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Dara Hayat, una voce dall'Iran nella morsa della repressione
Scritto da Raffaella Turati   
Giovedì 15 Aprile 2010 15:41

Azadi - Theran“Non sai da qui come è difficile mandare qualcosa contro di loro, basta che usi un nome di uno e subito si capisce. Ci sono tanti modi nel web per aprire la tua posta elettronica”. Sono le parole di Dara Hayat, 40 anni, nome fittizio di un impiegato nel settore energetico, che vuole tenere nascosta la propria identità. Hayat vive a Tehran, e ha cercato di esporre un punto di vista interno sulla situazione in Iran, pur limitato dalla paura di rappresaglie.
Il clima politico iraniano sta precipitando: dopo le rivolte nel 31^ anniversario della Repubblica Islamica lo scorso 11 febbraio, non si contano più pestaggi e arresti “eccellenti”, da Ali Karroubi, figlio di uno dei capi dell'opposizione, Zahra Eshraghi, nipote di Khomeini al regista Jafar Panahi.

La repressione contro il movimento di opposizione è sempre più serrata. È più violenta di quella del 1979? Quanto è estesa la rivolta?
Stavolta la repressione è più feroce, nel '79 le forze dell'ordine non avevano avuto il permesso di usare la forza contro la popolazione. Vanno a cercare gli oppositori dappertutto, anche negli ospedali, oltre che nelle case. I movimenti di protesta non sono stati solo a Tehran, ma in quasi tutte le città iraniane.

Cosa pensa la gente comune della situazione politica? Potrebbe esserci davvero una rivolta popolare estesa?
La gente è disperata, per trent'anni non ha potuto esprimersi liberamente e c'è una grave crisi economica. Mi sento di affermare che più del 70 per cento degli iraniani vivono prigionieri del regime. La mobilitazione popolare è spontanea, non c'è una regia, per cui non è ancora possibile avere un risultato positivo come in una vera rivoluzione.

L'invio di sms ed e-mail per raduni dell'opposizione è ora un crimine perseguibile per legge. Quanto conta l'uso di internet in Iran?
La rete conta abbastanza in una società dove è in atto una censura sistematica dei mass-media; in una tale situazione, internet è stato il mezzo per bypassare questa censura. Qui è peggio che in Cina, perché in Iran nei giorni della protesta sono stati chiusi i siti internet, mentre negli altri giorni sono stati usati dei filtri per limitare o controllare lo scambio di notizie.

Secondo alcuni osservatori esterni, il conflitto che si sta vivendo è il riflesso di una lotta interna tra poteri, con Khatami da una parte e Khamenei dall'altra.
Premesso che Khatami in Iran non ha nessun potere, è vero che c'è un conflitto tra lui e Khamenei. Il popolo dell'opposizione sta sfruttando questo conflitto per rovesciare il governo.

I Comitati per le Libertà sostengono una svolta democratica in Iran. C'è spazio per il liberalismo, in una società come quella iraniana? In cosa sarebbe diversa l'azione politica di liberali come Mousavi, rispetto ad Ahmadinejad?
Adesso, con questa situazione politica, in Iran il liberalismo non ha nessun posto. Mousavi non è mai stato un liberale, durante il periodo in cui è stato al governo (è stato l'ultimo primo ministro in Iran, 1981-89. Nel 1989 fu abolita del tutto la carica con delle modifiche alla Costituzione, n.d.a.). È difficile dire quali potrebbero essere i cambiamenti, positivi o negativi, per la società iraniana. Con una leadership liberale, i rapporti con USA e Israele sarebbero ovviamente migliori, e maggiori le probabilità di pace in Medio Oriente.

Ci sono state pesanti contestazioni all'ambasciata italiana di Tehran, dopo il discorso di Berlusconi alla Knesset. Come sono i rapporti tra Italia e Iran, quali gli interessi economici?
I rapporti con l'Italia e con gli altri Paesi europei sono sempre stati buoni. Dall'Italia, l'Iran ha sempre comprato tecnologia, informatica e know-how, oltre a macchinari di vario tipo, soprattutto nel campo edile e dell'ingegneria civile: gru da costruzione, scavatrici, bobcat, camion per il trasporto dei detriti e anche strumenti per la coltivazione. L'Italia da noi acquista idrocarburi.

Si è creata ulteriore tensione con l'Italia dopo l'arresto di alcuni iraniani per traffico d'armi, il 3 marzo scorso. Tra loro c'è anche Hamid Masoumi Nejad, giornalista della redazione italiana di Irib, la tv iraniana.
Era mio amico qui in Iran, è una brava persona e le sue notizie erano sempre veritiere. Prima lavorava per “Iran Air”, poi ha cambiato mestiere ed è diventato giornalista. Non mi sembra una persona che farebbe qualcosa contro il movimento verde, e neppure uno coinvolto con i mafiosi in Italia. Pare che l'Italia stia prendendo una nuova posizione verso l'Iran. Quanto a Hamid, in Iran giornali e televisione ne hanno parlato solo i primi giorni, hanno detto tante bugie e ora non se ne parla più. Non hanno mai parlato del fatto che è coinvolto in un traffico di armi, hanno riportato soltanto che, secondo il governo italiano, lui con un gruppo mafioso ha partecipato a dei furti, forse di armi, appunto, con un elicottero (secondo alcuni giornali iraniani, Masoumi Nejad avrebbe fatto rivelazioni su uno scandalo di corruzione, n.d.a.). Non sappiamo cosa sta succedendo veramente, ma tutti quelli che lo conoscono sono rimasti a bocca aperta per queste accuse assurde.

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