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Come primo presidente afro americano degli Stati Uniti, aveva già il suo posto nella storia. In questi giorni Barak Obama ha consolidato il suo primato, riuscendo dove i suoi predecessori avevano fallito, e cioè nell’approvazione della riforma sanitaria invocata da decenni da più parti. Dei 46 milioni di americani senza assicurazione, 32 otterranno finalmente la copertura per le spese mediche. Da non confondere con l’introduzione del sistema mutua vigente in Italia, la riforma prevede che lo Stato imponga ai cittadini di stipulare un contratto con una società privata, che però – questa la grande novità - non avrà il diritto di rifiutarsi di assicurare chi è già malato o precario, come è avvenuto sinora. Fuorilegge anche i tetti massimi di spesa, mentre per i giovani è prevista una copertura delle spese mediche da parte dei genitori fino a 26 anni. Per l’opposizione repubblicana l’offensiva è già cominciata con l’inserimento di un ostacolo procedurale relativo alla formulazione di due provvedimenti, che ha comportato un nuovo voto alla Camera dei Rappresentanti.
Pubblico e privato, Stato e cittadino: un dualismo che vige anche nel nostro Paese, sebbene in modi completamente diversi rispetto agli Usa. Chiediamo la riflessione del professor Dario Antiseri, filosofo e saggista, membro del Comité de Patronage del nostro movimento, teorico del sistema liberale e del “buono sanità”…
Il fronte conservatore ha parlato di “socializzazione della medicina”, di un ingresso di Marx negli Stati Uniti con un secolo di ritardo. Che cosa ne pensa?
Una vera assurdità! Sono le uscite insensate di tanti americani che io definisco ‘anarchico-capitalisti’. Pensi a Friedrich von Hayek, il più grande liberale del secolo passato e tra i più illustri economisti del Novecento, ipercritico nei confronti dell’economia pianificata: qualcuno di questi signori sostiene che sia un socialista… bè, se Hayek è un socialista, allora lo è anche Barak Obama. L’Europa ha sempre attaccato gli Usa su due punti: la sanità e la pena di morte. Sono convinto che Obama abbia agito in modo lungimirante.
La riforma di Obama non cambia il fatto che il cittadino debba rivolgersi a un’assicurazione privata, ma adesso lo tutela contro gli abusi. La salute è un bene o un diritto?
Sono questioni che secondo me sanno un po’ di ideologia. E’ effettivamente un compito umano primario venire incontro a chi soffre. Detto questo, come già sostenevano Einaudi e Hayek, non si possono negare le necessarie funzioni dello Stato, anzi: la competizione è ovunque possibile. Per quanto riguarda la sanità, deve poter possedere due anime, quella privata e quella statale. Se il privato non riesce, lo Stato deve poter intervenire. Per esempio, nel 1946 io ero in prima elementare: se non ci fosse stata la scuola statale per tutti, a quei tempi non mi sarei potuto permettere un’istruzione primaria. La vera questione non è se la salute sia un bene o un diritto, ma capire il ruolo delle istituzioni nelle dinamiche dei cittadini.
Il fatto che negli Usa la salute sia oggetto di mercato non rientra forse nel concetto protestante che ognuno debba fare da sé? Noi abbiamo una mentalità diversa, legata a principi cattolici…
In realtà, credo si tratti di un principio di ragionevolezza. Sostanzialmente è un concetto liberale, interconfessionale, che vale anche per i cattolici. Basti pensare al movimento cattolico di Micheal Novak, teologo, politologo, teorico dell'economia e studioso di scienze sociali statunitense. “Che il singolo possa fare da sé”, dunque, ma, dove non può arrangiarsi, intervenga lo Stato. Se ad esempio si verifica un’alluvione, spetta allo Stato, non al privato di intervenire.
Dobbiamo smetterla di pensare che il liberalismo sia contro la solidarietà. Anche Hayek, nella sua opera “Legge, legislazione e libertà”, ha scritto pagine ammirevoli sulla solidarietà. Secondo la sua visione, la grande società, cioè la società capitalistica, può essere solidale con tutti coloro che non riescono ad ottenere una vita dignitosa nel mondo dell’economia di mercato. La società può essere solidale perché ne ha i mezzi, perché è ricca; ma aggiunge anche che lo deve, perché ha spezzato i vincoli di solidarietà del piccolo gruppo. E allora, come principio della democrazia e come principio di umanità, la grande società può e deve essere solidale.
Come giudica la situazione italiana in merito?
In Italia c’è un gran lavoro da fare, il governo di centrodestra che dovrebbe essere liberale sta attualmente facendo cose illiberali. Per esempio, la legge elettorale per cui ‘quattro caligole’ nominano un Parlamento intero. Oppure il fatto di aver bloccato i talk show: è un segnale di paura, di debolezza. Einaudi diceva che il tratto della democrazia è il diritto di discutere, per tutti e sempre. Michael Novak sostiene che competere significa cercare assieme la soluzione migliore in modo agonistico e teorizza una società in cui economia di mercato, democrazia e pluralità non siano in contrasto, ma diano origine a profonde sinergie.
Io non disprezzo la sanità e la scuola pubbliche, ma credo che entrambe vadano salvate dallo statalismo. Quello statalismo cieco e ottuso contro cui combattono personaggi come Vladimir Bukowski, fondatore dei Comitati delle libertà. Io come liberale ho difeso il buono scuola così come il buono sanità, cioè un bonus che il cittadino spende in un ospedale o un altro a sua scelta, pubblico o privato che sia. Perché la competizione democratica è la più alta forma di collaborazione: così come la scienza nasce dalla competizione tra idee, la democrazia germoglia dalla competizione tra i partiti e l’economia di mercato dalla competizione nei commerci. Scienza, democrazia e mercato si basano sulla libera competizione di idee, che porta a uno sforzo di miglioramento in tutti i settori.
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Il vero obiettivo della legge, come hanno espresso il Presidente, il suo direttore del bilancio Peter Orszag, il consigliere speciale di questi Ezekiel Emanuel ed altri, è di ridurre la spesa sanitaria che, stando alle menzogne dell'amministrazione, sarebbe la principale causa dei problemi fiscali negli Stati Uniti, mentre si continua a regalare trilioni di dollari al settore finanziario.
La portata dei tagli chiesti dagli esponenti della Casa Bianca citati arriva al 30% della spesa sanitaria per gli anziani ed i disabili, spese che ritengono superflue. Il ddl prevede tagli di 500 miliardi di dollari dai pagamenti 'Medicare' agli ospedali, alle case di riposo ed altri fornitori di servizi.
I mezzi per stabilire quali spese sanitarie siano "inutili" vengono indicati nel ddl, ed includono strumenti di taglio al bilancio quali la Ricerca sull'Efficacia Comparativa. La filosofia sottostante a tale ricerca è identica al punto di vista dei nazisti, secondo cui alcune vite "non meritano di essere vissute" perché i costi delle cure o anche del solo sostentamento sarebbero troppo alti.
Un altro strumento per stabilire quali cure consentire e quali negare è la creazione di una Commissione Indipendente per il 'Medicare', una giuria di esperti simile a quella creata da Hitler e nota come 'Tiergarten 4', che deciderà quale assistenza sanitaria pagare e quale no. Gli esperti, nominati dal Presidente, usurperebbero i poteri che finora spettavano al Congresso. Un esempio sinistro della direzione in cui vanno i tagli è la decisione della 'Preventive Services Taskforce' che recentemente ha raccomandato una drastica riduzione delle mammografie.
I bersagli principali dei tagli alla sanità sono gli anziani e i malati gravi. Il Presidente Obama stesso ha espresso la filosofia di base dichiarando che non è sicuro che sia stato giusto da parte di 'Medicare' pagare l'anca artificiale di sua nonna (e nessun giornale e nessuna televisione ha dato questa agghiacciante notizia).
Lungi dal ridurre il settore privato, il piano Obama rafforza il potere delle HMO e delle compagnie farmaceutiche sulla sanità, garantendo loro profitti e potere. Chiedo semplicemente di poter scrivere queste atteso che le informazioni pervengono dal famoso economista statunitense Lyndon LaRouche.
Laura Lodigiani
Giornalista
Comitato per la libertà nella costituzione -Firenze