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ITALIA - E adesso, vediamo queste liste
- Dopo tante discussioni surreali sulla legge elettorale e sulla trasparenza della politica, ecco il momento della verità. Si vedrà adesso, al momento della compilazione delle liste per le prossime elezioni politiche, se il mito della primarie nel Partito Democratico è stato soltanto maquillage o corrisponde a una reale apertura di democrazia diretta. E si vedrà se il Popolo delle Libertà ha il coraggio di aprirsi realmente alla società civile, o si tratta soltanto di una somma di vecchi (An) e semi-nuovi (Fi) apparati. Non c’è dubbio che un passo in avanti verso un effettivo bipartitismo sarebbe un segnale positivo per l’Italia. Ma se non sarà accompagnato da un’apertura dal basso, si risolverà soltanto in un duopolio di breve respiro, destinato a cedere presto il passo a nuove insoddisfazioni, moltiplicazioni di liste, personalismi e traffici di voti.
AFGHANISTAN - Nasce un partito di donne per le donne
- Sta nascendo un partito interamente dedito alla difesa dei diritti delle donne. La notizia non farebbe scalpore in Europa. Ma stiamo parlando dell’Afghanistan. Proprio il paese in cui, sino a sette anni fa, le donne subivano un ferocissimo regime di apartheid che le costringeva a restare chiuse in casa, con i vetri delle finestre oscurati, a uscire solo se autorizzate e per di più interamente coperte dal burqa, a non lavorare, a non guidare, ad essere visitate da un medico solo attraverso una tenda o per mezzo di uno specchio, per evitare ogni contatto visivo diretto tra i due sessi. Ora la condizione della donna in Afghanistan è migliorata: dal punto di vista giuridico, la nuova costituzione ha posto fine alla discriminazione totale del "sesso debole". Ma la società e i tribunali locali tradizionali sono ancora fermi ai tempi del Talebani. Anche perché, tolte le grandi realtà urbane, come Kabul, nelle campagne la tradizione ha sempre imposto una rigida discriminazione sessista, ben prima che si insediasse il regime islamico. Il nuovo partito femminista, "National Need" in inglese, si presenterà alle prossime elezioni parlamentari che si terranno, salvo imprevisti, fra tre anni. Fatima Nazari, leader del nuovo soggetto politico, promette di dar battaglia: "Io credo che le donne capiscano i loro stessi problemi meglio che gli uomini. Vogliamo agire per la democrazia e non solo parlare di democrazia".
KOSOVO - Nella secessione i diritti sono una cosa ma la realtà è un'altra
- l’indipendenza del Kosovo pone una serie di quesiti e problemi alla coscienza dei liberali. I diritti alla sovranità, all’integrità e all’unità nazionale, rivendicati dalla Serbia, sono diritti collettivi, difficilmente difendibili da un punto di vista coerentemente liberale. Il diritto di autodeterminazione, rivendicato dal Kosovo, invece, rientra nella cultura liberale. Il diritto di secessione è stato caldeggiato da uno dei più importanti liberali classici, Thomas Jefferson, quale forma di resistenza alla tirannide. Anche un liberale estremo quale Murray Newton Rothbard, considera sempre legittima la secessione, fino alla sua più piccola entità: la secessione individuale. Ma, quando è una comunità intera a dichiarare la propria indipendenza, per formare un nuovo Stato, il dibattito resta aperto. La nuova entità statuale rispetterà i diritti delle minoranze che non vogliono la secessione? La maggioranza kosovara albanese, nel costituire il nuovo Stato, garantisce una presenza di 10 parlamentari serbi (e 10 appartenenti alle altre minoranze) nel proprio parlamento, oltre a dichiarare di proteggere per legge i diritti dei non kosovari. Ma nel 2004 gli stessi kosovari albanesi devastarono le case e le chiese della minoranza serba, distruggendo anche edifici religiosi che risalivano al XII e al XIV secolo. Il recente arresto di quindici estremisti islamici da parte della polizia serba, costituisce un secondo grave motivo di apprensione per il futuro del nuovo Stato. Sono le manifestazioni di intolleranza musulmana che gettano un’ombra anche sul futuro.
GAZA - Sempre peggio per i non musulmani
- Nella Gaza governata dagli integralisti islamici si è verificato l’ennesimo esempio di intolleranza contro i cristiani. All’alba del 15 febbraio, la sede locale dell’associazione giovanile cristiana (Ymca) è stata data alle fiamme da un gruppo di uomini armati. Secondo i testimoni, le due guardie che presidiavano l’edificio sono state sequestrate da un commando di 14 uomini, i quali hanno poi fatto scoppiare un ordigno incendiario all’interno della struttura, nei locali della biblioteca. Gli assalitori hanno poi rubato un veicolo dell’associazione cattolica. Non ci sono vittime, né feriti, perché l’edificio era vuoto. Le due guardie sono state rilasciate dai sequestratori nella zona settentrionale della Striscia di Gaza. Ma un patrimonio di 10.000 tra libri e cassette conservati nella biblioteca del centro religioso è andato completamente distrutto. La struttura devastata, che conteneva una scuola, un club sportivo e alcune sale per feste e incontri, era frequentata anche dai musulmani. I cristiani di Gaza sono ridotti a una piccola minoranza di 3500 individui e sono sottoposti a una dura pressione. L’episodio più grave risale al 7 ottobre 2007 quando era stato rapito, torturato e ucciso il libraio protestante Rami Khader Ayyad.



