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Da qualche tempo a questa parte, i media tradizionali stanno "promuovendo" un nuovo nemico dell'Occidente, più subdolo e minaccioso dello "sceicco virtuale". Questo mostro senza volto è il pirata informatico, che nell'immaginario collettivo sta diventando capace di qualsiasi nefandezza. I media generalisti, come al solito, finiscono col fare di tutt'erba un fascio, accomunando figure tra di loro diversissime come hackers, crackers e veri e propri malviventi.
Mentre il crimine informatico è un problema serissimo, specie quando arriva, tramite il furto delle informazioni personali, a rovinare completamente un individuo, polizia e media sembrano molto più sensibili verso una forma avanzata di condivisione di file digitali detta peer-to-peer. Pochi giorni fa, la polizia di Stoccolma ha fatto irruzione in una società che gestisce una serie di server di proprietà di vari siti internet. Di fronte agli sguardi stupiti dei dipendenti, i poliziotti si sono fatti indicare quali erano i server che ospitavano thepiratebay.org, un sito che permette agli utenti di rendere pubblici piccoli file "guida" attraverso i quali condividere grandi quantità di dati con migliaia di altre persone. Risultato del raid: server piombati, sequestrati e sito chiuso in permanenza. I proprietari del sito, niente affatto intimoriti, hanno fatto una conferenza stampa ed hanno annunciato che richiederanno una compensazione milionaria se le accuse della polizia si riveleranno fasulle.
La stampa ha dato ampia risonanza all'evento ed il piccolo "partito dei pirati", che ha intenzione di candidarsi alle prossime elezioni, ha dichiarato che fornirà tutto il suo appoggio per garantire la sopravvivenza della "baia dei pirati", punto di aggregazione della ampia comunità di file-sharing scandinava. In un ulteriore gesto di sfida, i proprietari hanno rimesso in piedi il sito in pochi giorni, senza cambiare una virgola e continuando a consentire la condivisione di qualsiasi tipo di file. In molti paesi europei si sta diffondendo una corrente di pensiero che considera un'estensione della libertà personale la possibilità di accedere a dati messi a disposizione gratuitamente da altri utenti della rete, anche se si tratta in grandissima maggioranza di file musicali, video o programmi informatici.
La recente legislazione francese, che rende legale la condivisione di files non a scopo di lucro, ha sparigliato le carte e rotto il fronte degli stati nazionali, che fino a pochi mesi fa appoggiava in toto le posizioni delle associazioni delle industrie audiovisive e fonografiche, che chiedono a gran voce la messa al bando di qualsiasi sistema di condivisione che non garantisca il pagamento dei diritti d'autore. La faccenda, obiettivamente complicata, specie per i non-iniziati al mondo della rete, si presta a strumentalizzazioni di ogni genere e quindi meriterebbe un'attenzione particolare da parte di tutti i cittadini interessati al mantenimento delle proprie libertà civili. Le organizzazioni di categoria, su entrambe le sponde dell'Atlantico, non si fanno troppi scrupoli e ricorrono a tutti i mezzi, minacce e cause legali incluse, per costringere alla chiusura i siti che rendano "troppo facile" l'accesso ai sistemi di file-sharing.
Tanto accanimento dovrebbe far sorgere dei sospetti. I diritti d'autore o il benessere dei cittadini "deboli", che andrebbero protetti dal materiale spesso osceno che circola in questi siti, sembrano patetici paravento dietro al quale nascondere la montagna di profitti che le majors ricavano dalla vendita di CD, DVD o file digitali "legali". Ma il vero obiettivo delle majors, dei governi e di gran parte dell'establishment è la stessa rete Internet, che sta diventando uno strumento di libertà e crescita personale troppo grande e potente per essere ricondotto alle logiche del passato. Nei prossimi articoli, esploreremo i vari aspetti della rete e le sue potenzialità in grado di rivoluzionare il mondo. Solo conoscendo appieno quello che può offrire la caotica, anarchica e libertaria rete di oggi saremo in grado di respingere gli attacchi di chi, dall'alto delle torri di avorio, dei palazzi della politica o dei grattacieli delle corporazioni, sta già lavorando per toglierci questo strumento formidabile e ricacciarci nelle mani dei professionisti dell'informazione prezzolati.
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