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Arbnori, il Mandela dei Balcani
Scritto da Alessandra Nucci   
Venerdì 14 Settembre 2007 00:01

ImageNelson Mandela, celebre per aver subito 27 anni di carcere come oppositore del regime dell’apartheid in Sud Africa, viene ricordato ovunque sui libri di scuola, già da vivo, come un eroe del nostro tempo. Perché, allora, su Pjetr Arbnori (nella foto), che ha subito oltre 28 anni di carcere come dissidente politico sotto la più feroce dittatura stalinista della storia, vige oggi l’indifferenza e il silenzio? Silenzio tombale come quello che avvolgeva il suo paese sotto la dittatura di Enver Hoxha, silenzio tombale come quello che ha avvolto la sua lunga prigionia, e quella di tante altre vittime come lui dell’utopia comunista.
I Comitati per le libertà, che ebbero ospite Pjetr Arbnori in occasione dell’Assemblea generale del 2003, non permetteranno che la sua figura sia dimenticata o sminuita. Coerentemente quindi con la battaglia "Memento Gulag" per l’istituzione di una giornata internazionale della memoria delle vittime del comunismo, dedicano a questo eroe della resistenza anti-comunista il presente spazio del nostro sito, anche ad uso degli studiosi.


Un combattente per la libertà

Pjeter Arbnori nacque a Durazzo, Albania, il 18 gennaio 1935. Orfano di padre, ebbe un’infanzia durissima, in cui fu, parole sue, "più affamato che sfamato". Nonostante ciò, riuscì a finire gli studi di scuola secondaria superiore aggiudicandosi una medaglia d’oro, medaglia che però non gli valse una borsa di studio, e neppure gli assicurò il permesso di proseguire gli studi all’università. Perché? Evidentemente perché già da ragazzino anni aveva iniziato a prendere parte a formazioni di resistenza contro la dittatura di Enver Hoxa.
Finito il liceo, a 18 anni Arbnori faceva già l’insegnante, ma perse il posto nel giro di un anno, per motivi politici. Si mise allora a girare tra le montagne per guadagnarsi da vivere facendo duri lavori agricoli, e allo stesso tempo, di nascosto e utilizzando documenti falsi, si iscrisse alla Facoltà di Filologia dell’università di Tirana. Bruciando le tappe, compì gli Studi per Corrispondenza nella metà dei cinque anni richiesti, e poté così, nel 1960, iniziare a insegnare letteratura. Non per questo però cessò di partecipare alle attività dei gruppi che combattevano la dittatura comunista.
La resa dei conti arrivò già nella primavera del 1961, quando fu arrestato per aver creato, assieme ad altri intellettuali, il partito social-democratico, di cui aveva redatto anche il programma. Seguirono due anni di interrogatori e un processo che si concluse con la condanna a morte, poi commutata in 25 anni di carcere.

Umile ma indomito, in prigione Arbnori continuò la sua lotta, organizzando la resistenza dei carcerati e dedicandosi a mantenere vivo l’intelletto in vari modi. Fra questi c’era la scrittura, effettuata in caratteri piccolissimi, utilizzando i margini dei giornali permessi agli internati, di racconti e di un romanzo destinati in parte, con la fine del regime, a essere pubblicati.
Incapaci di spezzarne il carattere, quando già aveva scontato la maggior parte della pena e cominciava a intravederne la fine, i carcerieri di Arbnori fecero aggiungere alla sua condanna altri dieci anni. La detenzione finì nel 1989: nel gulag aveva passato oltre 28 anni, tutti gli anni del vigore, anni in cui aveva visto morire tanti compagni di lotta e aveva conosciuto buona parte dei martiri della Chiesa cattolica. Arrestato a 26 anni, tornò in libertà che ne aveva 54 compiuti, ma, non domo nonostante le lunghe sofferenze, prese parte subito al movimento democratico di crescente opposizione al regime. Avendo constatato che, nonostante Hoxa fosse morto da anni, "tutta l’Albania era una prigione", partecipò alla manifestazione anti-comunista del 14 gennaio 1990, a Scutari, in cui fu rovesciato il busto di Stalin e nel dicembre dello stesso anno partecipò all’organizzazione di un altro corteo anticomunista che distrusse il busto di Hoxha.
Divenuto Segretario generale del Partito Democratico di Scutari, è stato eletto deputato quattro volte, e due volte, nel 1992 e nel 1996, è stato eletto Speaker del Parlamento.

L’agosto 2007 ha segnato il decimo anniversario dell’azione che portò Pjetr Arbnori alla ribalta dei canali diplomatici internazionali, anche se non sulle prime pagine dei giornali: lo sciopero della fame da lui attuato in Parlamento per protestare contro il monopolio dei media da parte del governo socialista. Passarono molti giorni, Arbnori entrò in coma e il governo socialista gli riservò una stanza del Parlamento, intenzionato evidentemente a lasciare che morisse (per alcuni giorni infatti fu interdetto l’accesso sia ai familiari che ai medici). In alternativa, si parlava con cinismo di rimandarlo a Burrell, il gulag dove era stato internato per metà della vita, e che cinque anni prima Arbnori, allora vice-Presidente del Parlamento, aveva dato ordine di trasformare in un museo. A salvarlo furono le pressioni della comunità internazionale: la fama del "Mandela bianco" riuscì a richiamare l’attenzione dei governi occidentali al problema della libertà di stampa in Albania che, secondo le accuse, ricordava da vicino quella del vecchio regime comunista.
A causa di questa prova di forza, intervenne il Presidente della Repubblica, Rexhep Meidani, il quale portò il Parlamento ad approvare delle garanzie formali dell’indipendenza della stampa, che vanno sotto il nome di "Emendamento Arbnori".

Nei dieci anni trascorsi da questo braccio di ferro, che ha premiato la perseveranza e l’eroica coerenza di Arbnori, la situazione del paese è passata attraverso varie fasi, oscurate nel panorama internazionale da questioni più vistose, come la guerra in difesa degli albanesi del Kosovo e, in seguito, la campagna ormai aperta di alcune fazioni per creare nei Balcani la "Grande Albania". All’interno del paese le grosse questioni sono rimaste la criminalità e il contrabbando, ma in entrambi i campi si dice che la situazione stia concretamente migliorando.
Il problema dell’indipendenza della stampa, garantita sulla carta, nei primi anni dopo la prova di forza di Pjetr Arbnori veniva manipolata con altri "trucchi", arrivando perfino a togliere la luce per oscurare il passaggio di informazioni sgradite. Oggi però anche in questo campo pare vada molto meglio, difatti nessun oscuramento è riuscito a impedire al Partito democratico, il partito di Pjetr Arbnori, di tornare nel 2005 a vincere le elezioni.
A Pjetr Arbnori, morto in Italia di emorragia cerebrale a 71 anni, l’Albania ha riservato i funerali di Stato, presente il Presidente Sali Berisha e piu di 600 persone affluite a Scutari per rendere l’ultimo omaggio al grande statista, all’ex-internato del gulag albanese che non si era mai voluto vendicare, ma che mai aveva rinunciato alla battaglia per la libertà.

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