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Adriano Teso: "Posto fisso: va bene, ma la crisi?"
Scritto da Francesco Garozzo   
Mercoledì 04 Novembre 2009 11:19

Adriano TesoAdriano Teso è un imprenditore, a capo di Ivm, gruppo leader nel settore delle vernici per legno. Da anni impegnato in politica, dalla creazione nel 1984 del mensile ‘Pagina’, diretto da Giampiero Mughini ed Ernesto Galli della Loggia, fino alla fondazione del Polo Liberal – Democratico di dieci anni dopo e alla carica di Sottosegretario di Stato per il lavoro nel biennio ’94-’95. Ha creato l’Istituto Bruno Leoni e fa parte del consiglio direttivo dei comitati ‘Libertates’.

Teso, il ministro Giulio Tremonti ha fatto l’elogio del posto fisso, unico modo per garantire un progetto sicuro di vita sociale e familiare. Un’ ovvietà?
“Non c’è dubbio che in qualsiasi settore la sicurezza e la garanzia di un posto di lavoro stabile rappresentano un valore aggiunto. Sia per i lavoratori che per le stesse aziende. Però c’è un rischio”.

Quale?
“Che dietro questi slogan si nasconda un’ipotesi dirigistica e culturale sbagliata: non bisogna mai dimenticare, soprattutto in un periodo di crisi come questo, che il mondo va da tutt’altra parte. Anzi, è già da un’altra parte”.

Quindi è d’accordo con il presidente di Confindustria Marcegaglia, quando dice che “la cultura del posto fisso è un ritorno al passato”…
“Certo. Ma mi sorprende anche un altro dato politico. Queste parole arrivano dal ministro di un governo che si era detto pronto ad effettuare politiche liberali. Tutte promesse disattese. Cosa molto grave, visto che secondo me da questa crisi si esce solo con massicce dosi di liberalismo.

Qualche esempio?
“Penso soprattutto a riforme strutturali: infrastrutture (porti, ferrovie e strade per trasporto merci); massima flessibilità del mercato; riduzione del costo del lavoro per le aziende; eliminazione di enti pubblici inutili, a partire dalle Province; gestione seria della ricerca scientifica; rivoluzione della giustizia amministrativa. Certo, mi rendo conto che tutto questo non si ottiene con la bacchetta magica, ma chi governa dovrebbe mandare almeno un segnale di coraggio per le aziende. Ne hanno bisogno: ottobre 2009 ha segnato un calo del 6% che, aggiunto al – 25% dell’anno scorso, fa davvero preoccupare”.

E per chi è vittima della flessibilità selvaggia?
“Ad ogni cittadino che ha perso il lavoro lo Stato deve garantire sussidi adeguati, questo è logico. Bisogna farlo attraverso un potenziamento degli ammortizzatori sociali e una regolamentazione delle diverse tipologie di lavoratori disoccupati. Senza però creare la figura del disoccupato di professione. Voglio dare un ultimo consiglio a chi sta al governo”.

Prego…
“I ministri la smettano con le battute facili e pensino ad interventi seri per la crisi. Hanno fatto bene a realizzare interventi contingenti, ma adesso basta: le rottamazioni non servono più”.

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