- LA TORTA DELLA TERZA REPUBBLICA
- PARTITO DI PLASTICA, PARTITO DI CARTA
- COREA DEL NORD: CHE BELLA LA VITA NEI GULAG NORDCOREANI!
- PAKISTAN: COME OGNI BUON DITTATORE MUSHARRAF PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO
- AFGHANISTAN E IRAQ: UN ALTRO ESODO: QUELLO DEI PROFUGHI CHE TORNANO A CASA
- AFGHANISTAN: ANCORA TROPPE COSE IN COMUNE TRA IL NUOVO GOVERNO E I TALEBANI
LA TORTA DELLA TERZA REPUBBLICA
Dunque: provate a spiegare all’estero a che cosa sia ridotta la politica italiana. Troverete incredulità, ironia, disorientamento, disinteresse.
Cominciamo da Berlusconi. Ha spiazzato tutti, con il suo nuovo partito dal nome interminabile e impronunciabile ("partito del popolo italiano della libertà o giù di lì"). Solo una boutade? Un modo per spiazzare i suoi mediocri compagni di strada, Fini Bossi e Casini, e trattare direttamente con Veltroni? Se così fosse, e se quella delle primarie del nuovo Ppl non fosse una pura trovata propagandistica, potremmo anche riconoscere che Berlusconi, dopo mesi e forse anni di errori, finalmente ne ha detta una giusta. Ma se da tutto questo scaturisse invece un giro di tango con la controriforma elettorale proposta da Veltroni, allora che tristezza.
Accolta con remissività da Fini, Bossi e Casini, la ambigua proposta di Veltroni suona come un tradimento degli elettori e una campana a morto per la Seconda Repubblica. Perché il mostro tedesco-spagnolo e proporzionalista-maggioritario, che si vorrebbe mettere in piedi, ci riporterebbe al tempo in cui si votava per scelta ideologica, e successivamente i partiti (seguendo del resto la loro vocazione naturale) si mettevano d’accordo spartendosi le poltrone. Lo facevano in Parlamento, è vero: però non in aula, bensì nei corridoi. Un tanto alla maggioranza, un tanto all’opposizione: todos caballeros, tanto pagavano gli elettori. Quanto all’alternanza fra governo e opposizione, neanche a parlarne: proprio come i neocentristi di oggi, da Casini a Dini allo stesso Veltroni, vorrebbero ritornare a fare.
Insomma, rifiutando la controriforma consociativa, Berlusconi, benché isolato, sarebbe tornato in sintonia con gli umori profondi degli elettori (non solo di Forza Italia). Ma se al contrario l’esito sarà il metodo elettorale "proporzionale con sbarramento", in cui tutti si precipiteranno ad arraffare un pezzo della torta offerta dalla Terza Repubblica, allora non ci sarà futuro per nessuno.
PARTITO DI PLASTICA, PARTITO DI CARTA
Che Forza Italia, creato a immagine e somiglianza del leader, fosse un partito di plastica, non è una novità, e tutto sembra indicare che lo diventerà anche il nuovo mediatico Partito della libertà; che il Partito Democratico di Veltroni non si sarebbe mai staccato dal tradizionale partito di tessere della tradizione social-comunista, era una facile previsione. Con queste premesse c’è da temere che il futuro sistema politico italiano somiglierà tremendamente al peggio del vecchio, salvo qualche adattamento alla retorica delle primarie. Ma niente paura: di questo passo non ci sarà un’esplosione del sistema: soltanto una sua lenta, inarrestabile decadenza.
COREA DEL NORD: CHE BELLA LA VITA NEI GULAG NORDCOREANI!
In queste settimane è stata pubblicata l’autobiografia (Escape to the Outside World, fuga nel mondo esterno) di un sopravvissuto all’inferno dei gulag: Shin Dong-hyuk, 25 anni, in libertà da soli ventiquattro mesi. Gli altri 23 anni della sua vita li ha trascorsi in un gulag nordcoreano, isolato dal resto del mondo, torturato, umiliato, educato a spiare tutti, compresi i suoi genitori. La sua colpa: essere figlio di una prigioniera politica arrestata negli anni '70 e detenuta nel "Campo per il Controllo Totale numero 14", riservato ai prigionieri "irrecuperabili" secondo gli standard morali del regime marxista-leninista di Pyongyang. Shin è nato nel gulag nel 1982, ha trascorso la sua infanzia alternando il lavoro a sessioni di critica e autocritica. La sua unica aspirazione era quella di diventare il capo di una squadra di lavoro o di ottenere una "licenza" di qualche giorno per potersi sposare. Tutta la sua esistenza è stata contrassegnata solo da una lunga serie di violenze: le guardie che gli hanno tagliato un pezzo di dito per punizione, la sua nipote violentata e uccisa, giorni e giorni senza cibo tanto da considerare "fortunato" il momento in cui ha trovato tre chicchi di grano nello sterco. Quando aveva 13 anni, sua madre e suo fratello hanno tentato la fuga. Lui è stato arrestato e torturato col fuoco, poi gettato in una cella sotterranea e liberato solo per assistere all’esecuzione dei due familiari "ribelli". Di fronte a un piccolo pubblico di giornalisti attoniti, riuniti per la sua conferenza stampa tenuta a Seul, ha mostrato i segni delle torture e gli effetti dell’isolamento: nel gulag non sapeva nemmeno chi fosse Kim Jong-il, né suo padre (e fondatore della Corea del Nord) Kim Il-sung. E’ bastata la testimonianza di un solo uomo libero per riaccendere la speranza di una vita umana mai conosciuta. Shin Dong-hyuk ha iniziato il suo percorso di liberazione quando ha conosciuto un prigioniero nuovo, un cittadino nordcoreano che aveva tentato la fuga in Cina. Il solo ascolto di questa voce ha reso intollerabile la vita nel gulag e lo ha spinto a considerare la fuga come la prima delle sue aspirazioni. Shin ce l’ha fatta nel gennaio del 2005: è riuscito a scappare dal gulag, a passare il confine e a chiedere asilo politico al consolato sudcoreano di Shanghai.
PAKISTAN: COME OGNI BUON DITTATORE MUSHARRAF PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO
Il presidente Pervez Musharraf ha proclamato lo stato di emergenza, cancellando ogni parvenza di democrazia rimasta in Pakistan. Benazir Bhutto è agli arresti domiciliari dal momento della proclamazione dello stato di emergenza. Il suo rivale di sempre Nawaz Sharif si è coalizzato con lei contro il presidente/dittatore. I due leader sono stati rivali per tutti gli anni '90. Sharif governò fino al 1993, quando l’allora presidente Ghulam Ishaq Khan sciolse le camere e nominò un governo di transizione. Gli succedette Benazir Bhutto fino al 1997, quando Sharif tornò ad essere primo ministro, pur contestatissimo dall’opposizione. Sharif, conservatore, divenne famoso per aver ordinato l’esecuzione di test nucleari, in risposta a quelli condotti dall’India (governata dai nazionalisti indù) del 1998. La mossa di Sharif fu accompagnata dall’introduzione di leggi straordinarie che limitarono fortemente la libertà di impresa e i diritti civili in Pakistan. Nel 1999 fu proprio il governo Sharif ad essere rovesciato dal golpe militare di Musharraf. Il 15 novembre, a otto anni di distanza da quella crisi che pose fine alla traballante democrazia pakistana, il presidente/dittatore ribadisce che le elezioni si terranno all’inizio di gennaio. Ma alle sue condizioni: infatti Musharraf ha nominato ad interim un nuovo premier, il presidente del Senato Mohammedian Soomro. Il suo incarico è partito da questa mattina, al momento della scadenza del termine dell’attuale legislatura.
AFGHANISTAN E IRAQ: UN ALTRO ESODO: QUELLO DEI PROFUGHI CHE TORNANO A CASA
Un indice del successo delle operazioni della Nato e della Coalizione, rispettivamente in Afghanistan e in Iraq, sono i controesodi dei profughi fuggiti dai loro paesi di origine e ora in procinto di ritornare a casa. In Afghanistan, dalla caduta del regime talebano ad oggi, i rimpatriati sono ben 4 milioni. Il controesodo più massiccio si è avuto nel 2007: dal primo gennaio ad oggi, dal Pakistan sono rientrati 355mila profughi, altri 6500 dall’Iran. Lo ha annunciato il 5 novembre il rappresentante a Kabul dell’Unhcr Salvatore Lombardo, il quale spera in un controesodo ancora maggiore per l’anno prossimo. Anche in Iraq, dove la situazione non è così catastrofica come continuano a ripetere i media "mainstream", per la prima volta dal 2003, migliaia di profughi in Siria stanno rientrando a casa, come conferma lo stesso Ministero dell’Immigrazione di Damasco. In Iraq, da ottobre, si è registrato il più basso numero di attacchi terroristici dell’ultimo anno e mezzo. Grazie a una maggior sicurezza, riprende per molti la speranza di ricostruirsi una vita in quella che era la peggior dittatura del Medio Oriente.
AFGHANISTAN: ANCORA TROPPE COSE IN COMUNE TRA IL NUOVO GOVERNO E I TALEBANI
Il 23 ottobre un funzionario dell’ambasciata afgana a Berlino è stato licenziato in tronco per aver commesso "l’imperdonabile errore" di aver invitato un diplomatico israeliano a un ricevimento. "La partecipazione di un funzionario israeliano ad un evento all'ambasciata afghana in Germania è stata frutto di un errore tecnico compiuto da un impiegato politico della nostra ambasciata", ha dichiarato Sultan Ahmad Baheen, portavoce del Ministero degli Esteri. Il quale ha rincarato la dose, spiegando che: "La politica della Repubblica islamica dell'Afghanistan è chiara: non riconosciamo il regime israeliano. Il governo afgano e i suoi rappresentanti politici non hanno relazioni politiche con questo regime". C’è da chiedersi a cosa sia servita la liberazione dell’Afghanistan dai Talebani: da un punto di vista culturale e politico è cambiato ben poco, evidentemente. C’è da chiedersi anche che cosa abbiano fatto gli italiani nella loro opera di ricostruzione del sistema giudiziario del Paese dell’Asia meridionale, viste anche le quattordici sentenze capitali eseguite due settimane fa, tra cui quella degli assassini di Maria Grazia Cutuli e dei rapitori di Clementina Cantoni. E il tutto avviene nell’era del governo Prodi, paladino della moratoria sulla pena capitale.
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