|
Gionata Pacor, lei è un giovane economista e traduttore internazionale. Il suo punto d’osservazione è tedesco, però mantiene forti legami con l’Italia. Qual è la sua impressione riguardo alla lettera inviato da Adriano Teso a un giovane intenzionato a fare politica?
Tutti i giovani che si riconoscono nel destinatario, e vogliono fare politica, dovrebbero leggere questa lettera di Adriano Teso. Mesi fa mi è capitato di sentire un discorso di un politico di lungo corso, che era già stato al governo nella Prima Repubblica. Disse che le persone si buttano in politica per soldi, per sete di potere o per ambizione personale, e si vantava di essere un tipo ambizioso e quindi, a suo modo di vedere, un buon politico. Questo residuo della Prima repubblica, che pure è riuscito ad attraversare incolume la tempesta di Tangentopoli, non ha nemmeno preso in considerazione l’ipotesi che qualcuno si mettesse in politica per “senso civico”.
La Prima Repubblica, insomma, la considera una categoria morale e politica negativa.
Certo. Nella sua lettera Adriano Teso dà al giovane amico dei consigli per metterlo in guardia dalla crudezza della politica, dai tipi come quello sopra descritto, per aiutarlo a lottare per le sue idee e i suoi ideali, dando per scontato che il giovane voglia impegnarsi spinto dal proprio senso civico, dalla volontà di mettersi a disposizione e al servizio del prossimo e del proprio paese, assumendosi le responsabilità di governo della cosa pubblica.
Ora però, nella Seconda Repubblica, c’è di che essere ottimisti?
I giovani che si avvicinano ai partiti con questo spirito si preparino a grandi delusioni: spesso si dice che nella politica italiana le teste “si pesano e non si contano”: significa che nei partiti italiani non c’è democrazia, e i giovani difficilmente troveranno qualcuno disposto ad ascoltare le loro idee, mentre molti si affanneranno a tirarli per la giacchetta, a chieder loro di “fare numero” nella lotta tra le diverse correnti o fazioni.
L’Italia è uguale a tutto il resto del mondo?
Non, non è così dappertutto: nella mia modesta esperienza ho potuto partecipare a dei congressi, giovanili e non, in Germania e a livello europeo, ed ho visto dei sistemi dove ogni persona conta come tale. Tanto per fare un esempio, in Italia sono i vertici di partito che scelgono i leader dei giovani, per affidare loro il compito di organizzare il movimento giovanile. Quando l'anno scorso si doveva scegliere il presidente dei giovani del PD si parlava di una candidatura unica, ossia di una nomina dall’alto. Ci volle la spregiudicatezza di una giovane radicale per costringere il PD a fare le primarie, ma la battaglia contro l’apparato post-comunista era ovviamente improba, e vinse comunque il candidato “raccomandato”.
E altrove invece?
In Germania invece i giovani si organizzano e riescono non solo ad eleggere democraticamente i propri leader, ma persino a far inserire i loro candidati nelle liste elettorali! Mentre in Italia le liste sono fatte da una manciata di persone con una lunga fila di persone fuori dalla porta a chiedere di essere di fatto nominate parlamentare, in Germania l’associazione giovanile riesce ad imporre un giovane ogni quattro-cinque candidati e quindi a far eleggere un giovane ogni quattro o cinque eletti! Questo perché non solo le cariche di partito, ma anche le candidature alle elezioni sono votate democraticamente nei congressi. Non che sia un caso isolato: un giovane parlamentare bulgaro mi disse che nel suo paese se i giovani liberali avessero avuto un eletto in più avrebbero potuto costituire un gruppo parlamentare!
Si potrebbe concluderne che il mondo politico italiano non è un paese per giovani.
Invece, al congresso dei giovani liberali europei (Lymec) ho assistito a delle elezioni davvero democratiche del direttivo europeo, e sono stato io stesso eletto come delegato dei giovani liberali al congresso dell’ELDR (dove ho partecipato come uno dei dieci rappresentanti della gioventù liberale europea mentre, tanto per capirci, il Partito Repubblicano Italiano, membro anch’esso dell’ELDR, aveva diritto a tre delegati). In Italia invece, a tutti i livelli, il rappresentante dei giovani è sempre una pedina nelle mani di qualcuno, un voto utile nei vari direttivi locali o nazionale, e viene nominato perché ubbidisca alle logiche di corrente, magari in cambio di una futura promozione se sarà fedele al suo sponsor.
C’è in giro, da noi, un senso di rassegnazione.
I giovani che vogliono fare politica si ribellino a questa logica. Si organizzino e pretendano di contare in quanto teste pensanti e non in quanto portatori d’acqua a questo o a quel mulino. Pretendano di discutere e di mettere in votazione le loro idee, le discutano tra di loro e le presentino tutti assieme, si facciano forti reciprocamente e si scelgano i propri rappresentanti e leader. Insomma, si conquistino degli spazi di democrazia nel partito, senza abbandonare lo spirito idealista che Adriano Teso vede in loro e senza, come dice lui stesso, accettare imbrogli, illegalità e interessi personali.
L’Italia politica è un paese per vecchi, anzi per grandi vecchi.
Se non ci ribelliamo, in questo paese saranno sempre i grandi vecchi a comandare, con le loro “truppe cammellate” di gente pronta a “fare numero”, con i tesseramenti falsi, con i congressi e le primarie fasulli, con i gazebo messi in piedi solo per avallare scelte già prese altrove.
Noi dei Comitati per le Libertà, come si può vedere qui accanto, sull’home page di Libertates.com, abbiamo lanciato un sondaggio sulla possibilità, da noi sostenuta, di introdurre in Italia le elezioni primarie nei partiti, obbligatorie per legge, per stabilire le candidature. Bene, finora il 93 per cento ha votato a favore; ma occorre che i giovani sappiano che i Comitati per le Libertà si battono anche per loro, non le pare?
Certo. Si ribellino a questo sistema, si incontrino, si organizzino e si mettano in Rete (Internet offre enormi possibilità in questo senso, inesistenti solo fino a cinque anni fa), e conquistino la democrazia a cominciare da dentro i partiti.
|