Liberalia - La newsletter dei Comitati per le Libertà
Sito Internet: http://www.libertates.com/
N.24 - 29/09/2006
In questo numero:
1) Il boom della pena di morte
2) Questa sera ci sentiamo su Radio Martì
3) Appelo per Israele in Europa
E altro ancora...
1) Il boom della pena di morte
IRAN: Il mese di agosto ha registrato un vero e proprio record di violazioni dei diritti umani all'interno del regime dei mullah. Il regime di Teheran sta opprimendo il suo popolo in tutti i campi. Etnico: nella provincia del Khuzestan (confinante con l'Iraq) a maggioranza araba, 10 presunti terroristi sono stati condannati a morte per "aver fatto la guerra a Dio e aver agito contro gli interessi della sicurezza nazionale". La provincia era insorta l'anno scorso perché la minoranza araba temeva di rimanere vittima di una pulizia etnica. Politico: il 25 agosto l'Unione Europea ha espresso "grave preoccupazione" per il modo inumano in cui vengono trattati i prigionieri politici in Iran. A provocare la protesta ufficiale è stata soprattutto la morte nella prigione di Evin dello studente dissidente Akbar Mohammadi, il quale aveva iniziato da nove giorni uno sciopero della fame proprio per protestare contro le condizioni di vita all'interno della nota prigione politica. Religioso: nella città di Rasht, Motamedi Mojdehi, colpevole solo di essersi convertito al cristianesimo, è sotto processo per apostasia. Attualmente è in carcere e rischia la pena capitale. Giuridico: la giustizia iraniana non perdona niente e nessuno; le pene capitali stanno aumentando. Dal gennaio al luglio sono state eseguite 98 sentenze capitali, tutte per impiccagione nella pubblica piazza. Almeno 12 fra i condannati a morte sono minorenni.
2) Questa sera ci sentiamo su Radio Martì
CUBA: Ufficialmente, a Cuba, tutti possono accedere a Internet. Così come, sempre ufficialmente, si tengono periodicamente libere elezioni. Ma in realtà, così come è noto che non esistono libere elezioni, nemmeno Internet è libera. Negli Internet Café possono accedere solo gli stranieri, non i Cubani. Il giornalista indipendente Guillermo Farinas sta anche sostenendo uno sciopero della fame contro la censura e le restrizioni dell'accesso a Internet. Nel frattempo l'informazione non allineata al regime arriva attraverso le vie più bizzarre. TV Martì, l'emittente dei dissidenti aiutata direttamente dal governo degli Stati Uniti, trasmette da un aereo militare, fornito dall'aviazione statunitense, per evitare che il suo segnale venga intercettato e disturbato dal regime dell'Avana. Con la malattia di Castro e il passaggio temporaneo di tutti i poteri al fratello Raul, i programmi di TV Martì sono stati estesi a sei giorni alla settimana. La televisione dissidente permette ai Cubani di seguire dibattiti sulla democrazia, sul futuro post-comunista, ma anche tanta satira. Queste sono le stesse "armi di attrazione di massa" che fecero sgretolare lentamente i regimi comunisti nell'Est Europeo. Faranno lo stesso effetto anche nei Caraibi?
3) Appello per Israele in Europa
MEDIO ORIENTE: I Comitati per le Libertà chiedono all'Unione Europea di ammettere Israele fra i suoi membri. Sinora solo pochi soggetti politici, tra cui soprattutto i Radicali, avevano chiesto l'ingresso di Israele nell'UE, mentre la politica estera europea è prevalentemente filo-araba per ragioni di interesse economico di breve periodo: il mondo arabo è attualmente il nostro principale fornitore di petrolio e per questo i governi europei hanno sempre scelto la linea dell'appeasement con le dittature arabe e islamiche, comprese quelle che minacciano direttamente la nostra sicurezza. Anche nel caso della crisi libanese, i governi europei non si sono impegnati nel disarmo degli Hezbollah, colpevoli di una deliberata aggressione contro Israele, ma hanno preferito accettare acriticamente l'ambigua risoluzione Onu 1701 che prevede l'invio di forze di interposizione con un mandato e delle regole di ingaggio tuttora poco chiare. L'Europa, insomma, ha scelto una linea di "equivicinanza" che cela il suo tradizionale filo-arabismo. Eppure nessuno può negare che Israele, l'unica democrazia liberale compiuta nel Medio Oriente, è una delle culle della nostra civiltà ed è anche l'ultimo lembo d'Europa in un'area geografica, politica e religiosa che ne vuole la distruzione. L'ingresso di Israele nella UE non è una scelta volta a salvare solo Israele, ma anche la stessa Europa. "Il futuro della democrazia in Europa dipende da quello di Israele e del Medio Oriente" - scrive Dino Cofrancesco, presidente dei Comitati per le Libertà - "Portare Israele in Europa non è solo un dovere per chiudere definitivamente il conto delle persecuzioni culminate nella Shoah, ma per favorire un progetto di pace, di democrazia e di modernità in Medio Oriente, senza il quale non vi sarà futuro per Israele ma neppure per noi. L'Europa di Schumann, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni ne sarebbe stata capace".
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