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Taradash: "Silvio e Gianfranco, ritorno al passato. A destra troppi sospetti: nascerà una federazione"
Scritto da Alessandro Trevisani   
Martedì 11 Maggio 2010 09:53

Marco TaradashTaradash, quali sono le ragioni politiche alla base della nascita di Generazione Italia?
All'origine di questa nuova entità c'è un ritardo nella strutturazione del Pdl, che ormai è nato da più di un anno, ma attende ancora che siano applicate le sue regole statutarie. Il sospetto è quello che il partito del leader sia refrattario a procedure che richiedono tempi lunghi, invece che decisioni di polso. D'altro canto ci sono scossoni interni, per cui ogni mossa di Fini in questi mesi è stata interpretata come un passo verso la scissione.

Da un canto i Promotori della libertà di Michela Brambilla, dall'altro Generazione Italia: non è che Berlusconi e Fini da co-fondatori diventano co-affondatori del Pdl?
Infatti vale la pena domandarsi: che cosa sarà il Pdl? O diventa un partito e si da uno statuto, lo applica, e la leadership diventa contendibile. Oppure si va alla spaccatura, nascono due o più partiti, magari anche partiti regionali, come possono venirne fuori in Veneto, in Sicilia. Oppure, terza e più probabile ipotesi, si fa una federazione di partiti, dove le leadership di Fini e Tremonti non possono soppiantare quella di Berlusconi, perché una successione è impossibile, ma potrebbero fornire all'elettorato più opzioni per prendere posizione. Realisticamente è questo lo scenario, dato il forte livello di sospetti reciproci cresciuto dentro al Pdl.

Cosa devono auspicarsi da questi eventi i Comitati per le Libertà, sostenitori di un cambiamento della legge elettorale nel senso maggioritario, e di una maggiore partecipazione democratica?
L'attuale legge elettorale è assolutamente inadeguata a una società di partiti con regole democratiche. Speriamo di non tornare ai clan che si riuniscono per spartirsi il potere con la proporzionale. L'auspicio è quello di una maggiore competizione e di un ritorno al sistema anglosassone e all'uninominale.

Come da sempre viene chiesto dai Comitati per le Libertà, anche con il saggio di Dario Fertilio “Maledetta proporzionale”. Ma se intanto le elezioni vanno male, che succede fra Fini e Berlusconi? Si mormora che il premier sia pronto a dare la colpa a Gianfranco.
Forse una parte del successo della Lega potrà dipendere dalle posizioni di Fini. Ma non sarà questo il fattore determinante di una eventuale sconfitta. A danneggiare il premier c'è ora la sconcezza dell'inchiesta di Trani. Quanto alla maretta interna al Pdl, tutto si è innescato coi pasticci che si sono fatti a Roma, con la lista del Pdl, che hanno creato disaffezione e scoramento. Ma l'esito del voto non dipende dal dualismo fra Fini e Berlusconi.

Ieri su Liberazione si osannava Fini, leader di una destra “con la quale si può discutere”. Fini, l'uomo della sala di comando della polizia al G8 di Genova, è diventato un leader capace di raccogliere il consenso dei comunisti. Com'è possibile?
Di fondo c'è un elemento di antiberlusconismo che fa mitizzare chiunque crei problemi al premier. Ma d'altro canto c'è sostanza politica: Fini è attento all'evoluzione del centrodestra euroepo molto più di altri leader, basti pensare alla Cdu che in Germania si allea coi liberali, ma da grande peso alle politiche sociali. In Italia c'è uno spazio reale per la crescita di una destra moderna.

Fini ha posto con forza i temi della cittadinanza dei nuovi italiani, delle coppie di fatto e della laicità dello stato: tra il serio e il faceto si è guadagnato il titolo di “nuovo leader del centrosinistra”.
Ma questi temi non devono essere appannaggio del centrosinistra. Fra l'altro la soluzione del problema degli immigrati di seconda generazione non è stata neppure abbozzata. I nati in Italia essere cittadini a tutti gli effetti, devono potersi integrare fin dalla nascita. Non vedo una contrapposizione con le politiche del centrodestra europeo, semmai vedo una forte resistenza e capacità di pressione da parte della Lega, che ha bloccato l'evoluzione della legislazione sull'immigrazione. Ma non potrà continuare a farlo a lungo.

Ci sono oggi ragioni politiche per una sostituzione di Berlusconi con Fini, che non siano di mero stampo anagrafico?
Non ci sono, Berlusconi ha rifondato uno spazio politico-elettorale che stava andando alla deriva nel 1994: la sua opera di consolidamento è stata essenziale. Berlusconi uscirà di scena quando vuole lui, oppure nel momento in cui dovesse commettere un erorre irrimediabile.

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