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Berlino, 9 novembre 1989. Il libro della storia volta una delle sue pagine più tristi
Scritto da Alessio Molteni   
Mercoledì 11 Novembre 2009 14:36

Gianfranco PasquinoProfessor Pasquino, dopo tanti anni, a mente ormai più che fredda, come definirebbe ciò che è successo in quella emozionante nottata berlinese del 9 novembre 1989?
Fu di sicuro un evento epocale per ognuno di noi, soprattutto per tutti gli europei che vivevano nei regimi comunisti dell’Europa centrorientale che si trovavano finalmente liberi potendo scegliere il proprio destino. Con il tempo lo hanno scelto cercando di diventare delle democrazie, ognuno con risultati più o meno alterni, ma comunque ora quei paesi possiamo definirli liberi.
Quel muro era davvero repellente sia per noi che stavano fuori sia per quelli che vi erano costretti. La sua caduta quindi ha consentito di liberare molte energie sia a livello politico ma non solo.

Tra le conseguenze di cui Lei parla prevalgono gli aspetti negativi o positivi?
I pro sono largamente preponderanti rispetto ai contro. Si sono aperti spazi enormi non solamente di sviluppo democratico ma anche di sviluppo socio economico. Di contro è che la democrazia si accompagna spesso al disordine, ai conflitti, alle tensioni, però la convinzione che la caduta del muro abbia potuto produrre qualcosa di buono non li rende comunque un contro. Sicuramente l’ aspetto negativo della faccenda riguarda quei molti che, avendo avuto una vita totalmente assicurata anche se grama, si sono ritrovati a doversela guadagnare in maniera molto diversa da prima. Questo è stato un fattore delicato, non facile, che ha portato qualcuno di loro ha trovare la via d’uscita dell’immigrazione.

Lo scacchiere internazionale, con una Russia risorta a ruolo di potenza, appare per certi tratti poco diverso rispetto a quello pre-1989. E’ cambiato tutto per non cambiare nulla?
No, la Russia è risorta sufficientemente forte ma al suo interno non è in nessun modo stabilizzata. E’ sotto il controllo di un autocrate e dei suoi amici oligarchi che rimangono tali e molto ricchi finché Putin magari non decide diversamente. Credo la Russia non sia risorta del tutto perché ha delle sacche di povertà notevoli ed in ogni caso non avrebbe la potenza a livello economico per contrastare gli Stati Uniti. Putin, al momento, ha imparato che per restare come attore politico protagonista sulla scena mondiale deve servirsi delle politiche energetiche.

Posto che la Russia non è più la potenza di prima, allora su cosa si basa l’ordine internazionale in questo momento?
Dobbiamo pensare che se vogliamo un ordine mondiale bisogna prima che venga stabilizzato. Dopo 8 anni di amministrazione Bush, ora gli Stati Uniti hanno capito la necessità di aprire su più fronti dei tavoli di negoziazione, ovviamente con qualche difficoltà. Ad esempio, la terza superpotenza, la Cina, è una protagonista difficile da gestire perché si trova in una situazione di regime probabilmente totalitario che risulta ricco di tensioni al suo interno. Fino ad ora sono state controllate un pò con lo sviluppo un pò con la repressione ma se pensiamo al Tibet o alla minoranza musulmana degli Uiguri questo complica molto l’idea di un ordine mondiale.

Secondo molti nostalgici lo scenario precedente comprendeva solo due grandi giocatori che attuavano una sorta di “drole de guerre”. E’ davvero il caso di dire che si stava meglio quando si stava peggio?
Magari noi non avevamo problemi ma c’erano almeno 200 milioni di europei che stavano male e fra questi includo i russi, molti dei quali continuano a non stare bene. Era comunque una situazione eccezionale nella storia perchè mai il mondo era stato così garantito da un equilibrio come quello del terrore. Questo credo sia bene ricordarlo perchè se per caso una delle due superpotenze avesse sbagliato a schiacciare un pulsante ci saremmo trovati tutti sulle ceneri di uno scontro nucleare.

Certo che però ora tra “Cindia”, Paesi in via di Sviluppo e terrorismo la situazione sembra assai meno agevole. Più protagonisti ma meno punti di riferimento.
Adesso siamo nella situazione in cui l’ordine è difficile da garantire ma proprio per questo ci sono delle zone dove si può pensare di passare alla democrazia. Le opportunità sono più grandi oggi di allora perché prima era tutto congelato. I cecoslovacchi non potevano scegliere la strada verso la democrazia perché venivano repressi con la presenza dei carri armati del Patto di Varsavia e l’indifferenza inevitabile degli Stati Uniti.

Una curiosità, ricorda dove si trovava e quale fu la sua prima impressione appena appresa la notizia della caduta del muro?Non mi ricordo dov’ero esattamente quel giorno, ho provato a ripensarci, posso però dirle dov’ero il 13 agosto 1961, quando hanno iniziato a costruirlo. Può essere interessante?
Assolutamente sì. Frequentavo un college internazionale vicino a Bordeaux con molti studenti provenienti da tutta Europa, compresi quelli tedeschi. Fu un evento davvero straziante perché si rendevano conto di essere capitati in una situazione dolorosissima: per loro la Germania orientale e Berlino est erano comunque Germania. Il muro provocò uno straordinario dolore non solo per loro ma anche per tutti gli europei di allora.

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