Liberalia - La newsletter dei Comitati per le Libertà
Sito Internet: http://www.libertates.com/
N.26 - 31/10/2006
In questo numero:
1) Memento Gulag 2006
2) L'Italia e la libertà di stampa
3) Chi parla di Israele muore!
4) Una carestia di classe
1) Memento Gulag 2006
Nel 1992 il famoso dissidente antisovietico Vladimir Bukovskij era rientrato nel suo paese per organizzare un processo al partito comunista, ritenuto responsabile della morte di milioni di cittadini. Ma molto presto ci si rese conto che questo processo sarebbe stato impossibile e così Vladimir Boukovskij fu costretto a lasciare la nuova Russia.
Eletto presidente generale dei Comitati per le Libertà, decise, con Dario Fertilio, di dare vita al Memento Gulag, che ogni 7 novembre - anniversario della conquista del potere da parte dei bolscevichi - indice una manifestazione per ricordare la condotta criminale dei regimi comunisti. Dopo Roma, Bucarest e Berlino, i Comitati per le Libertà e la ICES hanno organizzato il Memento Gulag 2007 in Vandea (Francia), a Roche-sur-Yon.
2) L'Italia e la libertà di stampa
L'Italia si piazza al 40° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa. A decretarlo è l'associazione Reporters sans frontières. Corea del Nord, Turkmenistan ed Eritrea sono i peggiori. Alcuni Paesi del Nord Europa (Finlandia e Norvegia), insieme a Svizzera, Olanda, Irlanda e Islanda guardano tutti dall'alto in basso essendo in testa alla classifica. La situazione italiana migliora leggermente rispetto agli ultimi anni. Ma il dato che fa notizia è che l'Italia è superata in classifica da alcuni Paesi del sud del mondo. Una "buona notizia" per Reporters sans frontières: "Anche se molto poveri, questi paesi si mostrano particolarmente rispettosi della libertà di espressione". Un plauso va alla Bolivia (16ª), al Benin (23°), all'isola di Mauritius (32ª), al Ghana (34°). La Bosnia-Erzegovina (19ª) continua a salire facendo meglio di altri paesi dell'Unione Europea, come Grecia (32ª) e Germania (23ª).
Vanno decisamente meno bene le cose per gli Stati Uniti: in un anno gli Usa passano dal 44° al 53° posto. Nel 2002 occupavano il 17°. Il crollo secondo Reporters sans frontières dipende soprattutto dalla forte tensione tra la stampa e l'amministrazione Bush in tema di terrorismo e sicurezza nazionale.
A influire sulla classifica finale le ormai note vignette su Maometto, quelle che, a inizio anno, causarono un gran polverone infiammando il mondo islamico. A causa delle polemiche e delle minacce subite dai giornalisti per la pubblicazione delle vignette, perdono punti in classifica il Giappone, la Francia ma soprattutto la Danimarca, che l'anno scorso deteneva il primato per la libertà di stampa.
3) Chi parla di Israele muore!
BANGLADESH: sotto processo e a rischio di condanna a morte per aver parlato bene di Israele. Questa è la sorte toccata al giornalista Salah Ouddin Choudhury, in un Paese teoricamente "musulmano moderato" e "democratico" quale è il Bangladesh. La persecuzione di Choudhury iniziò già nel 1999, quando il governo ordinò la chiusura del suo canale televisivo, A-21, la prima Tv privata del Paese. I motivi erano politici: i servizi davano spazio anche agli oppositori. Nel 2003, quando Choudhury stava recandosi in Israele per tenere una conferenza sul dialogo interreligioso, le autorità colsero un pretesto fittizio (problemi di passaporto) per arrestarlo all'aeroporto di Dakha, internarlo e trattenerlo in carcere per un anno e mezzo, torturarlo e dissuaderlo dal riprendere la sua attività. Il Bangladesh non ha mai riconosciuto diplomaticamente lo Stato di Israele. Attualmente Choudhury è stato nuovamente arrestato e deve affrontare un processo per "sedizione", un reato che può comportare la pena capitale.
(fonte: L'opinione)
4) Una carestia di classe
COREA DEL NORD: si sa che il popolo nordcoreano muore di fame. Ma non si dice mai che è il regime di Pyongyang che lo sta affamando scientemente. Il caso nordcoreano non è un nuovo "Olodomor", cioé quando Stalin, nel 1932, privò deliberatamente gli Ucraini di tutti i loro mezzi di sostentamento per sterminarli. Ma la carestia nordcoreana è provocata dalla divisione in classi della società e soprattutto dal rigido razionamento degli alimenti in tutto il Paese. Non c'è modo di ottenere cibo, se non facendoselo consegnare, periodicamente, dal regime. Non tutti hanno diritto alle stesse razioni. I membri del Partito e i militari sono i meglio nutriti. La classe media, costituita da cittadini comuni, è denutrita. I dannati dei gulag e i rinnegati dal regime, sono lasciati letteralmente morire di fame. La denutrizione di gran parte della popolazione ha causato la nascita di un gran numero di bambini con difetti fisici e mentali molto gravi. Secondo la testimonianza di alcuni profughi fuggiti nella Corea del Sud (tra cui anche un medico), l'ordine del regime è di sterminarli. Nell'ultima dittatura stalinista sono in vigore l'eutanasia coatta e l'aborto forzato, proprio come nella Germania nazista.
(fonte: Rudolph Rummel, http://www.hawaii.edu/powerkills/)
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