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Cosa cambia con Bersani segretario?
Sebbene in veste di oppositore, avevo apprezzato il progetto di Veltroni relativo ad un partito di vocazione maggioritari. Ho apprezzato questo disegno, fatta eccezione per la folle alleanza con Di Pietro, che ha causato guasti enormi. Il problema è stato che il discorso di Veltroni a Torino non ha avuto alcun seguito. Evidentemente, nei fatti, Veltroni stesso ha dimostrato di non credere a ciò che aveva detto in quella occasione. La strada da lui indicata all’epoca, a mio avviso, era quella da seguire. Quanto a Bersani, invece, bisognerà vedere cosa sarà in grado di fare. Posso dire, però, che sin da adesso c’è qualcosa non condivido: un’alleanza che si configura in negativo contro la figura di Berlusconi, piuttosto che in positivo, proponendo un progetto concreto per il futuro del Paese. Il rischio è quello che si ritorni ad alleanze così larghe, da far presagire un ritorno al “caravanserraglio” di Prodi. Tra l’altro, adottando questa strategia, non si sono accorti di aver favorito la fuoriuscita di Rutelli dal PD, il quale, per aver maggior peso, ha preferito smarcarsi e costituire una propria formazione.
Quali sono i limiti di questo nuovo PD?
Secondo me esistono dei limiti notevoli in questo nuovo progetto, anche se riconosco sia ancora presto per esprimere un giudizio definitivo. Per il momento i fatti non lasciano ben sperare in termini di alleanze politiche, dai toni fortemente antiberlusconiani. Sembra anzi ci sia una gara a chi sia più antiberlusconiano e non è questa la logica ideale, tale da mettere in grado il centrosinistra di fare quel salto che ne faccia un’alternativa credibile, capace di una proposta autonoma al Paese. Infatti, quello che crea una mancanza di equilibrio in Italia è l’assenza di una proposta “tout court” alternativa a quella di Berlusconi e del centrodestra.
Bersani riuscirà a portare il PD fuori dalla crisi che lo attanaglia?
Dubito che questo accada, ma se riuscisse a fare qualcosa in questo senso, allora, ben venga, perché io non sono per il “tanto peggio, tanto meglio”, sono favorevole al fatto che anche il centrosinistra elabori una posizione in grado di costituire una reale alternativa, capace di svolgere un’effettiva azione di opposizione, che si deve qualificare in un sistema di alternanza, cioè come governo potenziale in attesa. Tutto questo significa essere molto costruttivi, cosa che invece non ravviso. Non vedo un disegno alternativo, anche relativamente alla proposta economica di Tremonti, che può essere giudicata un po’ troppo attendista secondo alcuni aspetti. Anche la maggioranza di governo avrebbe bisogno di essere stimolata da un’opposizione capace di contendere il consenso del Paese sulla base di proposte, di una capacità costruttiva, che invece non c’è.
È possibile mettere assieme uomini provenienti da esperienze politiche così diverse?
Ci si dovrebbe qualificare per una proposta che sia in grado di fare i conti con il passato di una certa storia che ha contraddistinto gli eredi del PCI, o quelli della DC dall’altra parte; ma questa cosa non la vedo ancora. Il rischio è che si realizzi un’unità formata esclusivamente su basi di potere o ideologiche di contrapposizione a Berlusconi. Il punto di riferimento avrebbe dovuto essere la proposta di Veltroni al Lingotto di Torino. Attualmente, invece, non hanno fiducia in se stessi e nelle capacità di poter autonomamente conquistare il consenso maggioritario del Paese, senza mettere insieme tanti pezzi, nell’assenza di una proposta politica concreta.
Fino a questo momento il prezzo del PD è stata l’immobilità. Se Bersani dovesse cominciare a prendere decisioni, non si moltiplicherebbero le fughe come quella di Rutelli?
Bisogna giudicare dai fatti concreti, e quindi aspettare un responso dall’evoluzione futura dei fatti, ma questo rischio, indubbiamente, esiste, per il semplice fatto che quando si compiono certe scelte le conseguenze sono inevitabili. Non si è voluta seguire la logica del partito a vocazione maggioritaria e la si è dipinta come una logica isolazionista, ma quella logica, invece, era quella giusta. Ovvio che però, ad una scelta di quel genere sarebbero dovute seguire delle proposte molto forti. Il centrosinistra ha bisogno di una leadership carismatica. Di qualcuno che sia capace di svolgere un ruolo di guida, che sia in grado di fare proposte tali da ottenere il consenso maggioritario degli italiani. Non vedo in Bersani questa capacità. Lui sta cercando di mettere insieme con un collante tante cose diverse e questa operazione riesce solo in una logica non costruttiva, ma negativa.
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