lunedì, 06 ottobre 2008

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Date: 2007-07-26 13:58:10
Liberalia N.41

Liberalia - Comitati per le libertà

Newsletter N.41 - 26/07/2007
A cura di: L. Frassi, A. Gazzaniga, S. Magni, O. Sacchelli







CHE COS'E' QUESTA UE

Ma che cos’è questa Europa? Lo si è visto al termine dell’ultimo summit semi-fallito, a Bruxelles. E’ un’organizzazione troppo grande per essere efficiente, troppo divisa per poter contare davvero su scala mondiale, con regole di decisione (l’unanimità) destinate a creare la paralisi continua e a favorire il ricatto di uno stato nel confronto di tutti gli altri . Le velleità della cancelliera Angela Merkel si sono infrante contro il no polacco e l’abile gioco al rinvio del Regno Unito. E’ fallito il progetto di un "ministro degli esteri" che avrebbe dovuto interpretare, come un clown, troppe parti in commedia. E’ fallita, per fortuna, l’idea di imporre a tutti una Costituzione lunga, incomprensibile, incapace di scaldare anzitutto i cuori dei cittadini dell’Unione, e poi quelli esterni che aspirano ad entrare. E’ stato cancellato purtroppo, a causa delle chiusure francesi, il richiamo al sacrosanto principio di concorrenza. Resta dunque un’Europa incapace di svolgere il suo vero, duplice ruolo: garantire sicurezza, libertà personali ed economiche all’interno; offrire un modello democratico di sviluppo all’esterno. Con tanti saluti agli euro-entusiasti dell’allargamento, cominciando da Prodi! Paghiamo tutti gli errori del passato, ma ora dobbiamo porci un grande obiettivo: svincolare l’idea di Europa da quella di centralismo ugualitario; smantellare i protezionismi e il welfare burocratico; puntare sulla concorrenza e la meritocrazia. E, per prima cosa, sottrarre la Ue alla cappa opprimente del "politicamente corretto": questa sì che è una autentica battaglia di libertà. Ripartiamo da qui.



INDIPENDENZA PER IL KOSOVO

Dopo tante guerre e sangue versato, è arrivato il tempo dell’indipendenza per i kosovari. Anzitutto perché il sacrosanto principio dell’auto-determinaziobne dei popoli deve valere anche per loro. Poi perché i diritti altrettanto sacrosanti della minoranza serbo-kosovara possono essere garantiti attraverso una missione di polizia e giustizia dell’Unione Europea, destinata a rimpiazzare quella dell’Onu. Ancora, perché l’adesione della stessa Serbia alla Ue - e in prospettiva quella del Kosovo - devono essere sfruttate, e subordinate alla rinuncia di Belgrado e di Tirana a qualsiasi ingerenza negli affari kosovari. Non da ultimo, sarà utile dimostrare ai paesi a maggioranza musulmana, europei e non, che la religione non conta di fronte alla causa della democrazia e che la Ue non è un "club cristiano" come sostengono gli islamisti.



LA CAMPANA DI VELTRONI SUONA PER LA CASA DELLA LIBERTA'

Preceduta, accompagnata e seguita dall’esultanza della stampa compiacente, la discesa in campo di Walter Veltroni alla guida del futuro Partito democratico ha subito assunto toni mediatici da strapaese. Presto Veltroni verrà paragonato obbligatoriamente a Kennedy, Berlinguer e Martin Luther King (tutti insieme o di volta in volta, secondo le convenienze). Tanto folclore provinciale e strumentale non deve però trarre in inganno: come fa notare giustamente Gianfranco Fini, la scelta di Veltroni cambia la prospettiva politica e impone all’opposizione di rimescolare le sue carte. Non è pensabile, né serio, continuare a rinviare la nascita di un Partito delle Libertà in grado di contrapporsi a quello Democratico; la convocazione di autentiche primarie aperte a tutti (vere primarie in cui si possa mettere in discussione anche Berlusconi, sissignori, non come succede oggi dentro a Forza Italia); la creazione di un governo-ombra dotato di un programma coerente e impegnativo. Se tutto questo non si farà, il "tesoretto" dei consensi approdati al centro destra - più che altro per disperazione -si scioglierà come neve al sole dell’"antipolitica".



CHI HA PAURA DEL REFERENDUM ITALIANO?

A forza di non parlarne, gli apparati di partito e la stampa che li sostiene ci sono quasi riusciti, a far dimenticare ai cittadini italiani il referendum elettorale. Se alla fine mancassero davvero le firme, sarebbe un guaio per tutti noi che non viviamo all’ombra del Palazzo né aspiriamo a raccoglierne le briciole: perché saremmo condannati ai ricatti dei partitini-clientela; perché la partitocrazia si sentirebbe più forte, e autorizzata d’ora in poi a ignorare gli umori dell’opinione pubblica; perché riprenderebbero vigore i nostalgici del neo-centrismo pigliatutto e incollato alle poltrone; perché i radicali dei due schieramenti continuerebbero a condizionare qualsiasi seria azione di riforma e liberalizzazione; perché l’attuale "legge porcata" ce la porteremmo dietro fatalmente sino alle prossime elezioni. I Comitati per le Libertà danno fin d’ora appuntamento a tutti a Milano, il 25 settembre, per far sentire la voce dei cittadini. Non ci illudiamo di aver trovato l’America SOLO perché sosteniamo una riforma elettorale che favorisce la concentrazione in due soli partiti; ma rendere l’Italia un po’ più seria, quello sì che ci piacerebbe contribuire a farlo.



ONU: MA QUALE CONSIGLIO DEI DIRITTI UMANI!

Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha suscitato polemiche già nel giorno della sua nascita, per aver ammesso al suo interno rappresentanti di Stati non proprio rispettosi dei diritti umani dei loro cittadini (quali l’Algeria, la Tunisia, Cuba, la Cina, il Pakistan, l’Arabia Saudita, l’Azerbaijan e la Russia). L’ultima brillante idea di questo organo posto a difesa dei diritti umani è l’assoluzione della Bielorussia e di Cuba da qualsiasi peccato. I due Stati dittatoriali, infatti, sono stati rimossi dalla lista dei Paesi per cui è necessario uno scrutinio speciale sul rispetto dei diritti umani. Gli osservatori indipendenti che hanno stilato i precedenti rapporti sui due casi si sono visti annullare il rinnovo del mandato. Non ci si poteva attendere altro, visto che Cuba è membro del Consiglio e Mosca, stando a quanto riferisce un osservatore indipendente ha protetto la Bielorussia. In compenso lo stesso Consiglio ha condannato Israele (unica democrazia nel Medio Oriente) per violazione dei diritti umani. Ma allora a chi serve il Consiglio?



IRAN: CONTINUANO LE LAPIDAZIONI

Pareva proprio che la comunità internazionale avesse vinto la battaglia contro la lapidazione. Sotto la pressione di Onu, Unione Europea e associazioni non governative come Human Rights Watch e Amnesty International, il regime di Teheran aveva ordinato alle autorità di Takestan di sospendere la lapidazione di due cittadini, un uomo e una donna, condannati per adulterio. Invece il 5 luglio a Takestan, Iran, dopo nemmeno due settimane di sospensione è stata eseguita la sentenza capitale per lapidazione di Jafar Keniani, reo di aver intrattenuto una relazione extraconiugale con Mokarrameh Ebrahimi, undici anni fa. Ora anche la donna, condannata per adulterio, pare abbia i giorni contati. Dunque, di fronte alla rigidità del regime islamico iraniano, anche una pressione internazionale senza precedenti contro la lapidazione ha potuto fare ben poco. E Teheran ha annunciato numerose altre esecuzioni per i prossimi giorni: nella sola capitale saranno impiccati 20 "criminali" arrestati nelle settimane scorse con l’accusa di "molestie sessuali, rapporti sessuali illeciti e atti contrari alla fede". In questo gruppo vi sarebbero anche sei ragazzi accusati di omosessualità, che in Iran è un reato punito con la morte.



TURCHIA: UN DESIDERIO SEMPRE PIU' FORTE DI RAID IN IRAQ

Dal giorno dell’ultimo grave attentato ad Ankara, lo scorso 22 maggio, lo Stato Maggiore turco, sicuro che i colpevoli siano i separatisti curdi, ritiene necessario lanciare nuovi raid contro le posizioni del PKK anche oltre il confine iracheno. Lo aveva ribadito il 26 giugno il generale Yasar Buyukanit, Capo di Stato Maggiore. Ma gli Americani frenano, perché hanno tutto l’interesse a preservare la pace nel Curdistan, unica regione realmente stabile dell’Iraq, nonché il maggior successo della politica di democratizzazione del Paese. Il 27 giugno, il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Sean McCormack, aveva subito gettato acqua sui bollori dei militari turchi: "Un'incursione delle forze armate turche in territorio iracheno non servirà a risolvere la situazione", aggiungendo che: "Capiamo perfettamente la sensibilità del governo turco sulla questione e la volontà delle forze armate di difendere i cittadini turchi contro gli attacchi dei terroristi. E sappiamo che il Pkk è un gruppo terroristico. Ma un'incursione in Iraq non è la soluzione". Attualemente i Turchi mantegnono una forza di 140.000 uomini lungo il confine iracheno. I Curdi denunciano numerosi sconfinamenti, sempre smentiti dalle autorità di Ankara.



AFGHANISTAN: PRINCIPALE BERSAGLIO DEI GUERRIGLIERI TALEBANI: LE SCUOLE FEMMINILI

La guerriglia talebana ha sempre puntato a uccidere i civili più che a colpire i più ostici bersagli militari difesi dalla Nato e dalle forze regolari afghane. Adesso l'oggetto del loro odio sono soprattutto le bambine e le ragazze che "osano" istruirsi. Quando erano al potere in gran parte del Paese, dal 1994 al 2001, i Talebani avevano proibito qualsiasi tipo di istruzione alle donne, private dei più elementari diritti. Dal 2001, invece, circa 2 milioni e mezzo di giovani cittadine afghane sono tornate a scuola e questo ha suscitato l'ira dei guerriglieri talebani. Solo negli ultimi due mesi sono stati segnalati 14 attentati contro istituti scolastici con l'intenzione esplicita di uccidere le allieve. Il Ministero dell'Istruzione di Kabul ha fatto sapere che non ha forze a disposizione per difendere tutti i 9000 istituti del paese. E che deve essere il popolo a "prender parte in modo attivo" alla loro protezione.





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