La newsletter dei Comitati per le Libertà
A cura di: L. Frassi, A. Gazzaniga, S. Magni, O. Sacchelli
N.32 - 04/02/2007
1) Base USA di Vicenza: il governo traballa
2) VENEZUELA: Dittatori di tutto il mondo unitevi
3) UE: Donne, razza tutelata
4) STATI UNITI: Libertà economica, meglio l'Uganda dell'Italia
5) GRAN BRETAGNA: Se nasce un razzismo ecologista
1) Base USA di Vicenza: il governo traballa
Si può governare senza avere i numeri in parlamento? E lo si può fare senza avere una maggioranza unita sulla politica estera? La risposta queste due domande è no. Però in quello srano paese che è l'Italia tutto è possibile, o almeno sembra. La Cdl al Senato ha deciso di appoggiare l'ordine del giorno presentato dalla Lega Nord sull'allargamento della base Usa di Vicenza. Una questione delicatissima su cui la sinistra già si era spaccata, fino al punto da costringere Prodi, per chiudere la querelle, a ribadire gli impegni presi, confermando l'allargamento della base. Nel proprio "furbo" ordine del giorno il centrodestra si limitava a sposare la relazione del ministro della Difesa Parisi. Il governo però, timoroso che una simile manovra potesse acuire lo scontro interno alla maggioranza, ha preferito non correre rischi. E così, attraverso il viceministro agli Esteri Ugo Intini, l'Esecutivo ha negato l'ok al documento dell'opposizione. Alla resa dei conti, però, l'ordine del giorno è stato approvato, con alcune astensioni "tattiche" e il voto a favore di alcuni esponenti del centrosinistra. Un duro colpo per la maggioranza, che votando contro in pratica ha delegittimato le parole del ministro della Difesa dimostrando, una volta ancor di più, di non avere i numeri al Senato. Immediata la richiesta di chiarimento da parte del ministro della Difesa. Possibile che il chiarimento arrivi o sia già arrivato quando leggerete questa newsletter. Lo stato di crisi è evidente. Ancora molti nodi devono venire al pettine, specie in politica estera. Una "spada di Damocle" per il governo Prodi. Difficile tirare avanti in questo mondo, sforzandosi di fare finta che le divisioni non esistano.
2) VENEZUELA: Dittatori di tutto il mondo unitevi
"Unitamente al nostro fraterno saluto, che vi mandiamo dalle montagne bolivariane della Colombia, ed alle congratulazioni per una così bella dimostrazione civica di Potere Popolare, vi giungano i nostri auspici di successo e costanza impetuosa ed inclaudicabile nell'importantissima missione di consolidare la rivoluzione bolivariana, per il bene dei popoli che abitano dal Rio Bravo fino alla Patagonia e di quelli del mondo intero!" Questi gli auguri inviati al rieletto presidente Chavez dalle Farc-Ep, gruppo terrorista tra i più sanguinari che da decenni sta mettendo la Colombia a soqquadro. Una gran bella legittimazione internazionale. Molto più importante (e preoccupante) è stata la visita del presidente iraniano Ahmadinejad in Venezuela. Chavez e Ahmadinejad, lanciando lo slogan "morte all'imperialismo" hanno annunciato la creazione di un fondo per finanziare i Paesi che si opporranno agli Stati Uniti. I soldi non mancano: entrambi i Paesi sono membri dell'Opec e possono ricavare grandi somme manipolando il prezzo del greggio. Mondo Libero attento, insomma: la pacchia seguita alla caduta dell'Urss sta finendo. Sempre che sia davvero cominciata.
3) UE: Donne, razza tutelata
Tempi di grandi scelte per gli eurocrati. L'inizio dell'anno è stato segnato da una nuova legge che limita la libertà di sparare fuochi d'artificio. I giochi pirotecnici saranno fortemente regolamentati, divisi in 4 categorie a cui corrisponderanno divieti ai minori di altrettante fasce d'età. Bruxelles ha inoltre deciso di metter mano al portafogli (dei suoi cittadini) e di spendere 60 milioni di euro per la costituzione di un nuovo "Gender Institute" per la tutela dei diritti delle donne. Il nuovo organo burocratico è costituito, per ora, da soli 15 impiegati e la sua sede è ospitata in una delle capitali della nuova Europa: a Vilnius, Lituania. Per quanto riguarda la struttura, niente di scandaloso: ci sono apparati burocratici molto più costosi, soprattutto in Italia. Ma perché tutelare i diritti "della donna" e non, in generale, i diritti individuali? Le donne europee sono considerate ancora come "razza protetta"? Questo modo di interpretare il diritto (il diritto ad accedere a servizi, lavoro e benessere in generale) ricorderà molto da vicino ai Lituani il vecchio diritto sovietico, da cui sono appena usciti.
4) STATI UNITI: Libertà economica, meglio l'Uganda dell'Italia
L'Index of Economic Freedom 2007 (Indice della Libertà Economica) della Heritage Foundation e del Wall Street Journal smonta le tesi classiche dei no-global contro il "turbocapitalismo" internazionale: il tasso di povertà in tutto il mondo (la frazione del reddito medio individuale al di sotto di una certa linea di povertà) è in costante diminuzione negli ultimi trent'anni. A seconda delle linee di povertà che vengono fissate, vi sono da 212 a 428 milioni di persone che sono uscite dalla soglia di povertà.
Le nazioni che si sono maggiormente arricchite sono soprattutto quelle dell'Est e del Sud-Est asiatico. Cina e India, aprendosi sempre più al mercato (la Cina ha anche riconosciuto, da due anni, il diritto di proprietà individuale) hanno cambiato il volto del "Terzo Mondo", avvicinandosi rapidamente agli standard di vita occidentali. Nel corso degli anni '70, quando il mondo era diviso in blocchi ideologici e i Paesi appena decolonizzati cercavano vie di sviluppo fondate su varie forme di socialismo nazionale, la disuguaglianza tra Paesi ricchi e poveri era stagnante. A partire dagli anni '80, al contrario, le differenze si sono gradualmente ridotte, soprattutto grazie alle riforme di mercato nelle grandi società asiatiche e al collasso dell'Unione Sovietica. Piccola e deprimente nota a margine: nello stesso Index, l'Italia, in fatto di libertà economica, risulta solo sessantesima e si è fatta superare dall'Uganda. Però almeno abbiamo battuto il Nicaragua di Ortega!
5) GRAN BRETAGNA: Se nasce un razzismo ecologista
Un documentario semi-sconosciuto sfida l'ecologismo: si parla di una miniera a Rosia Montana, Romania, i cui scavi sono stati bloccati in seguito ad una campagna ambientalista. Il blocco degli scavi ha causato una forte disoccupazione (il 70% della popolazione locale) e ha condannato un'area in via di sviluppo alla recessione. In "Mine your own Business" (mina il tuo lavoro), un minatore romeno, rimasto disoccupato a causa delle proteste ecologiste, spiega come non sia comprensibile un tale odio nei confronti dello sviluppo industriale e del lavoro e viene messo in contatto dai due registi (Phelim McAleer and Ann McElhinney) con gli altri minatori rimasti disoccupati in Madagascar, nonché con i maggiori leader della protesta ecologista. I quali svelano il loro retro-pensiero: un rimpianto ideologico per il passato pre-industriale, l'odio per la nascita di attività capitaliste nei "paradisi" del mondo in via di sviluppo e una mentalità pericolosamente vicina al razzismo per cui i popoli in via di sviluppo devono conservare una "loro" armonia con la natura. Un tempo queste tesi le chiamavamo con un altro nome: razzismo.
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