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Islam non è sinonimo di terrorismo e odio verso l’Occidente. La cosa necessaria, però, è che si dia uno spazio legittimo alle voci oppresse del Medio Oriente e del Nord Africa, consentendo alla parte moderata e democratica del mondo arabo di esprimersi e creare un dibattito costruttivo con l’Occidente. Con questi obiettivi è nata in Italia l’associazione "Arabi liberali-democratici" ed è stato creato il sito www.arabidemocraticiliberali.com.
Questa nuova possibilità per scambiare opinioni e far conoscere aspetti del mondo arabo ancora troppo estranei al nostro paese, si colloca in "un terreno ancora vergine in Italia, dove non ci sono ancora dibattiti a riguardo, a differenza di altri Stati europei come la Francia o il Regno Unito" ha detto Anna Mahjar Barducci, presidente dell’associazione.
"In Italia esiste una comunità musulmana, è un dato di fatto" continua la Barducci. "È giusto conoscerla e dare la possibilità ai giovani, che provengono ormai da una seconda generazione di immigrati, di potersi identificare con un modello positivo". Nel sito internet trovano spazio interventi di intellettuali provenienti dall’area liberale del mondo arabo, che vivono soprattutto nel Nord Africa, ma anche in Europa. Oltre ad articoli di attualità e di politica, sono disponibili sezioni di cinema, letteratura e cucina, per venire a contatto con tutti gli aspetti di questa cultura, e saranno organizzati convegni e forum di cui il primo ad ottobre.
"Queste voci servono a spiegare che ci sono arabi moderati e ce ne sono molti perché dopo l’11 settembre il mondo vede gli arabi soltanto in relazione alle dittature, al terrorismo e a Bin Laden" ha detto nel corso della conferenza Yigal Carmon, presidente del Memri (Middle east media research institute), associazione ebraica con sede a Washington che collabora al progetto di "Arabi liberali-democratici" e che promuove iniziative simili da oltre sei anni.
Una realtà araba liberale e vicina al mondo occidentale si sta già concretamente formando, ha concluso Giuseppe Rippa, segretario dell’associazione: "Lo sviluppo c’è già stato, basta vedere tutti i nuovi media e i piccoli passi avanti a cui i regimi mediorientali si sono dovuti adeguare negli ultimi anni".
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