MEDIO ORIENTE: PIU' REALISTI DEL RE
Questa è l’accusa rivolta alle sinistre americana ed europea dai "compagni" in tutto il Medio Oriente. Mentre i nostri post-comunisti erano in lutto per la caduta di Saddam Hussein, i comunisti iracheni festeggiavano la vittoria contro il dittatore nazional-socialista (leggasi: nazista) arabo. Adnan Hussein, scrittore iracheno di sinistra, scrive che: "L’antiamericanismo è un lusso che non ci possiamo permettere nel Medio Oriente. Accecata dall’odio antiamericano, la sinistra europea sta finendo dalla stessa parte dei nostri fanatici e dei fascisti religiosi". Mentre i nostri pacifisti di sinistra sono andati in piazza più volte contro l’intervento militare israeliano in Libano, la sinistra libanese, compreso il suo storico leader Walid Jumblatt, vede negli Hezbollah il vero nemico da combattere. La nostra sinistra massimalista vede nell’Afghanistan una guerra coloniale occidentale, ma la sinistra afghana riunitasi nel Fronte Popolare (compresi i post-comunisti del partito Parcham), ha accolto le forze della Nato come dei liberatori e ora combattono al loro fianco contro i Talebani e Al Qaeda. Mustafa Kazemi, portavoce della sinistra afghana, si è detto "sorpreso" nel vedere "elementi della sinistra statunitense ed europea chiedere il ritiro, così da lasciare la nostra nuova democrazia priva di difese contro i suoi nemici". Un dissidente comunista iraniano, Parviz Khosravi, sostiene che: "Durante la Seconda Guerra Mondiale, tutti i movimenti di sinistra appoggiavano l’alleanza con le democrazie occidentali guidate dagli Stati Uniti. Oggi siamo in una situazione simile. Le sinistre mediorientali sono minacciate da una versione islamica del fascismo. Un’alleanza con le democrazie occidentali è non solo desiderabile, ma necessaria".
SISTEMA ELETTORALE: PER FAVORE, BASTA CON LE CHIACCHIERE
Il guazzabuglio di proposte sulla riforma elettorale fornirà un eccellente alibi al governo Prodi, nei prossimi mesi. Proprio quello che ci voleva per far dimenticare agli elettori i veri guai e le priorità autentiche del paese; il peso crescente delle tasse che gravano sui cittadini senza un corrispettivo miglioramento dei servizi; la partenza subito abortita delle liberalizzazioni; la politica estera ondeggiante fra anti-americanismo e terzomondismo velleitario. Penoso appare però anche l’atteggiamento delle opposizioni. Anziché puntare sulla compattezza interna alla Casa delle Libertà, varare un governo ombra e scegliere senza incertezze un ritorno al maggioritario, ci si gingilla fra ipotesi contrastanti e si crea disorientamento fra gli elettori. Meglio, molto meglio il referendum che tagli la testa al toro della Prima Repubblica di ritorno: premio di maggioranza per chi arriva primo, divieto di candidature plurime nei collegi. Non è certo un paradiso, ma sempre meglio di questo purgatorio. Chiedetelo ai cittadini, che cosa ne pensano, di un sistema più semplice e maggioritario. Vedrete che cosa risponderanno, a schiacciante maggioranza diranno di sì. O qualcuno ha paura proprio di questo?
USA: DEMOCRATICI E LIBERTARI CONTRO IL CONCETTO DI "GUERRA GLOBALE"
I Democratici vogliono eliminare la voce "Guerra Globale al Terrorismo" dal budget del 2008. Lo ha decretato la Commissione per gli Armamenti del Congresso a guida democratica. D’ora in poi dovrà essere specificata ogni singola operazione e i soldi non dovranno essere genericamente assegnati alla Difesa per dare la caccia ai terroristi. Soddisfatti anche i libertari, che si sono sempre opposti all’aumento delle spese per la difesa e all’indeterminatezza della politica anti-terroristica globale. Ma la proposta dei Democratici non è solo una questione di spese, quanto di filosofia politica: per i parlamentari di sinistra più massimalisti non esiste un pericolo terrorista. Lo dimostra la facilità con cui Nancy Pelosi (che è speaker del legislativo e non dovrebbe gestire la politica estera) si è recata a Damasco per trattare con il regime canaglia di Assad. E nel farlo ha accettato tranquillamente di farsi fotografare in chador, in segno di intesa con gli ospiti. Da quel che si vede, una futura amministrazione democratica sarà sicuramente vicina, politicamente e spiritualmente, alla causa islamica. Una politica di appeasement con l’estrema destra religiosa mediorientale è un vero paradosso, per un partito che si mostra sempre più laicista in politica interna e che accusa il pericolo di una "teocrazia repubblicana" in America a causa delle leggi religiose.
A PROPOSITO. DOVE E' FINITO IL FEDERALISMO?
Era stata una bandiera della Lega, accettata senza entusiasmo da Forza Italia e controvoglia da An. Con il sottinteso di parlarne il meno possibile, farlo passare annacquato e di nascosto. Si è visto con quale bel risultato: il referendum ha visto il trionfo dei vecchi reazionari alla Scalfaro, la festa dei centralismi, degli immobilismi, degli statalismi. E un colpo pesante alla Casa delle Libertà, anche in termini di immagine. E oggi, ecco un’altra bella prospettiva: la Lega che, anziché chiedere il federalismo come valore liberale, se ne serve per giustificare la propria "identità separata" (legge elettorale proporzionale, sistema delle poltrone e poltroncine locali). E’ ora invece che il federalismo, quello vero, incluso quello fiscale, diventi patrimonio di tutti quelli che vogliono preparare il cambiamento: spiegandolo alla gente, soprattutto al Sud, e trasformandolo in patrimonio di tutti, alla pari del sistema dei diritti e delle libertà individuali.
RUSSIA: POGROM CONTRO I GEORGIANI
La Georgia ha denunciato alla Corte Europea per i diritti umani, la massiccia deportazione di georgiani condotta dalla Russia durante la crisi tra Mosca e Tbilisi del settembre scorso. L’incidente diplomatico era scoppiato quando alcuni diplomatici russi erano stati arrestati per spionaggio dalle autorità georgiane. La rappresaglia russa si è scatenata soprattutto contro gente comune: 4600 cittadini georgiani e un migliaio di immigrati sono stati arrestati e rispediti in Georgia in pochi giorni. Di questi, almeno due sono morti a causa del duro trattamento ricevuto. Anche i cittadini russi di origine georgiana non furono lasciati in pace dalla furia governativa: i loro conti correnti furono ispezionati a tappeto e molte delle loro attività furono chiuse. La vita è sempre più dura per gli stranieri in Russia. Dal primo aprile, infatti, sono previste sanzioni pesanti per le attività commerciali che impiegano immigrati. La nuova legge colpisce soprattutto i lavoratori cinesi, caucasici e centro-asiatici. Era stata approvata alla fine dell’anno scorso, dopo il pogrom di Kondopoga, cittadina russa vicino al confine con la Finlandia: 2000 russi avevano dato l’assalto alla comunità caucasica locale (dando fuoco alle loro case e ai loro negozi, provocandone la fuga) per vendicare l’assassinio di due cittadini russi. Il nuovo protezionismo anti-immigrati, di fatto, copre questo atto di razzismo con un manto di legalità.
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