L'Italia sceglie il no. Botta e risposta sul referendum PDF Stampa E-mail
Scritto da Orlando Sacchelli e Gaston Beuk   
27/06/2006

ImageNessuno poteva immaginare che un numero così alto di italiani, il 53,6%, sarebbe andato a votare per il referendum. Eppure ogni previsione è stata sovvertita. Il risultato ha visto prevalere in modo netto il no alla riforma costituzionale - 61,3% - mentre il sì si è fermato a quota 38,7%. Dunque la Costituzione resta immutata, così hanno deciso gli italiani. E all’esito delle urne tutti devono inchinarsi. Non è detto però che l’esigenza di ammodernare il Paese e le sue istituzioni non trovi nuovi sbocchi, magari con un consenso bipartisan che è mancato questa volta.


La sonora bocciatura della riforma costituzionale si può forse vedere come il funerale politico della Casa delle Libertà, almeno per come la coalizione di centrodestra è strutturata oggi. Il referendum, infatti, rappresentava un'indubbia spallata al governo, ma la spallata non è arrivata, e una riforma così importante, con 50 articoli della Costituzione da cambiare, è franata miseramente. Quale collante può esservi ora in un centrodestra che ha perso le politiche e si è visto smontare la più grossa riforma elaborata nel corso dell’ultima legislatura?

Bossi ha detto che la Lega intende andare avanti lo stesso, seguendo l'esempio di gallesi, scozzesi e catalani, che dopo lunghissime battaglie sono riusciti a ottenere forme elevate di autonomia. C'è da capire, però, se questo andare avanti presupponga o meno la messa in discussione dell'alleanza con la Cdl. Paradossalmente la Lega potrebbe ottenere molto più federalismo alleandosi con la sinistra che restando fedele al centrodestra. Le ragioni sono semplici da spiegare: l'esigenza di riformare il Paese non è di destra né di sinistra. La Spagna di Zapatero o il Regno Unito di Blair, ad esempio, sono andate nella direzione del federalismo pur con dei governi di sinistra. La Lega potrebbe trovare dei punti in comune con la maggioranza per impostare una nuova riforma costituzionale: non ci sarebbe nulla di strano.

E a ben vedere, con una maggioranza così risicata al Senato, il centrosinistra potrebbe anche giovarsi dell'apporto dei senatori del Carroccio, o di una parte di essi, in cambio di un accordo di massima in nome delle riforme. La Lega, quindi, non esce distrutta dal referendum, ma si trova ancora una volta al centro della politica nazionale. Più forte di prima perché nelle condizioni di poter trattare con la sinistra assicurandole, in cambio, quella stabilità di cui la maggioranza non dispone affatto.
Discorso completamente diverso per la Casa delle Libertà, che forse dovrebbe ripartire da zero cominciando a fare ordine nelle proprie idee e individuando nuovi possibili obiettivi.



Orlando Sacchelli



L’Italia del no può festeggiare le sue vittorie: no alle riforme costituzionali, no al federalismo, no alla riduzione dei parlamentari, no alla differenziazione dei ruoli tra Camera e Senato. No soprattutto al federalismo fiscale, che avrebbe messo un freno allo strapotere finanziario dei partiti. Ci aspetta, per breve tempo, un minuetto sulle riforme da riprendere, i tavoli di confronto, il dialogo eccetera, finché esausti per il caldo estivo si lascerà perdere il tutto. Un centro-sinistra che di sua iniziativa aprisse al federalismo, a questo punto, sarebbe doppiamente suicida: perché scaverebbe tra le sue divisioni, e regalerebbe potere contrattuale all’opposizione.

Ora, di fronte alla prospettiva realistica di un declino dell’intero sistema-Italia, bloccato e frustrato in qualsiasi speranza di rinnovamento, il centro-destra può solo sperare di riprendere a dialogare con la società civile e dare il via, con il Partito delle Libertà più volte annunciato da Berlusconi, a una nuova stagione. La Lega potrebbe esserne l’interlocutrice e alleata privilegiata, come la Csu bavarese nei confronti della Csu, il partito democristiano tedesco.



Gaston Beuk

Commenti
Scritto da Paolo il 2006-06-30 20:42:10

Gli italiani hanno deciso che del federalismo non gliene frega un fico secco!!!
autolesionismo
Scritto da Nicolò il 2006-07-01 17:29:50

Se ne accorgeranno quando i burocrat romani metteranno mano al portafogli per finanziare le loro spese. Cioè: metteranno mano al portafogli di quelli ai quali del federalismo non gliene frega niente... :
Scritto da Paolo il 2006-07-01 21:21:19

Beh invece col federalismo le mani non si sarebbero allungate dentro i portafogli. No... macché, sarebbe stato a costo zero il federalismo! Nel cielo volano gli asini...
Scritto da Sarchiapone il 2006-07-04 13:45:22

Federalismo significa innanzitutto raddoppiare l'amministrazione locale a tutto vantaggio della spesa pubblica e di coloro che andranno ad occupare le nuove poltrone. Cos'è, un modo per aumentare posti di lavoro per politici che non ne trovano presso i palazzi di Roma? 
 
Gli italiani hanno deciso e con larga percentuale di rifiutare la riforma. tutti autolesionisti? O tutti indegni? Intanto io mi godo la brutta figura di AN, partito ultraconservatore e nazionalista venduto al federalismo, con evidenti crisi di personalità.

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