|
Prof. Ortolani, il presidente Obama ha lanciato un allarme sulla catastrofe climatica. Allarmismo o reale pericolo?
Possiamo dire che la linea politica dell'amministrazione Bush aveva puntato sull'Iraq e quella Obama si concentri sulla questione del clima, niente di più, a mio avviso. Credo che il Presidente americano abbia dei problemi interni e per questo tenta di distogliere l'attenzione su queste questioni, facendo leva sull'argomento del clima.
Il cambiamento climatico paventato è una conseguenza dell'inquinamento atmosferico?
Il cambiamento climatico attribuito all'uomo, può essere studiato alla luce degli ultimi 150 anni. Raccogliere dati in questo lasso di tempo, però, non ha molto senso se non si studia la questione tenendo anche conto del passato. Se i climatologi non leggessero gli indizi che rimandano ad epoche precedenti, il loro studio non avrebbe senso. Certo, utilizzando solo le analisi effettuate tenendo conto esclusivamente degli ultimi 150 anni si vede che l'uomo produce più gas, aumenta la temperatura, cambia il clima ed alla luce di tali dati sembra che esistano una causa ed un effetto. Il problema è che questo periodo si innesta nell'economia di un cambiamento climatico che era già iniziato anni prima. Quindi c'è tutta un’evoluzione naturale che non viene assolutamente conosciuta, perché dietro il rifiuto di portarla alla luce esistono dei precisi interessi.
Per quale ragione diffida degli studi dell'IPCC (foro intergovernativo sul mutamento climatico)?
Perché essenzialmente questi studi sono stati commissionati dall'Onu per individuare le responsabilità dell'uomo nel cambiamento climatico. Si tratta di un' impostazione sbagliata del problema. L'obiettivo non è quello di individuare le cause del cambiamento climatico. Si è partiti dicendo che bisognava trovare la responsabilità dell'uomo nei mutamenti climatici. A questo tipo di impostazione, inoltre, manca la multidisciplinarità che consente di analizzare ed individuare tutti gli archivi che consentono di capire in che momento della vita climatica siano inseriti i 150 anni in esame. Studiati da soli, sono 150 anni monchi che non hanno un passato.
I Comitati si battono affinché lo sviluppo coinvolga anche le aree depresse. Trova che il surriscaldamento climatico sia una scusa che utilizzano i “neocolonialisti” per sfruttare le aree più povere?
Le grandi compagnie multinazionali avevano acquistato il diritto di produrre nei paesi tropicali, in cui abbondano le piogge, materiale biologico, cioè massa organica, da utilizzare per fare i biocarburanti, sottraendo quindi la terra, in quelle zone povere, per la produzione di cibo. Il risultato sarebbe stato quello di incrementare il problema della fame in quelle aree per mettere sul mercato carburante non inquinante per i motori. Pare che però questa ipotesi sia stata scartata, per fortuna.
Quali provvedimenti ritiene sia più urgente adottare per contrastare il temuto surriscaldamento del pianeta?
Meno si producono gas inquinanti, più l'atmosfera è pulita e quindi stiamo tutti meglio. Però dobbiamo renderci conto che si tratta di misure antinquinamento e non di criteri che possono modificare la situazione climatica che sta andando avanti con una ciclicità ed un'evoluzione naturale. Se poi fosse vero che sia stato l'uomo a determinare i cambiamenti climatici, allora la responsabilità sarebbe delle nazioni che più si sono industrializzate negli ultimi 150 anni. Le nazioni emergenti come Cina ed India si chiedono quale sia la loro responsabilità in tutto questo. Certo c'è da dire anche che i Paesi più industrializzati hanno interesse a fare di tutto per reperire fondi, in modo da poter acquistare gli strumenti per ridurre le emissioni. Il risultato è che quanto più si è inquinato, tanto più si chiedono soldi pubblici per rimediare. Tuttavia è giusto puntare sulle energie alternative per il bene del pianeta. Però ribadisco che il clima non cambia in relazione a all'inquinamento.
Pensa che, al fine di ridurre significativamente il riscaldamento globale, sia utile che i Paesi Industrializzati aderiscano al Protocollo di Kyoto?
La riduzione dei gas nell'atmosfera va benissimo, ma nel protocollo di Kyoto mancano assolutamente le misure per preparare le aree dove il cambiamento climatico si sta già intensificando e si intensificherà. Bisognerà adottare dei provvedimenti per consentire di vivere a quelle persone già povere. Di questo invece non si parla, si parla solo degli interessi delle nazioni “grasse”. Nelle aree depresse dove il cambiamento climatico inciderà negativamente, bisognerà intervenire per dissalare l'acqua, portare l'acqua potabile laddove tantissime persone ancora non ne possono usufruire.
|
L'esimio professore mi perdonerà, infatti, se ritengo le sue risposte ben poco convincenti (del resto le domande lo erano ancora meno!).
Affermare che esistono dati sul clima dei soli ultimi 150 anni, è una cosa veramente inaccettabile! Esistono sistemi di indagine indiretta (paleoclimatologia) che permettono la raccolta di informazioni ben al di là di questo periodo. Di fatto il professore sembra molto sicuro che l'attuale andamento climatico sia del tutto naturale ed indipendente dall'attività antropica, però non ci spiega quale sia la base scientifica della sua conclusione.
Gli studi (non solo quello dell'IPCC) sono contro di lui.
Ecco un bell'esempio che illustra l'andamento della temperatura degli ultimi 400.000 anni, confrontato con l'andamento della concentrazione di gas serra (CO2). http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/globalwarming/temperature-change.html
E' innegabile che i gas serra influiscano sulla temperatura del pianeta ed è innegabile che l'uomo ne produca in grandi quantità!
Ciò che interessa, oltretutto, non è tanto il valore puntuale ma IL GRADIENTE con cui cresce la temperatura in funzione del tempo e il PARALLELISMO con i dati sui gas serra.
Non esistono, in passato, scenari di incremento altrettanto rapidi, quanto quelli registrati in età post-industriale.
Sarebbe comunque riduttivo pensare al cambiamento climatico, come ad un semplice cambiamento di temperatura atmosferica:http://lwf.ncdc.noaa.gov/oa/climate/globalwarming.html
Certo, gli studi dell'IPCC potrebbero essere fatti meglio, non lo metto in dubbio, ma non è l'unico organo deputato a studiare il clima che sia arrivato alle stesse medesime conclusioni. Mancano invece studi che dimostrino il contrario.