| La vera lezione del caso Bertolaso |
| Martedì 23 Febbraio 2010 11:48 |
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Abbagliati dallo scioccante interrogativo da talk-show (se la signora in questione fosse una massaggiatrice o una escort) non ci si è soffermati sul grave problema che affiora da questa storia. In Italia esiste un groviglio di leggi che si sovrappongono, si integrano, si elidono; tanti enti con competenze poco delimitate e spesso sovrapposte; procedure di controllo, autorizzazione e verifica largamente farraginose, inestricabili e spesso solo formali e burocratiche. Al punto che, per poter “fare” certe cose, e non solo parlarne, è inevitabile utilizzare il sistema seguito spesso e volentieri dal governo Berlusconi: decreti “ad hoc”, strutture svincolate dalle normali procedure e dai normali controlli. E’ però questa una scorciatoia che si può utilizzare solo in pochi casi d’emergenza: altrimenti diventa inevitabile (sotto qualsiasi governo e in qualsiasi momento) che una simile struttura generi al suo interno in favoritismi, abusi, situazioni opache ed equivoche. La via maestra è quella che i Comitati suggeriscono da sempre: Ciò permetterebbe di raggiungere gli stessi risultati in modo più efficace, trasparente e verificabile, adottando metodi e sistemi tipici di uno stato democratico, moderno e liberale. p.s.: In uno stato retto da principi di efficienza e trasparenza la vera responsabilità di Bertolaso dovrebbe essere non quella di aver ricevuto qualche favore, ma quella di non aver saputo (o voluto) controllare l’operato dei suoi sottoposti e della sua struttura. |

Appena scoppiato il caso del commissario Bertolaso, si sono scatenate le consuete battaglie mediatiche. Gli antipatizzanti da un lato: “è il solito esponente della mentalità di chi è al governo: efficiente di fuori e marcio dentro…”. I sostenitori dall’altro: “la sua sola colpa è di essere efficiente e di essere schierato da una parte…”.