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Ingegner Angelucci, lo Stato prima promette lo stanziamento di 800 milioni di euro per la banda larga e poi ritira i fondi. Come giudica questa sorta di “tira e molla”?
Lo vedo come un passo indietro per il paese perché la disponibilità di banda larga, anzi larghissima, è alla base di tutto. In Italia attualmente si investe poco in innovazione e quindi la connessione veloce diventa una priorità, o meglio, una condizione necessaria ma non sufficiente. La banda larga senza tutto ciò che ne comporta non dico che sia inutile, perché ci farà vedere meglio la televisione, ma sarebbe molto meglio se venisse data alle imprese e alle istituzioni che da questo punto di vista sono carenti.
Quindi ne fa una questione di strategia e sviluppo
Assolutamente si. Basti calcolare che dei 22 miliardi presenti nel settore dell’information technology italiana, solamente 1 o 2 sono riconducibili al mondo consumer mentre tutto il rimanente è legato al mondo delle imprese e della pubblica amministrazione. Da questi semplici dati si capisce bene come la fibra ottica sia un veicolo fondamentale per le aziende e le istituzioni.
Avete fatto appello al governo per un ripensamento dell’ultima ora. Quali sono le vostre precise richieste?
Più che parlare di appello direi che stiamo premendo sul governo perché non solo sblocchi i fondi ma compia un passo ulteriore: supportare gli investimenti nell’information technology. Questo è un paese che da anni ha un trend negativo di spesa nel settore, spendiamo circa il 35% in meno rispetto alla media europea. Tra le diverse conseguenze bisogna valutare anche la perdita di posti di lavoro qualificati. Abbiamo ben il 30% di laureati che lavorano nell’innovazione e ora il 9% di loro si ritrova a spasso. In ogni caso la situazione al momento è stagnante e per uscire da questo pantano chiediamo maggiore attenzione al modo in cui il paese si confronta con l’utilizzo delle tecnologie avanzate.
Gianni Letta sembra proprio del parere contrario perché in merito ai fondi non erogati ha detto che “la crisi ha spinto il governo a riconsiderare le priorità”. Ne deduco che non siete considerati come tali nell’economia italiana.
Rispondo che qualunque tipo di supporto dato al nostro settore funziona due volte e mezzo in più che in quello automobilistico. Siamo il quarto comparto industriale in Italia con 380.000 addetti. Non solo ma, numeri alla mano, l’IT è il triplo del tessile, della moda e del chimico. Qualunque tipo di incentivo alle nostre aziende o alla rottamazione del software, oltre a fare bene all’Italia dal punto di vista dell’occupazione, funziona pure due volte e mezzo meglio.
Solo colpa dei governi o qualche responsabilità l’avete pure voi?
In effetti dobbiamo fare un po’ di autocritica. Come settore siamo sempre stati abituati a fare le cose richieste senza davvero prendere coscienza delle nostre potenzialità. Nell’ultimo anno e mezzo, andando a fondo, abbiamo scoperto di essere parte integrante dell’industria italiana. Ora la nostra sfida è far capire al paese che esiste un made in italy tecnologico che è una ricchezza ne più ne meno come l’alimentare o la moda. Le nostre eccellenze sono da valorizzare.
Provo a riassumere: non riconoscendo nella maniera opportuna la vostra importanza, l’economia italiana non potrà decollare. Un concetto estremamente importante per il sistema paese
In un certo senso si. Come dicevo, si parla poco del nostro settore ma siamo un’industria vera e propria perché in tutti i prodotti che nascono oggi c’è una forte componente IT. Esiste infatti una filiera di parte immateriale che è industria vera e propria. Tutti i modelli di simulazione delle nano scienze sono software, penso ai radar, per non parlare poi del settore automobilistico: lo sa che le centraline elettroniche dei veicoli non funzionerebbero senza i software dell’information technology?
In effetti lo scopro ora. Dunque, a maggior ragione, risulta obbligatorio un parallelo tra i vostri obiettivi e la reale situazione del paese. Nonostante le eccellenze, l’innovazione e lo sviluppo, i servizi all’avanguardia per i cittadini restano davvero pochi
Per quanto riguarda la situazione venutasi a creare con questi finanziamenti non è corretto pensare che si sia negato un servizio solo al singolo cittadino. In realtà il problema è più generale. Faccio un esempio: se una pubblica amministrazione manca di fibra ottica non potrà mai soddisfare 50 domande in contemporanea, il tutto indipendentemente dalla banda di chi si collega da casa. La vera sfida si presenta laddove la connessione si concentra su più utenti e questo paradossalmente non avviene nei grandi distretti industriali. Maggiore connettività e supporto al settore: sono questi i problemi che lo Stato dovrà risolvere al più presto per il bene dei cittadini e dell’economia italiana.
Fonte: www.corriere.it
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