita dei primi gruppi musicali figli di questo fenomeno che, come i Linkin Park, mettevano volontariamente a disposizione di tutti alcune proprie canzoni per farsi conoscere e vendere milioni di dischi una volta messi sotto contratto dalle majors non impedirono all'industria musicale di considerare Napster niente di più di un mezzo sofisticato per privarli dei super profitti che ricavavano dalla vendita dei CD originali, costosissimi e caricati di ogni sorta di costi fasulli pur di aumentare il ricavo per la compagnia discografica.

Appena il piccolo programma divenne abbastanza diffuso da essere considerato un problema, le majors e alcuni artisti famosi iniziarono un fuoco di sbarramento contro Napster, accusandolo di mandare in rovina i musicisti e mettere a rischio l'intera industria della musica. Risultato? Chiunque avesse un computer in casa o in ufficio installò il programmino e rese Napster il primo software di rete veramente globale. Gli hard disk si riempirono fino all'inverosimile, costringendo gli utenti a comprare nuovi modelli più capienti; l'arrivo sul mercato dei primi masterizzatori di CD fu accolto in maniera trionfale, spingendo i prezzi verso il basso e garantendo a tutti la possibilità di registrare su un supporto rimovibile grandi quantità di dati.

Le case discografiche, in pieno panico, trascinarono in tribunale i creatori di Napster; la prima cause celebre dell'era informatica fece conoscere a chiunque avesse un televisore la possibilità di avere gratuitamente tutta la musica del mondo, rese universale il protocollo di compressione dei laboratori Fraunhofer (il sistema MPEG-1 layer 3, meglio conosciuto come MP3), accellerò in maniera esponenziale la crescita di Internet e, col tempo, rese obsoleti i supporti digitali della prima generazione, quei compact disc che avevano da poco mandato in pensione il vinile. Alla fine, quando il tribunale costrinse Napster a chiudere, gli utenti avevano dimenticato il capostipite del p2p e si servivano dei tanti sistemi di file-sharing di seconda e terza generazione, che non avevano più bisogno di un server centrale e, soprattutto, non erano limitati alla musica.



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