| I cambiamenti cubani e la stampa italiana |
| Scritto da El Guije |
| Sabato 14 Marzo 2009 23:07 |
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In questi giorni su vari giornali sono apparsi articoli sugli attuali cambiamenti politici a Cuba interpretandoli all’opposto di quel che in realtà sta avvenendo. Secondo l’interpretazione dei giornali italiani, le sostituzioni di vari ministri indicherebbero un’apertura riformista della nuova dirigenza capeggiata da Raul Castro. Ma se quelli espulsi erano proprio i riformisti! Va bene che nessuna redazione ha più corrispondenti a La Havana, quindi passi l’ignoranza sugli uomini politici cubani, ma non vi fa sospettare qualcosa quando a sostituirli vengono chiamati dei militari, tra cui due generali? E poi prima di sentenziare dal pulpito delle fandonie, almeno mandate qualcuno sul posto a verificare. E allora avreste trovato che la nuova dirigenza in questi ultimi mesi, ha bloccato e represso tutte le riforme che avevano aperto al commercio privato a conduzione artigianale. Riforme portate avanti proprio da quei ministri espulsi, che tra l’altro, avevano fatto uscire il Paese dalla crisi profonda determinata dalla scomparsa dell’URSS e del COMECON. Ed erano già state abolite le aperture commerciali, sempre di quegli anni, alle aziende europee. Inoltre, la Rivoluzione cubana si era sempre distinta da quelle di tipo sovietico per aver mantenuto, o se si preferisce, tollerato, certi caratteri libertari. Ad esempio a Cuba non si finiva in galera (a parte una breve parentesi negli anni 70) se non ci si uniformava alle indicazioni governative. Adesso si. E questa sarebbe secondo i nostri autorevoli giornali la svolta riformista della dirigenza di Raul Castro? Insomma vi eravate cosi convinti che il cattivo era Fidel, che tutto ciò che viene dopo, lo fate passare per buono, anche se reinstaura un regime di triste memoria. Proprio una buona informazione la vostra! Sulla sponda opposta abbiamo la Rivista “Latinoamerica” che nel suo ultimo numero sostiene orgogliosa che, come loro hanno sempre detto, non è cambiato niente. Naturalmente nemmeno fanno cenno ai cambiamenti sopra descritti. Eppure questi a differenza dei primi dovrebbero essere dei frequentatori del Paese. Dovrebbero essersi accorti dei prezzi impazziti, di alcuni prodotti di largo consumo, come la passata di pomodoro che ha superato i 3 dollari al litro. E si badi bene, che si tratta di un prodotto cubano, non di importazione, il che potrebbe anche giustificare l’incredibile prezzo. La verità è proprio il contrario di quello che è stato scritto in questi giorni. Cioè, io lo facevo notare già un hanno fa, che il ritiro di Fidel aveva scatenato l’ala conservatrice “stalinista” contro l’ala riformista, modernista. Scontro manifestatosi sugli esigui mezzi d’informazione già negli anni novanta col dibattito sulla giustezza o meno di collegare Cuba a Internet. Apparvero ben tre articoli attaccando i promotori del collegamento, che però con l’appoggio di Fidel ebbero la vittoria. Adesso gli sconfitti di allora hanno avuto la la loro rivalsa. Rispolverando tra l’altro la stantia farsesca liturgia della Autocritica, che invece sotto la dirigenza precedente era stata giustamente abbandonata. Il segretario dell’Esecutivo ha dovuto farsi l’autocritica per aver dato troppo spazio al commercio privato e il Ministro degli Esteri per aver aperto troppo alla UE e alle sue aziende. (Dove trovi gli elementi il Manifesto per definirlo anche se tra virgolette “talebano” mi piacerebbe proprio saperlo) Va però anche detto che almeno in un aspetto le cose vanno meglio: nei trasporti pubblici. Grazie agli autobus cinesi Yu Tong e al petrolio proprio e venezuelano non c’è più quella insufficienza asfissiante determinata dalla scomparsa del cosiddetto mercato socialista, ma su alcune linee si svolge quasi come un paese sviluppato. Altri aspetti positivi da segnalare non ne ho trovati. A si, dimenticavo le famose restrizioni abolite. Allora i cellulari li possono contrattare direttamente i cubani, ma dato che il costo della Sim rimane a 60 dollari e mandare un sms all’estero 1 dollaro, quelli che se li possono permettere sono solo coloro che hanno familiari all’estero, cioè gli stessi di prima. Forse i lettori DVD hanno avuto un incremento di vendite ma vale lo stesso dei cellulari, li hanno potuti comprare quelli che hanno le rimesse degli emigranti, dato che costano il doppio di qui e comunque ben 4 o 5 stipendi cubani. Lasciamo poi stare i forni a microonde, dato che stiamo parlando di un Paese in via di sviluppo, dove non esistono cibi precotti da scaldare. Anche la novità della vendita libera di computer è tarocca perché veramente io l’avevo comprato già anni fa quando lavoravo li. Ad ogni modo la domanda da farsi senza dubbio è: il miglioramento dei trasporti pubblici e le finte liberalizzazioni, saranno sufficienti a far prosperare questa dirigenza? Non credo proprio. Quei simpatici di Latinoamerica possono prepararsi fin d’ora con le giustificazioni. In pochi anni saranno travolti dalla propria incapacità di stare nel mondo del 21esimo secolo. Per dirla con le parole di un uno noto scrittore “Y el mundo sigue andando” malgrado loro tentino di riportarlo al 19esimo secolo. Si pensi che un’altra delle misure prese a febbraio è stato un ulteriore taglio al turismo, sopprimendo, unico Paese al mondo, lo sconto ai Tour Operator, che avrà di conseguenza un ulteriore calo delle entrate nelle casse dello Stato da questo settore, già diminuite negli ultimi anni di oltre il 40%. E se poi Obama gli toglie la scusa dell’embargo, dietro il quale nascondono le proprie incapacità, durerà anche meno |

Si sa che la stampa italiana dedica pochissimo spazio alla politica internazionale e meno che mai se non si tratta di un Paese europeo o degli USA. Tanto da ignorare completamente svolte storiche come quelle avvenute negli ultimi anni nel continente americano, che ha visto il passaggio dall’isolamento di Cuba all’isolamento degli USA, concretizzatosi nel documento firmato da tutti i Paesi del continente, escluso due, di condanna dell’ingerenza statunitense negli affari interni della Bolivia. Non sembra poco se si pensa che fino a 10 anni fa Cuba si trovava da sola o al massimo affiancata da un paio di voti contro gli USA, ma i giornali italiani non l’hanno nemmeno rilevato.